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Attualità

Tanti dubbi sull’omicidio Vassallo: inchiesta tv de Le Iene

Giulio Golia ad Acciaroli per provare a rispondere ai tanti interrogativi sull'omicidio di Angelo Vassallo

Redazione Infocilento
11/10/2019 9:00 AM
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Il caso di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica assassinato il 5 settembre 2010 con nove colpi di pistola, al centro di un’inchiesta del programma di Italia1 “Le Iene”, andata in onda ieri sera.
Il suo omicidio è tutt’ora rimasto impunito. Per questo Giulio Golia, durante l’estate, è stato ad Acciaroli per indagare su questo mistero, ascoltando i familiari, gli amici e l’attuale sindaco, Stefano Pisani. Nelle interviste si ricostruisce il modo di essere e di amministrare del Sindaco Pescatore, ma soprattutto gli ultimi attimi della sua vita. Tanti i punti interrogativi relativi a quel giorno, a quell’omicidio.

Secondo la polizia scientifica, l’aggressore avrebbe sparato con una pistola piccola e facile da nascondere: l’arma non è mai stata ritrovata. Il primo colpo è stato già fatale: gli altri sarebbero stati sparati quasi con rabbia, per infierire sul corpo senza vita. “Hanno sparato allo Stato”, dice l’ex segretario comunale Gerardo Spira.

Secondo qualcuno, qualcosa sarebbe andato storto già nelle prime fasi dell’indagine: “C’era un solo carabiniere e tanti curiosi che stavano a guardare”, racconta Antonio, il figlio di Angelo. “C’era un via vai di gente che andava e tornava mentre il corpo era ancora in macchina”, dicono gli abitanti di Pollica. “La manomissione era molto semplice”, aggiunge il legale della famiglia Antonio Ingroia.

Poi Le Iene rievocano un fatto strano, riportato dal Fatto Quotidiano a otto anni dall’omicidio: i carabinieri si presentato in borghese a casa Vassallo all’insaputa dei pm. “Non risulta che fossero operanti e incaricati delle indagini”, spiega Ingroia. “Non c’è un decreto di perquisizione o un verbale, c’è solo una relazione di servizio, cioè un atto interno. Come minimo è strano, se vogliamo dirla tutta è grave”. Non si sa se quei carabinieri in borghese, ammesso che fossero tali, abbiano portato via qualche documento di Vassallo. Nessuno sa cosa sia successo davvero in quella visita.

L’interrogativo che più fa riflettere, però, è un altro: il giorno dell’omicidio Vassallo aveva contattato Alfredo Greco, procuratore di Vallo della Lucania, chiedendogli un incontro urgente. Aveva scoperto qualcosa? Forse un traffico di droga? “Aveva chiesto il supporto dei carabinieri, ma se ne sono fottuti” dicono gli abitanti di Pollica a Giulio Golia. Il sindaco sarebbe arrivato quasi allo scontro con la stazione, chiedendo perfino l’intervento del comando generale.

Le indagini per anni si sono concentrate su uno spacciatore di origini brasiliane, arrivato da poco tempo a Pollica all’epoca dell’omicidio e con cui Vassallo aveva avuto uno scontro verbale: fu visto ad Acciaroli la sera dell’omicidio, per poi andare in Sudamerica solo due giorni dopo la morte del sindaco. Ma non fu mai trovato nessun riscontro oggettivo: oggi questo spacciatore è in carcere per reati legati alla droga, ma la sua posizione per l’omicidio di Vassallo è stata archiviata ben due volte. Forse è stato un tentativo di dirottare le indagini? Magari dalle stesse forze dell’ordine?

La Iena Giulio Golia ricostruisce alcuni particolari che riguardano proprio i carabinieri: Fabio Cagnazzo, colonnello dell’arma e all’epoca comandante della stazione di Castello di Cisterna vicino a Napoli, “Dopo l’omicidio cercava di capire, raccolse anche alcune deposizioni”, racconta il figlio del sindaco, ma sembra che il colonnello non avesse ricevuto alcun mandato dalla magistratura. “Le immagini le porta a Castello di Cisterna per analizzarle”, sostiene il fratello di Vassallo. “Le dà alla magistratura dopo qualche giorno. È venuto fuori che sempre in quella caserma di Castello di Cisterna c’era Lazzaro Cioffi, arrestato perché era un confidente del clan Fucito”. A oggi, non si sa su quali basi, è l’unico indagato riguardo all’omicidio di Angelo Vassallo.

A distanza di nove anni, le indagini continuano tra mille dubbi e sospetti. “Angelo non può essere un mistero italiano, altrimenti consegniamo al Paese un elemento molto grave: le persone normali possono essere dimenticate. E lui ha invece dimostrato che le persone normali possono cambiare il mondo”, chiude l’attuale sindaco, Stefano Pisani. Clicca qui per rivedere il servizio de Le Iene.

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