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Cilento

Quando San Paolo Apostolo transitò da Agropoli

Il viaggio, il Miracolo dell'Acquasanta, Ercula, le Reliquie, il Turismo Religioso

Ernesto Apicella
29/06/2019 5:09 PM
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Nell’autunno del 59 d.C., a seguito dell’arresto, S.Paolo Apostolo fu imbarcato su una nave diretta a Roma, per essere giudicato dall’Imperatore Nerone. Le tappe del viaggio (Atti 27:1-28:31) furono: partenza da Gerusalemme; imbarco a Cesarea con tappe a Sidone, costa nord di Cipro, Mira di Licia, Cnido, Buoni Porti, Salmone e Lasea a Creta; al largo di Creta la nave incappò in una tempesta e andò alla deriva per 14 giorni, approdando infine a Malta; dopo alcuni mesi, la nave riprese il viaggio, passando per Siracusa, Reggio e, dopo una lunga traversata, Pozzuoli. Da dove fu condotto a Roma. L’Imperatore Nerone, dopo l’incendio di Roma del 64, fece decapitare il Santo presso le Aquae Salviae.

Il Miracolo dell’Acquasanta

Una nostra leggenda narra che durante lo spostamento da Reggio Calabria a Pozzuoli, la nave con l’Apostolo sia approdata nel golfo Agropolese. Durante la sosta, presumibilmente notturna, S.Paolo convertì due bimbi (qualcuno racconta due vergini), che in seguito furono lapidati/e nel luogo che ora porta il suo nome. I corpi furono sepolti dove, attualmente, sorge il Santuario della Madonna dell’Acquasanta. La leggenda è stata giudicata da vari autori non veritiera. Ma dopo la scoperta, effettuata dal prof. Piero Cantalupo nel 1975, del borgo marinaro romano Erculam-Herculia (I sec. a.C.- IV sec. d.C.), nuovi scenari storici si aprono sulla effettiva presenza di S. Paolo ad Agropoli.

Erculam-Herculia

Nella primavera del 1975 il Gruppo Archeologico di Agropoli, con a capo il prof. Piero Cantalupo, intervenne prontamente in località S.Marco, dove era in atto lo scavo per il piano di posa delle fondazioni dell’ennesimo mostro di cemento. Il pronto intervento del G.A.A. documentò la presenza di un borgo marinaro romano, identificato con il toponimo dell’antica Erculam-Herculia. Il borgo marinaro Erculam visse sul litorale di S.Marco, dal I°sec. a.C. al V°sec. d.C. L’economia fu legata per molti secoli al fiume Foce (attuale Testene), che sfociava molto più indietro dell’attuale bocca. L’insabbiamento del porto ed il successivo abbandono di Erculam fece perdere al fiume Foce il suo valore strategico. Scrive il compianto professore Piero Cantalupo nel suo libro “Acropolis” parlando di Erculam: “…nell’area di S.Marco di Agropoli si riscontrano in relazione alle rovine del Vicus depositi detritici, che sono evidenti risultati di fenomeni alluvionali dovuti all’azione torrentizia del vicino Testene”.

La catalogazione dei reperti ritrovati nel 1975, portò alla scoperta delle più antiche e dirette testimonianze Cristiane nel nostro territorio. Una lucerna fittile del IV secolo d.C. sul cui disco compare in rilievo il Chrismon ed una epigrafe funeraria, quasi certamente del V sec. d.C. incisa su di una lastra di marmo.

Le Reliquie

Durante alcune ricerche storiche, che stavo effettuando sulla presenza di San Francesco d’Assisi ad Agropoli, fui attratto da un documento presente nella biblioteca del Museo Diocesano di Vallo della Lucania, fino ad allora mai studiato, che riportava una visita pastorale del 3 Ottobre 1875, di Monsignor Giovanni Battista Siciliani,“Episcopus Caputaquensis e Vallensis”. Monsignor Siciliani documentava per la prima volta l’importante e sorprendente presenza di un“…Ostensorio di legno foderato d’argento contenente le Reliquie di S. Pietro e S. Paolo”, inoltre che ”…su esse (Reliquie dei Santi Pietro e Paolo) esiste il suggello vescovile, mentre le rispettive autentiche (certificati di autenticità) si conservano in luogo decente e nell’esporsi si pongono molti lumi”. Nella visita Pastorale del 9 ottobre 1885, Monsignor Pietro Maglione, Vescovo della Diocesi di Capaccio-Vallo, non menzionava l’Ostensorio contenente le Reliquie dei Santi Pietro e Paolo, dov’erano finite?. Qualche anno fa, una storica famiglia del borgo antico di Agropoli donò alla Parrocchia dei Santi Patroni Pietro e Paolo, delle teche contenenti le Reliquie di alcuni Santi, tra esse c’era un astuccio in metallo contenente due Reliquie recanti la dicitura: “ S.Petri Aposto e S.Pauli Aposto”. Il Reliquiario non mostrando alcun sigillo e non avendo alcun documento di autenticità, veniva esibito ai fedeli con molta cautela e giustificabile perplessità. Domenica 24 giugno 2018, alle ore 10.05, alla presenze del parroco e di alcuni testimoni aprendo il Reliquario, con nostro grande piacere, trovammo all’interno un antico sigillo in ceralacca con stemma, sostenuto da fili serici, il tutto intatto e ben conservato. In seguito, effettuando una ricerche tra gli stemmi delle famiglie nobili del Meridione, accertai che il sigillo recava lo stemma del famoso e potente Cardinale Ruffo di Calabria, ideatore dell’Esercito della Santa Sede (Sanfedista).

Promuovendo il riconoscimento storico-religioso della presenza ad Agropoli di San Paolo di Tarsia, Apostolo di Gesù Cristo e delle Sacre Reliquie dei Santi Patroni di Agropoli, Pietro e Paolo, presenti nell’omonima chiesa patronale, potremmo attivare, nuovi e virtuosi flussi turistici legati nel turismo religioso. Un’azione congiunta di promozione storico, culturale e religioso, ci consentirebbe non solo di recuperare e certificare degli avvenimenti di notevole importanza per la nostra cittadina, ma creerebbe l’opportunità per inserirci nei virtuosi circuiti del turismo religioso ed incrementare quei mesi di bassa stagione (aprile, maggio, giugno, settembre, ottobre), purtroppo negativi per l’economia turistico-commerciale di Agropoli.

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