Un’operazione condotta dai carabinieri del Noe di Lecce ha portato allo smantellamento di un’organizzazione ritenuta impegnata nel traffico illecito di rifiuti tra Italia, Bulgaria e Grecia. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda), ha visto l’esecuzione di sei ordinanze di custodia cautelare che hanno coinvolto imprenditori e operatori portuali attivi nello scalo di Brindisi.
I dettagli delle misure cautelari e i nomi degli indagati
Le autorità hanno disposto diverse misure restrittive per i soggetti ritenuti coinvolti nel sistema illegale. In carcere sono finite 6 persone, tre responsabili di una ditta, dirigenti e rappresentanti, ma anche un 45enne originario di Perdifumo, attualmente irreperibile e titolare di una azienda di trasporto e logistica. Ai domiciliari altre due persone.
Il modus operandi del traffico internazionale
Le indagini, avviate nel gennaio 2024, si sono avvalse di intercettazioni, pedinamenti e videoriprese effettuate tra la provincia di Brindisi e l’estero. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, era stato strutturato un sistema collaudato per smaltire illecitamente rifiuti speciali non pericolosi, tra cui scarti industriali, tessili e frazione indifferenziata provenienti da un impianto brindisino.
Per permettere il trasferimento transfrontaliero, i materiali venivano classificati con un falso codice Cer e accompagnati da documentazione alterata. Questa strategia permetteva di abbattere drasticamente i costi di gestione e massimizzare i guadagni.
Il volume d’affari e il profitto illecito
L’attività investigativa ha permesso di quantificare il vantaggio economico ottenuto attraverso queste operazioni illegali. Il meccanismo avrebbe consentito agli indagati di accumulare un guadagno illecito di circa 278mila euro.
L’ordinanza cautelare è stata emessa dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Dda; le accuse dovranno ora trovare riscontro nelle ulteriori fasi del procedimento.
