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“Forza e libertà. Attraverso Alda Merini”, ecco il nuovo libro della cilentana Ivana Leone

Ecco il nuovo libro di Ivana Leone

Comunicato Stampa
05/02/2019 9:00 PM
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Pubblicato da L’Argolibro, esce il nuovo libro della scrittrice Ivana Leone: “Forza e libertà. Attraverso Alda Merini”.

«Questo saggio rappresenta me stessa, attraverso il mio “grido” di libertà e follia. Non è la prima volta che parlo di follia; già nella mia pubblicazione del 2016, “Anima e follia”, viene fuori questo argomento rivolto sempre alla libertà di espressione attraverso, però, una raccolta poetica. Chi mi conosce bene sa quanto io tenga alla libertà e alla realizzazione personale e quanto sia vicina a quelle donne che spesso hanno paura di lottare per un sogno. Il mio è un invito, a guardarsi dentro, a lottare per ciò che si desidera e si vuole davvero».

Cilentana, classe ’87, Ivana Leone nasce ad Agropoli ma vive a Roccadaspide fino all’età di diciotto anni, quando poi si sposta fuori per studio.

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Con una laurea in Lettere Moderne, la specializzazione in filologia moderna e un master in giornalismo, Ivana decide che i tempi sono fecondi per iniziare a scrivere qualcosa di proprio pugno: nasce così il suo primo libro, “Anima e follia” (2016), una raccolta di poesia che la “inizia” al mondo della scrittura.

Ivana torna, oggi, con un nuovo tomo, in bilico fra il saggio e il testo poetico, dedicato a Alda Merini e, più in generale, alla libertà d’espressione, una sorta di invito alle donne ad “osare”, oltre quelli che sono i limiti imposti dalla società: “Forza e libertà. Attraverso Alda Merini”.

«Questo saggio nasce in seguito al mio trasferimento a Milano. In questa grande metropoli nulla ti è dovuto e tutto ciò che desideri te lo devi sudare. Ancora ricordo il primo giorno in cui ho messo piede in piazza Duomo. Il senso di spaesamento era grande e incolmabile ma la libertà che ho sentito addosso, sulla mia pelle, non si può spiegare a parole. È stato qualcosa di intenso, magico, diverso. Ho immediatamente pensato “Ecco, da qui voglio ripartire, da qui voglio realizzare i miei sogni e devo impegnarmi al massimo”. Ho sentito talmente forte il profumo della libertà che ho pensato immediatamente alla poetessa dei navigli. Eh, si! Proprio lei; nel 2012 ero già stata a Milano per lavorare alla mia tesi di laurea “Il tema della follia nella letteratura italiana” quando all’improvviso ho sentito la “chiamata” di Alda. Mi sono recata lungo i navigli, ho passeggiato nella sua Milano, che purtroppo non sempre l’ha amata, e di getto ho iniziato a scrivere. E così, come un fiume in piena, pian piano è nato il mio nuovo lavoro. Inizialmente ho scritto dei versi dedicati alla Merini ma poi mi sono resa conto che la “signora della poesia” meritasse di più e così mi sono soffermata sulla sua storia di donna, di madre, di moglie e tutte le difficoltà che ha avuto per esprimere se stessa e la sua natura di donna libera».

SINOSSI

Questo saggio rappresenta la mia rinascita. La consapevolezza che la libertà si conquista poco a poco e che bisogna tenersela stretta. Il mio è un “grido” alla libertà delle donne, alla conquista di se stesse e alla propria identità.

In questo lavoro inizio a parlare di libertà attraverso Alda Merini, la poetessa dei Navigli, donna geniale nella sua sana “pazzia”. La poetessa dei navigli era una donna profonda, estrosa, “folle” era fuori da ogni clichè della donna madre e moglie che ama in silenzio, invecchia in silenzio. Lei aveva una luce diversa e parlava scrivendo versi, troppo arguti per il suo mediocre marito e troppo maschili per la sua ipocrita famiglia.

Ho conosciuto Alda una sera di agosto, così, all’improvviso è entrata nella mia anima e ci è restata. In spiaggia leggevo e di tanto in tanto mi fermavo a guardare l’orizzonte e lo scrutavo in lontananza.

Durante la lettura di quei versi mi sono persa tra le mille pagine di un folle libro che ha catturato una parte di me. C’è stata una forte intesa tanto che da quel momento non ci siamo più lasciate. La sento vicina, mi scorre nelle vene e il suo grido di follia è anche il mio. Alda con le sue labbra sempre innamorate, con la sua voglia di essere una donna libera e diversa ha cercato sempre di cogliere la forza e il limite della parola nel silenzio di un’immagine. E per noi cos’è la libertà? Che importanza diamo ad essa? Forse dovremmo iniziare a chiedercelo.

Conoscere la poetessa dei navigli è stato magico e costruttivo; ho trovato un’alleata con cui condividere la mia voglia di esplodere in una società fatta di finti perbenisti.

Alda amava il suo corpo, amava sentirlo e mostrarlo attraverso una calza smagliata, uno strappo della camicia e spesso una vestaglia di tanto in tanto macchiata ma indossata con leggerezza, così come una crisalide rotta esaltava la sua spregiudicatezza.

La cosa più simpatica era che, a volte, ridendo diceva di assumere sul materasso la stessa posizione del bruco di Alice sul fango. La magia di Alda era bella e unica perché non rassicurava nessuno e non difendeva verità assolute. Le interessava viversi così, lontana da qualsiasi convenzione o regola sociale e tutto questo era ed è meraviglioso. E noi? Viviamo come vogliamo? Siamo sicuri che la condizione della donna sia migliorata sotto vari aspetti?

Essere donna, ahimè, ancora oggi non è facile. Spesso veniamo attaccate sul posto di lavoro, non siamo sempre tutelate e veniamo ostacolate nella nostra libertà di espressione. Ad esempio, basti pensare che troppo spesso il fattore maternità favorisce l’uscita dal mercato del lavoro. La nascita di un figlio rappresenta un periodo della vita in cui le donne desiderano chiedere un part-time per poi poter rientrare a tempo pieno senza per questo essere penalizzate in termini di carriera. Nel corso del tempo, il lavoro part-time femminile è cresciuto notevolmente ma solo nella forma di part-time involontario, questo significa che spesso non si tratta di una scelta ma viene subito per mancanza di alternative lavorative.

Quelle alternative lavorative che non permettono di scegliere con libertà come continuare a svolgere il proprio lavoro con passione e dedizione.

Le donne devono avere la possibilità di scegliere, di essere libere.

BIOGRAFIA

Ivana Leone nasce ad Agropoli ma vive a Roccadaspide (un piccolo paese del Cilento) fino all’età di diciotto anni.

Dopo la maturità scientifica si iscrive alla facoltà di Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Salerno e successivamente consegue la specializzazione in filologia moderna.

Dopo il periodo universitario spinta dalla passione per la scrittura si trasferisce a Roma; qui consegue un master in giornalismo dove avrà modo di mettersi in gioco e sperimentare l’arte in tutte le sue forme.

La città eterna, però, si rivelerà, sotto alcuni punti di vista, una delusione tanto che la giovane studentessa deciderà di tornare a Salerno. Qui inizia ad insegnare prima in un liceo scientifico e successivamente in un liceo classico.

Sarà proprio l’ambiente classicista ad aprirle una nuova strada, fatta di passioni ed emozioni. L’insegnamento le arricchirà l’anima tanto da non volerlo più lasciare accompagnato sempre dalla passione per la scrittura. Nel 2016 pubblica la sua prima raccolta poetica, “Anima e follia”, edizioni Largolibro, partecipa a numerosi concorsi portando a casa anche diversi riconoscimenti.

Ma ancora una volta la giovane entra in conflitto con se stessa, Salerno, città del mare dei profumi e dei colori con il passare del tempo le starà sempre più stretta fino a decidere di trasferirsi nuovamente.

Questa volta sarà Milano ad accoglierla.

Con la città lombarda entrerà immediatamente in sintonia come un colpo di fulmine quando ci rapisce l’anima.

Oggi vive e lavora a Milano dove, oltre ad insegnare in un liceo scientifico, svolge varie attività, si dedica alla scrittura e all’arte… E quando qualcuno le chiede com’è Milano? Lei risponde “È come una donna affascinante e misteriosa che si scopre poco a poco e che ti rapisce l’anima”.

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