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Il dramma delle strade, la piazza di Vallo e l’accelerazione della spesa

Ci avviciniamo al 31 dicembre, un momento cruciale per le nostre amministrazioni e per le nostre comunità perché entro questa data devono essere terminati e rendicontati alla Regione Campania i lavori che l’Europa ci ha finanziato con la programmazione 2007-2013. E’ un momento cruciale con un corri corri generale perché senza rendicontazione si perdono i soldi.

Giuseppe Di Vietri
23/10/2015 12:00 PM
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Ci avviciniamo al 31 dicembre, un momento cruciale per le nostre amministrazioni e per le nostre comunità perché entro questa data devono essere terminati e rendicontati alla Regione Campania i lavori che l’Europa ci ha finanziato con la programmazione 2007-2013. E’ un momento cruciale con un corri corri generale perché senza rendicontazione si perdono i soldi.

A questo punto una domanda nasce spontanea: perché mai ancora parliamo di lavori che si potevano iniziare nel 2007 e che dovevano terminare entro il 2013 quando adesso, a fine 2015, dovremmo parlare della programmazione 2014-2020?

Leggi anche:

Vallo della Lucania fuori dai fondi regionali: negligenze burocratiche bloccano lo sviluppo industriale

Questo è successo perché nel Sud Italia abbiamo l’abitudine ad ignorare le opportunità offerte a livello europeo e quindi cosa si è fatto, per evitare che andassero persi i 4,5 miliardi di euro dei Fondi Europei per lo Sviluppo Regionale per la Campania, nel dicembre 2013 la Regione ha emanato questo Decreto per l’accelerazione della spesa, individuando il termine ultimo per presentare i progetti al 2014 e la fine dei lavori al 2015. Il decreto cosa ha concretamente comportato?

Innanzitutto ha comportato che ad oggi già siamo in gravissimo ritardo sulla programmazione 2014-2020. In secondo luogo, leggendo bandi e osservando i risultati dei progetti, mi sono fatto l’idea che questo decreto abbia fatto danni enormi perché gli enti, sollecitati con la formula del ci sono soldi da spendere, presentate qualcosa in fretta in fretta, hanno realizzato interventi improvvisati per l’occasione e avulsi da qualsiasi contesto pianificatorio. E ciò è un male.

E perché è un male? Perché gli interventi non inseriti in un’oculata e corretta pianificazione sono interventi improvvisati, che non s’inseriscono in un disegno organico e che non consentono di valutarne l’efficacia – ossia le conseguenze dell’operazione sul problema oggetto dell’intervento – e l’efficienza – ossia il rapporto tra le risorse impegnate e quanto realizzato.

A tal proposito prendiamo un caso di studio tra quelli finanziati attraverso il decreto di accelerazione della spesa: l’intervento di riqualificazione di Piazza Vittorio Emanuele II di Vallo della Lucania.

Parlare della Piazza di Vallo è oramai diventato stancante ed insidioso perché da un lato il dibattito è stato monopolizzato da argomenti del tutto secondari come le stramaledettissime pietre, la famigerata memoria storica, il diritto o meno di un Sindaco a realizzare un intervento di questo tipo etc. e, dall’altra parte, ogni parola sulla questione è stata additata come strumento di lotta nei confronti del Sindaco trovando così un comodo pretesto per non ascoltare e non scendere mai nel merito degli argomenti avanzati. E, in mezzo a questo muro contro muro, tante persone che in totale buona fede volevano dare il proprio contributo offrendo un punto di vista. Con quale risultato tutto ciò? Lo svilimento della qualità del dibattito e la posizione in secondo piano di aspetti rilevantissimi come, ad esempio, quello del rapporto tra i lavori della Piazza e il Piano Urbanistico Comunale che la Giunta Aloia si appresta ad approvare.

Per di più, oggi, la valutazione della riqualificazione si limita ad una generica e personalissima valutazione di bellezza o meno della nuova Piazza e ciò, pur non essendo di per sé biasimevole, non può costituire la chiave di volta per una valutazione di un investimento pubblico.

Per questo io rivolgo dieci domande al Sindaco, all’opposizione, a chi vorrà proporsi alla guida di Vallo e a tutti i miei concittadini e conterranei, con la volontà di offrire attraverso queste domande uno spunto di riflessione su come possa e debba essere valutato l’agire amministrativo.

I quesiti riguardano i seguenti aspetti: la progettazione, l’organizzazione, la partecipazione, la trasparenza e la gestione e, cosa di non poco conto, non sono le domande che si è inventato Giuseppe di Vietri in un piovoso pomeriggio di Ottobre, ma sono quelle che pone il Nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici del Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica e, credo io, sono domande che dovremmo porci tutti. Oltre a queste ce ne sarà alla fine un’ultima che è squisitamente personale.

Progettazione:

  1. Nella formulazione dell’idea-progetto esiste una chiara identificazione degli obiettivi che si vogliono perseguire e dei bisogni che si vogliono soddisfare?

  1. Come si pone l’intervento della Piazza rispetto al disegno del nuovo Piano Urbanistico Comunale e degli obiettivi della strategia 2007-2013?

  1. Il progetto è stato preceduto da Studi di Fattibilità?

Questi studi comprendono un’analisi del contesto territoriale, economico e sociale in cui l’intervento si colloca?

L’analisi del contesto ha tenuto conto dei soggetti istituzionali, delle attività produttive, degli attori sociali e degli altri soggetti portatori di importanti interessi nell’area sottoposta ad intervento?

Organizzazione:

  1. Vi è stata collaborazione fra i soggetti istituzionali preposti alle diverse fasi di realizzazione del progetto?

  1. Il progetto ha innescato la partecipazione finanziaria di soggetti istituzionali ulteriori e di soggetti privati?

Partecipazione:

  1. Quale è stato il grado di coinvolgimento di professionalità esterne durante le varie fasi del progetto?

Il progetto ha attivato sinergie all’interno del territorio anche attirando know how?

  1. Per valutare il grado di coinvolgimento dei soggetti non istituzionale interessati all’esito del progetto, come è stata la capacità degli enti responsabili dell’opera di sviluppare confronto, partecipazione e sinergie specifiche con soggetti non istituzionali portatori di interessi rispetto all’opera in questione?

Ad esempio è stata data possibilità di presentare proposte di modifica nella fase di approvazione? Vi è stata promozione di incontri per l’approfondimento e diffusione delle tematiche relative al progetto? Si è parlato con i commercianti al fine di organizzare un crono programma dei lavori che tenesse conto delle loro esigenze?

Trasparenza:

  1. E’ stata predisposta la possibilità agli utenti di monitorare e valutare l’intervento? Quale grado di accessibilità è stato fornito ai cittadini verso i dati e verso le informazioni riguardanti i lavori? Sul sito del Comune sono presenti tutte le indicazioni utili che riguardano i lavori (come ad esempio il progetto definitivo, il cronoprogramma o le indicazioni su viabilità e parcheggi)?

  1. E’ stato predisposto un sistema di automonitoraggio e autovalutazione al fine di monitorare/valutare il grado di successo dell’opera? Sono i risultati visibili e disseminati a beneficio dell’utenza, stakeholders e valutatori esterni?

Gestione:

  1. Le attività poste in essere hanno soddisfatto i bisogni e realizzato gli obiettivi che erano stati prefissati?

Ecco infine la mia domanda personale:

Premesso che questa è adesso la piazza più bella del mondo, visto che i Fondi strutturali 2007-2013 prevedevano tra gli obiettivi quello della accessibilità e dei trasporti e visto che da questo punto di vista siamo ai piedi di Pilato, non era forse prioritario investire questi 5 milioni di euro presentando un progetto sulla strade e, perché no, magari presentare un unico grande progetto per le strade del Cilento da parte di tutti e gli 80 Comuni del territorio al posto di fare 80 piccole baggianate?

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