Un colpo di spugna su oltre tre lustri di veleni e congetture. Il Gup del Tribunale di Salerno ha riscritto la geografia dell’inchiesta sull’omicidio di Angelo Vassallo. Il dispositivo parla chiaro: non luogo a procedere per Fabio Cagnazzo. L’alto ufficiale dell’Arma, che per anni ha occupato il centro di una tempesta mediatica e giudiziaria arrivando a conoscere la durezza del carcere militare, esce di scena prima ancora che si apra il dibattimento.
La decisione del giudice ha recepito integralmente il lavoro della difesa, rappresentata dai legali Ilaria Criscuolo e Agostino De Caro, stabilendo l’assoluta inconsistenza degli elementi a carico del colonnello. Un ribaltamento radicale rispetto alle tesi che, solo due anni fa, avevano portato alla misura cautelare in carcere.
La posizione del colonnello Fabio Cagnazzo
Cagnazzo, in questo contesto, era finito sotto accusa in particolare per i presunti tentativi di depistare le indagini. Una serie di elementi che lo avevano fatto finire al centro dell’inchiesta, anche su suggerimento di alcuni pentiti, la cui attendibilità è stata messa in discussione. Per il colonnello era arrivata anche la sospensione da parte dell’Arma, poi riabilitato dal Tar.
Processo al via: i nomi che restano sul banco degli imputati
Se la posizione di Cagnazzo viene archiviata, la giustizia non si ferma per gli altri protagonisti di questa torbida vicenda cilentana. Il Gup ha infatti stabilito che il processo per l’omicidio del “Sindaco Pescatore” dovrà proseguire per Lazzaro Cioffi, l’ex brigadiere già coinvolto in altre inchieste sul narcotraffico a Caivano, e per l’imprenditore di Scafati Giuseppe Cipriano. Per loro, il rinvio a giudizio è ufficiale.
Percorsi alternativi, invece, per le restanti figure Romolo Ridosso (l’ex collaboratore di giustizia affronterà il giudizio con il rito abbreviato) e Giovanni Cafiero (pur restando imputato, dovrà difendersi esclusivamente da accuse legate al traffico di droga).
Il nodo dell’attendibilità: il monito della Cassazione
In attesa che le motivazioni della sentenza vengano depositate, appare evidente come il giudice abbia dato peso alle criticità già evidenziate dalla Corte di Cassazione. Il fulcro del proscioglimento risiederebbe nella natura contraddittoria delle testimonianze rese dai collaboratori di giustizia. Un “narrato” che, sotto la lente d’ingrandimento del Gup, non ha retto la prova della coerenza necessaria per sostenere un’accusa di tale portata in aula.
La fermezza del magistrato è emersa anche nel rigetto della richiesta di rinvio dell’udienza, segnale di una volontà precisa di definire immediatamente una posizione — quella di Cagnazzo — ritenuta ormai estranea al materiale probatorio raccolto dalla Procura.
L’amarezza della Fondazione: “Sentenze si rispettano, ma ora vogliamo la verità”
La Fondazione Angelo Vassallo, pur non nascondendo un profondo senso di delusione, ha scelto la via del rigore istituzionale attraverso una nota ufficiale:
“La Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore prende atto della decisione del GUP del Tribunale di Salerno. Una decisione che segna un passaggio importante in un percorso giudiziario complesso e ancora in evoluzione. C’è un sentimento di amarezza, ma le sentenze si rispettano”.
Il sacrificio di un sindaco contro il narcotraffico
Resta, sullo sfondo di un’aula di tribunale, la figura di un uomo che ha pagato con la vita la difesa della propria terra. Le indagini della Procura di Salerno continuano a orbitare attorno a un’unica, tragica certezza: Angelo Vassallo fu ucciso perché si era trasformato in un ostacolo insormontabile per i cartelli della droga.
