Il sistema giudiziario italiano si trova di fronte a una potenziale riorganizzazione che minaccia di colpire anche Basilicata e Vallo di Diano. Il Tribunale di Lagonegro, che oggi conta su un organico di 19 giudici e 5 pubblici ministeri, è finito nella lista degli 87 uffici giudiziari — su 139 totali — considerati dall’Associazione Nazionale Magistrati privi dei numeri necessari per garantire la piena operatività. Una prospettiva che ha sollevato un’ondata di dissenso, guidata dal Presidio Libera Lagonegrese e dal coordinamento regionale di Libera Basilicata.
Un indebolimento dello Stato in un’area fragile
La possibile soppressione del presidio non viene letta come una semplice questione burocratica o logistica, ma come un vero e proprio arretramento delle istituzioni. Secondo Libera, la scomparsa di questo ufficio rappresenterebbe un grave indebolimento dello Stato in un territorio già caratterizzato da profonde fragilità. Dopo la chiusura del Tribunale di Melfi nell’area del Vulture, un ulteriore taglio a Lagonegro costituirebbe un ostacolo critico nella lotta alla criminalità organizzata, specialmente in un’area di cerniera strategica tra Campania, Basilicata e Calabria.
Il rischio di paralisi e l’allontanamento dai cittadini
L’ipotesi di un accorpamento forzato viene rigettata con forza, poiché non è ritenuta sinonimo di efficienza. Al contrario, il timore è che l’unione di più uffici possa allontanare i servizi dai cittadini, facendo lievitare i costi di accesso alla giustizia e rischiando di paralizzare le attività dei tribunali accorpanti, con un conseguente allungamento dei tempi processuali. Il piano di soppressione appare vasto e preoccupante, coinvolgendo altre realtà della macro-area come Matera, Vallo della Lucania, Paola, Lamezia Terme, Crotone e Vibo Valentia.
La mobilitazione delle professioni e delle associazioni
La posizione di Libera trova piena convergenza con gli Avvocati di Lagonegro, l’Ordine dei Commercialisti di Lagonegro e Sala Consilina e la presidenza della sottosezione dell’ANM locale. La richiesta comune è quella di una rivalutazione immediata della proposta, che tenga conto delle peculiarità geografiche di un territorio situato lungo l’asse dell’autostrada A2 del Mediterraneo.
La critica mossa è profonda e riguarda il metodo di valutazione delle istituzioni: “La presenza dello Stato non si calcola solo attraverso freddi parametri numerici, ma si misura con l’effettiva vicinanza ai cittadini. La legalità ha un bisogno vitale di presìdi di prossimità”. Invece dei tagli, si auspica un potenziamento dell’organico per garantire che la giustizia resti un punto di riferimento accessibile e tangibile per tutta la comunità.
