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Cilento

L’identità di Cicerale rivive tra i solchi: al via la semina collettiva del cece presidio Slow Food

A Cicerale si rinnova il rito della semina dei ceci presidio Slow Food. Un'iniziativa che unisce istituzioni, giovani e tradizione per valorizzare il territorio

Di: Redazione Infocilento
Pubblicato il: 10/04/2026
Aggiornato il: 10/04/2026
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Cicerale

Il legame indissolubile tra terra, storia e comunità si è rinnovato ieri, 9 aprile 2026, tra le colline del Cilento. Il Comune di Cicerale ha infatti promosso, per il secondo anno consecutivo, l’iniziativa dedicata alla semina dei ceci, un evento che trasforma il lavoro agricolo in un manifesto di identità culturale. La giornata ha visto la partecipazione straordinaria di Giovanna Voria, ambasciatrice della Dieta Mediterranea, affiancata dai giovani coinvolti nel progetto GOL (Garanzia Occupabilità Lavoratori), a testimonianza di un passaggio di testimone necessario tra generazioni.

Tradizione e saperi antichi: il cuore della produzione locale

Cicerale trae la sua stessa denominazione dal legume che ne ha reso celebre il profilo gastronomico in tutto il mondo. Il cece di Cicerale, riconosciuto come presidio Slow Food, non è solo un prodotto agricolo ma il simbolo di un territorio che ha saputo preservare la propria biodiversità. Durante la mattinata, i partecipanti si sono ritrovati sul campo per eseguire la semina seguendo rigorosamente le pratiche tradizionali. Si tratta di gesti antichi, tramandati oralmente e attraverso il lavoro manuale, che l’amministrazione comunale intende proteggere e valorizzare come asset strategico di sviluppo.

Le dichiarazioni: la voce delle istituzioni

L’importanza dell’evento è stata sottolineata dal primo cittadino, che vede in questa iniziativa un pilastro della coesione sociale locale. «Rinnoviamo un gesto che appartiene alla nostra storia e alla nostra identità», ha dichiarato il sindaco Giorgio Ruggiero. «La semina dei ceci rappresenta non solo una tradizione agricola, ma anche un momento di comunità e di trasmissione dei valori del territorio».

Il coinvolgimento dei giovani rappresenta l’elemento di rottura con l’abbandono delle campagne, trasformando la memoria in opportunità formativa. Su questo punto è intervenuta l’assessora Chiara Valva: «Questa iniziativa è un esempio concreto di come si possa fare valorizzazione partendo dalle radici. Coinvolgere i giovani e tramandare i saperi, significa costruire un legame autentico tra passato e futuro».

Un percorso esperienziale verso la Festa dell’Emigrante

La giornata di ieri non è rimasta un episodio isolato, ma segna l’inizio di un itinerario esperienziale che accompagnerà la crescita del raccolto nei mesi a venire. Il progetto prevede infatti una partecipazione attiva anche nelle successive fasi di raccolta e battitura dei legumi. Il ciclo si concluderà idealmente durante la stagione estiva, quando i frutti di questo lavoro saranno protagonisti di momenti di degustazione collettiva in occasione della Festa dell’Emigrante, chiudendo un cerchio perfetto tra produzione, formazione e promozione del territorio cilentano.

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