Il 25 marzo segna l’anniversario della nascita di una delle figure più affascinanti e controverse dell’epopea napoleonica: Gioacchino Murat. Generale audace, cognato di Napoleone Bonaparte e Re di Napoli dal 1808 al 1815, Murat non fu solo un sovrano amministratore, ma un uomo il cui destino si intrecciò indissolubilmente con le terre del Cilento, tra strategie militari e folgoranti intuizioni paesaggistiche.
L’impronta strategica ad Agropoli: il Castello e il corsaro Barabas
Il legame tra il sovrano francese e la città di Agropoli non fu dettato solo dalla bellezza dei luoghi, ma da precise necessità difensive. Durante il cosiddetto “Decennio Francese”, la roccaforte di Agropoli assunse un ruolo cruciale nel controllo delle coste tirreniche. Un episodio emblematico di questo periodo riguarda il salvataggio del corsaro maltese Barabas.
Mentre quest’ultimo era braccato da una nave da guerra britannica, la guarnigione francese di stanza nel Castello di Agropoli intervenne prontamente. I cannoni della roccaforte aprirono il fuoco contro gli inglesi, colti di sorpresa dalla presenza di un contingente così ben armato, permettendo a Barabas di mettersi in salvo. Questo evento sottolineò l’importanza di Agropoli come presidio strategico nel sistema di difesa del Regno, rendendola un punto nevralgico nelle rotte verso la Calabria.
“Qui non si muore”: l’elogio alla salubrità di Castellabate
Se Agropoli rappresentava il braccio armato, la vicina Castellabate divenne il luogo dell’incanto. È proprio qui che, nel 1811, durante una visita ufficiale per ispezionare le fortificazioni costiere, Murat pronunciò la celebre frase che ancora oggi accoglie i visitatori del borgo: “Qui non si muore”.
Affacciato dal Belvedere di San Costabile, colpito dalla purezza dell’aria e dalla bellezza mozzafiato del panorama cilentano, il Re volle sottolineare l’incredibile salubrità di quel territorio. Quell’esclamazione, rimasta scolpita nella memoria collettiva e oggi celebrata da una targa in Piazza Perrotti, trasformò un’osservazione estemporanea in un vero e proprio manifesto identitario per l’intero Cilento.
La fine di un sogno: da Re a prigioniero
Nonostante il grande affetto che lo legava a queste terre, il destino di Murat si concluse tragicamente poco più a sud. Dopo la caduta di Napoleone e il tentativo disperato di riconquistare il suo trono, la sua parabola si interruppe a Pizzo Calabro. Anche di fronte alla morte, mantenne quel portamento fiero che lo aveva contraddistinto sui campi di battaglia di tutta Europa.
Le sue ultime parole, rivolte al plotone d’esecuzione, restano un testamento di indomito coraggio:
“Soldati! Fate il vostro dovere. Caricate! Mirate al cuore, ma risparmiate il volto!”
Oggi, ricordare Gioacchino Murat nel giorno della sua nascita significa riscoprire un sovrano che seppe guardare oltre le mappe militari, riconoscendo nel Cilento non solo un avamposto strategico, ma una terra benedetta dalla natura e dalla storia.
