Il panorama degli enti locali in Campania delinea un quadro di profonda e persistente sofferenza economica. Secondo l’ultima Relazione al Parlamento della Corte dei Conti, la regione ha attivato complessivamente 292 procedure di crisi finanziaria, coinvolgendo 208 Comuni. Il dato, che comprende 193 dichiarazioni di dissesto e 99 richieste di riequilibrio, evidenzia una criticità strutturale: in ben 69 amministrazioni, tra cui spiccano Ascea, Battipaglia, Eboli e Pertosa, è stata necessaria l’attivazione di più procedure nel corso del tempo.
L’instabilità non accenna a placarsi nemmeno nel primo semestre del 2025, periodo in cui sono state aperte 10 nuove procedure a fronte di sole 6 chiusure. Tra i nuovi dissesti figurano Mondragone, Rocca Romana e Prata Sannita, mentre hanno intrapreso la strada del riequilibrio i Comuni di Arpaia, Campoli del Monte Taburno, Flumeri, Forchia, Mirabella Eclano, Rocca San Felice e Serrara Fontana.
Recidività e inefficienza: il nodo dei riequilibri falliti
Il report dei magistrati contabili mette in luce il fenomeno allarmante della “recidività”. Esistono casi limite definiti critici, come i quattro Comuni oggetto di ben quattro procedure ciascuno: Benevento, Castel Campagnano, Marano di Napoli e Paolisi. Altri dieci centri figurano nell’elenco di chi ha affrontato tre crisi: Casalduni, Caserta, Cerreto Sannita, Dragoni, Montecorvino Pugliano, Napoli, Orta di Atella, Roccamondina, Roccaromana e Summonte.
Un dato particolarmente severo riguarda l’efficacia del piano di riequilibrio finanziario pluriennale. Delle 99 procedure attivate, 49 restano aperte e solo 9 sono giunte a conclusione. Tra i pochi casi virtuosi di chiusura anticipata figurano Casamicciola Terme e Pratella, mentre hanno completato l’iter alla scadenza prefissata Battipaglia, Casaluce, Eboli, Faicchio, Nocera Inferiore, Portici e San Nicola Manfredi. La Relazione sottolinea però un’evidente scarsa efficienza: per ogni Comune che risana i conti, quasi quattro scivolano nel dissesto, come accaduto in 30 casi documentati. Sul fronte dei dissesti totali, ne restano aperti 50 su 193, con 143 chiusure e due sole revoche riguardanti Paolisi e Pietradefusi.
Il caso Capaccio Paestum e le criticità del Salernitano
All’interno del dossier spicca la situazione di Capaccio Paestum, dove la crisi finanziaria si è intrecciata con vicende giudiziarie di rilievo dopo l’arresto del Sindaco nell’ottobre 2024. L’ente ha dovuto formalizzare una procedura di riequilibrio ventennale per far fronte a una massa passiva da ripianare pari a 58.998.407 euro. Le criticità rilevate spaziano dal ritardo nei pagamenti al sottodimensionamento dei fondi rischi. Per tentare il risanamento, il piano prevede misure drastiche come l’aumento dell’imposta di soggiorno e dei parcheggi, oltre al potenziamento della riscossione affidato alla società Advanced System S.p.A.
In provincia di Salerno, la crisi morde anche centri di grandi dimensioni come Cava de’ Tirreni e Scafati, oltre a realtà come Buonabitacolo, Camerota, Capaccio Paestum, Petina e Sant’Angelo a Fasanella. La città di Salerno, pur avendo stipulato un Patto con il Governo per un disavanzo pro capite superiore ai 500 euro, rappresenta un’eccezione tecnica, non avendo mai attivato in passato procedure formali di crisi finanziaria. Tra le nuove entrate del 2024 con popolazione superiore ai 15.000 abitanti viene segnalata anche Somma Vesuviana.
Il dibattito politico e le accuse delle minoranze
Le risultanze della Corte dei Conti hanno innescato immediate reazioni politiche. A Capaccio Paestum, la consigliera Simona Corradino ha espresso una dura critica:
“I consiglieri comunali (anche quelli che hanno duramente criticato Alfieri e i suoi metodi) hanno approvato rendiconto e bilancio che sono figli di quella gestione. Perché anche l’astensione è un voto non contrario”.
Scenario analogo ad Ascea, dove il gruppo di minoranza ha acceso i riflettori sulla mancata risoluzione delle pendenze economiche:
“Ascea è ancora in situazione di criticità finanziaria. Il piano di riequilibrio della posizione debitoria (7,4 milioni di euro) è ancora in istruttoria e non è stato ancora approvato. Non è un problema del passato, è una crisi ancora aperta”.