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Avvento 2025, il messaggio dell’Arcivescovo Bellandi: «Dio entra nella storia, riscopriamo la speranza»

Con l’arrivo del tempo liturgico dell’Avvento, l’Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, Monsignor Andrea Bellandi, ha indirizzato una lettera pastorale alla comunità diocesana. Un messaggio che definisce questo periodo come un tempo forte e umile, un’occasione preziosa per ritornare all’essenziale e al cuore stesso della fede cristiana. La riflessione del presule si concentra sulla natura storica e concreta dell’intervento divino: Dio non abbandona il suo popolo, ma entra nella storia.

Il rinnovo dell’incontro

Nel suo scritto, l’Arcivescovo sottolinea come l’Avvento non debba essere vissuto come la celebrazione di un semplice ricordo, bensì come l’accoglienza di una Presenza che avanza.

A supporto di questa visione, Monsignor Bellandi cita il magistero di Benedetto XVI, ricordando ai fedeli che «all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte». È proprio in queste settimane di attesa che tale incontro è chiamato a rinnovarsi, offrendo una nuova prospettiva esistenziale a chi crede.

La misericordia come cornice dell’Avvento

Il documento pastorale pone l’accento sulla dimensione inclusiva della salvezza. Facendo riferimento all’Udienza generale del 26 novembre, viene evidenziato come il Figlio incarnato riveli il Padre restituendo dignità ai peccatori e accordando la remissione dei peccati.

L’Incarnazione viene presentata come la rivelazione definitiva del volto di Dio Padre, un gesto che non è mai neutro. L’ingresso di Cristo nel mondo rappresenta, infatti, la manifestazione tangibile della misericordia divina che sceglie di scendere nelle ferite dell’umanità. La promessa di salvezza include tutti, rivolgendo uno sguardo preferenziale verso «i disperati, gli esclusi, i lontani».

La condizione del cristiano

Monsignor Bellandi traccia un profilo netto del credente, allontanando l’idea di una perfezione irraggiungibile. Il cristiano viene descritto non come “uno perfetto”, ma come un mendicante, una persona che desidera e che riconosce la propria dipendenza dal Creatore. Attendere Cristo, spiega l’Arcivescovo, significa ammettere che «il cuore non si accontenta». Da qui scaturisce l’invito a vivere questo tempo propizio con il desiderio di una vita più autentica, caratterizzata da rapporti più giusti e da una fede che sia adulta, pensata e vissuta.

Un appello alla carità concreta

La lettera si conclude con una forte esortazione all’azione. L’Arcivescovo invita la Chiesa locale a farsi protagonista di gesti concreti. L’attenzione deve essere rivolta alle categorie più fragili: le famiglie provate, gli anziani soli, i giovani che necessitano di una proposta alta e i poveri che richiedono uno sguardo fraterno. Un pensiero particolare è dedicato ai malati, nei quali Cristo si lascia trovare con urgenza.

«La visita del Signore si riconosce nelle carni ferite dei fratelli», afferma Bellandi, auspicando che l’Avvento 2025 sia per tutta la diocesi un tempo di riscoperta della speranza, radicata in un Dio che non si stanca di visitare la sua Chiesa.

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