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Lockdown in Campania, malumori anche in Cilento: «Non subiremo in silenzio»

Preoccupazione dei negozianti dei piccoli centri per il lockdown: «Questa volta se chiudiamo potremmo non riaprire più»

Di:
Costabile Pio Russomando
Di:Costabile Pio Russomando
Studente universitario, iscritto alla facoltà di Lettere, inizia l'attività di giornalista nel 2013, collaborando con alcuni mensili cilentani e occupandosi dell'organizzazione di eventi sul territorio.
Pubblicato il: 24/10/2020
Aggiornato il: 24/10/2020
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La Campania è scesa in piazza ieri per protestare contro il presidente della Regione Vincenzo De Luca che ha annunciato un nuovo lockdown. Un dissenso diffuso che ha visto manifestazioni a Salerno, Nocera, Cava dei Tirreni e soprattutto Napoli, dove alcuni cortei sono però sfociati in guerriglia. L’impressione, però, è che quanto accaduto ieri non sia la punta dell’iceberg perché anche dalle aree periferiche c’è chi si dice pronto a manifestare qualora il lockdown diventi realtà.

E così pure in altri centri sono pronti a far sentire il loro dissenso ed anche il Cilento non sembra voler accettare supinamente le decisioni della Regione.

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«A marzo abbiamo accettato tutto eravamo spaventati. Siamo stati elogiati per il nostro modo di fare. Ora scopriamo di essere colpevoli di un nuovo aumento del contagio e di dover nuovamente subire restrizioni, mentre la politica come sempre è esente da colpe e responsabilità». Così un commerciante di Vallo della Lucania.

«Non possiamo chiudere, non ora e soprattutto non senza aver avuto garanzie», dice invece un esercente di Agropoli. Gli fa eco un collega: «De Luca chiude e chiede aiuti al Governo? Se vuole chiudere si prenda l’impegno concreto lui di aiutarci». E poi c’è chi annuncia proteste eclatanti: «Chiudere? Ci incateneremo alle nostre attività se dovremo scegliere tra morire di fame e morire di covid».

Il malcontento è tanto e negozianti e titolari di attività di bar e ristorazione chiedono aiuti concreti prima di qualsiasi decisione. Ma dai piccoli centri c’è chi lancia un grido d’allarme ancora più forte: «Nei piccoli paesi le attività commerciali che hanno sopravvissuto in primavera hanno fatto un miracolo, come lo fanno tutti i giorni ad aprire le loro saracinesche. Non so quanti di noi chiuderanno per poi riaprire. Chiudere in maniera generalizzata e senza la certezza di aiuti è facile, ma per noi può essere una cosa drammatica, l’inizio della fine», dice un commerciante alburnino. «Dobbiamo sottostare a scelte che salveranno la politica nascondendone i fallimenti, ma non salveranno le attività. Molti chiuderanno per non riaprire», chiosa il titolare di un bar.

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