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Castellabate, abusi a Licosa, c’è il disseqeustro

Abusi a Licosa, il proprietario dell'area contesta il provvedimento di sequestro. Arriva la decisione dell'autorità giudiziaria

Di: Redazione Infocilento
Pubblicato il: 05/12/2019
Aggiornato il: 05/12/2019
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CASTELLABATE. Abusi a Licosa, accolta l’istanza di dissequestro presentata dall’industriale italo-svizzero Tommaso Casarella per delle opere edilizie realizzate in località Vallone Alto, nella frazione San Marco di Castellabate (leggi qui). Secondo le accuse il proprietario aveva realizzato le costruzioni in difformità rispetto a quanto previsto dai titoli edilizi rilasciati.

Abusi a Licosa: le contestazioni

In particolare era stata contestata la regolarità di una scalinata che collega la proprietà al mare; un’ampia zona pavimentata in pietra, alcune difformità prospettiche di varia natura che avrebbero apportato modifiche sostanziali allo stato dei luoghi in prossimità del demanio marittimo.

Le tesi della difesa

Secondo la difesa non ci sono abusi a Licosa, o quantomeno non tutti quelli rilevati dalla polizia locale. L’avvocato Franco Maldonato, con l’ausilio dei consulenti Bruno Di Cunzolo (architetto) e Raffaele Pascale (geometra), ha contestato il provvedimento ottenendo così il dissequestro dell’area, mantenendo il vincolo solo per un secondo terrazzamento realizzato sul costone lato mare e una scalinata in pietra che raggiunge la costa. Secondo il legale cilentano nel disporre il sequestro si era considerata l’illecita di tutte le opere, compresa la residenza che invece non era affitta da alcuna difformità, di qui il dissequestro di gran parte dell’area.

L’indagine della polizia locale

A portare avanti l’indagine gli uomini della polizia locale con l’ausilio dell’ufficio tecnico in una zona dove esistono vincoli paesaggistici e ambientale. Su disposizione della Procura di Vallo della Lucania, poi, i caschi bianchi avevano apposto i sigilli in considerazione delle opere che stando alle accuse.

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