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Cilento

Omicidio Vassallo: Cagnazzo figura chiave nel depistaggio. Il legale: aveva già fornito tutte le spiegazioni

Il colonnello Cagnazzo, in ospedale dopo l’arresto, secondo il GIP avrebbe avuto un ruolo determinante nel depistaggio delle indagini

Ernesto Rocco
09/11/2024 7:57 AM
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Fabio Cagnazzo

È stato trasferito in ospedale il colonnello Fabio Cagnazzo coinvolto nell’inchiesta del Ros di Roma e della Procura di Salerno sull’omicidio del sindaco-pescatore di Pollica Angelo Vassallo. Ieri, quando i militari lo hanno raggiunto, ha accusato un malore ed è stato deciso che fosse opportuno trasferirlo nell’ospedale militare piuttosto che in carcere.

L’avvocato Ilaria Criscuolo, legale del colonnello, intanto prova a respingere le accuse: “Nei mesi scorsi – ricorda il legale parlando con l’ANSA – il colonnello Cagnazzo si è recato dai pm salernitani e ha sostenuto un interrogatorio fiume durato ben dieci ore durante le quali ha fornito tutte le spiegazioni”. Criscuolo mostra anche perplessità sulla misura cautelare in carcere.

La ricostruzione della Procura

Diverso il parere del gip di Salerno, Annamaria Ferraioli. Cagnazzo sarebbe una figura chiave. Lui avrebbe depistato le indagini approfittando del suo ruolo.

Un piano ben pianificato secondo le ricostruzioni. Dopo l’assassinio il colonnello avrebbe iniziato ad avere un rapporto di amicizia con la famiglia, tanto da promettere di trovare il colpevole del delitto.
La sera del 5 settembre, inoltre, Cagnazzo si sarebbe anche costruito un alibi: aveva organizzato una cena al ristorante da Claudio, di proprietà proprio del fratello di Angelo e presso il quale lavorava anche la moglie del sindaco.

Da subito, soprattutto, avrebbe iniziato a puntare l’indice contro Bruno Humberto Damiani, piccolo spacciatore che era stato ripreso dalle telecamere di sicurezza del tabaccaio che lui mandò ad acquisire a Castello di Cisterna e non consegnò in procura. Video che secondo gli investigatori sarebbero stati manomessi.

Cagnazzo avrebbe fatto tutto da solo: l’altro militare, Lazzaro Cioffi, che pure aveva trascorso l’estate ad Acciaroli, non si faceva vedere in giro. A lui Cagnazzo avrebbe chiesto di sparire subito dopo l’omicidio. Lo conferma anche il testimone Eugenio D’Atri (compagno di cella di Romolo Ridosso, altro arrestato per il delitto): «Ridosso mi ha detto che dopo l’omicidio, Lazzaro Cioffi sparì dalla circolazione su ordine di Cagnazzo, a cui toccava il compito di dare inizio al depistaggio delle indagini».

Le indagini sul caso vanno avanti e non senza difficoltà. Il GIP rivela il clima di omertà e diffidenza che aleggia sul territorio e che rende difficili le ricostruzioni. Al momento sono quattro le persone ritenute coinvolte. Se tra di loro c’è anche chi ha aperto il fuoco non è ancora stato accertato. Neanche l’arma del delitto è mai stata trovata. Intanto questa mattina sono previsti gli interrogatori di garanzia.

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