Nella solennità dell’Annunciazione, 25 marzo, rivive il rito delle croci sulla collina della Civitella, tra fede, natura e tradizione, un appuntamento molto sentito e partecipato dalla popolazione locale.
La celebrazione
Ieri si è rinnovata la celebrazione sul luogo in cui ancora si vive la memoria della nascita e della morte di Cristo. Nel primo pomeriggio la salita verso la vetta dove vi è l’antica chiesa dell’Annunziata, durante il cammino un tutorial per bambini e ragazzi sulla realizzazione delle croci. A seguire poi la S.Messa e la benedizione delle croci, simbolo di rinascita.
La tradizione: le parole di Luigi Scarpa
“Questo è un rituale che appartiene alla tradizione locale, quello che è la cultura immateriale della comunità di Moio e di Pellare – ha spiegato Luigi Scarpa, Presidente della Pro Loco di Moio della Civitella APS – una volta era molto più diffuso in tutto il contesto, ed è una tradizione fortemente legata alla civiltà contadina, oggi e in occasione dell’Annunciazione, quindi quasi un po’ nella festa della primavera, della rinascita, in antico e tuttora vengono realizzate delle croci di legno, con dei polloni di castagno, gemmati, che danno idea proprio della rinascita, della nuova vita, e queste croci una volta benedette venivano inserite nei campi, nelle case come portafortuna e protezione abotropaica, ecc.”
Le croci: simbolo di rinascita
Le croci rappresentano un simbolo di rinascita come sottolineato da Scarpa:”In realtà questo è un eco di una tradizione molto più antica, una tradizione che è stata portata qui dai monaci orientali e si legava alla tradizione del festeggiamento del Venerdì Santo, quindi del giorno della morte di Cristo, e in occasione del giorno della sua nascita, fino addirittura al Medioevo, si manteneva questa coincidenza soprattutto nei contesti rurali, dove naturalmente il calcolo della Pasqua era un esercizio abbastanza complicato a farsi, e quindi il Venerdì Santo e il giorno dell’Annunciazione erano fatti coincidere, il giorno della vita e della morte dove chiaramente la morte non significa, come la tradizione latina quella della perdita, piuttosto quello della rinascita a nuova vita, ecco perché la croce diventa un simbolo di rinascita e di nuova vita.
Quindi ancora questa festa è praticata, ancora oggi c’è una discreta testimonianza di questa tradizione ma in antico, quasi ogni pianta di vite aveva il suo protettore e la sua protezione portata ed è unica come festività nel territorio del Cilento, forse addirittura in un contesto ancora più ampio, e noi stiamo cercando di mantenerla come tradizione, di farla conoscere e di portarla nell’ambito di quello che è il patrimonio culturale immateriale, come patrimonio collettivo”, conclude.