In Campania, l’emergenza dei medici di famiglia assume contorni particolarmente critici, posizionando la regione tra le più colpite d’Italia per carenza di assistenza territoriale. I numeri della Fondazione Gimbe e della Fimmg descrivono una situazione di forte pressione sia per i professionisti che per i cittadini. Con un deficit di 643 medici di medicina generale al primo gennaio 2025, la Campania occupa il terzo posto a livello nazionale per mancanza di personale, subito dopo Lombardia e Veneto.
Meno servizi, più carico di lavoro
Questa carenza si traduce in un aumento del carico di lavoro per i medici rimasti in servizio: per garantire l’assistenza a tutti i cittadini, si ricorre massicciamente alle deroghe previste dall’Accordo Collettivo Nazionale. Molti professionisti si trovano così a gestire massimali che superano i 1.500 assistiti, arrivando spesso a 1.800 o più, una soglia che rende difficile la gestione personalizzata delle cronicità. Il dato più allarmante per il prossimo futuro riguarda i pensionamenti.
I dati
Tra il 2025 e il 2028, la Campania è la regione italiana che vedrà il maggior numero di medici di base lasciare il servizio per limiti di età: ben 1.147 professionisti raggiungeranno i 70 anni. Si tratta di una cifra record che supera quella di regioni molto più popolose, evidenziando una gobba previdenziale imponente che rischia di svuotare gli ambulatori se non supportata da un ingresso immediato di nuovi medici. Il contesto demografico campano aggrava il quadro.
Le criticità
L’aumento degli over 65, molti dei quali affetti da multi-cronicità, richiede una presenza costante sul territorio per evitare l’intasamento dei pronto soccorso ospedalieri. In Campania, la difficoltà di reperire un medico di famiglia nelle aree più densamente popolate rischia di trasformarsi in una barriera all’accesso alle cure primarie, proprio mentre la domanda di salute della popolazione anziana è in netta crescita.