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Guiscardo Amendola: uno dei pittori più importanti del ‘900 dal sangue cilentano

Guiscardo Amendola Costanza, uno dei più importanti pittori del 900 emigrato a Vallo della Lucania. Vi proponiamo la sua storia

Gerardo Severino
20/03/2022 9:00 PM
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Proseguiamo la carrellata storica dedicata ai cilentani nel mondo proponendo ai nostri lettori la vicenda umana e professionale di Guiscardo Amendola Constanza, purtroppo non affatto conosciuto nel nostro Paese, ma che in Uruguay e nel resto dell’America Latina è stato celebrato come uno dei più importanti pittori del Novecento.

Guiscardo Amendola nacque a Montevideo il 27 maggio del 1906, figlio secondogenito di Don Pantaleo (detto Pantaleón) Amendola, un professore di disegno emigrato qualche anno prima da Vallo della Lucania, e da Marta Constanza, sua moglie, casalinga di famiglia uruguayana. Pantaleo era nato a Vallo il 6 luglio del 1872, secondogenito di Beniamino Amendola (Vallo 16 dicembre 1828) e di Michelina Cammorasano.

Beniamino esercitava allora il mestiere di sediario, un lavoro artigianale molto raro nel Cilento, ragion per cui la proficua attività economica avrebbe consentito all’uomo di mettere al mondo altri figli. Oltre a Pantaleo, gli Amendola avevano già avuto Tommaso (25 febbraio 1870), mentre dopo Pantaleo sarebbe nato Gaetano (9 settembre 1883) e alcune figlie. Nel 1906, Pantaleo e Marta erano già genitori di una bambina di nome Lina, così chiamata in onore della nonna paterna (Michelina).

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Già dalla giovane età, il nostro Guiscardo partecipò all’attività artistica uruguayana, completando gli studi con suo padre, allora docente presso la celebre “Scuola Italiana delle Società Riunite”, fondata nel 1886 su iniziativa del Medico e Professore di origini romane Leone Maria Morelli, uno dei personaggi più in vista della Colonia italiana in Uruguay. Guiscardo avrebbe mosso i suoi primi passi scolastici proprio presso quell’Istituto, lo stesso che nel 1918 avrebbe assunto il nome di “Scuola Italiana di Montevideo” e del quale Pantaleo Amendola era stato chiamato a far parte anche del Consiglio Scolastico Amministrativo.

Don Pantaleone non interruppe mai i rapporti con la Madrepatria, tanto che nel giugno del 1911 avrebbe fatto parte della ​1 Delegazione uruguayana che partecipò al 2° Congresso degli Italiani all’Estero, evento solennemente inaugurato da Re Vittorio Emanuele III il giorno 11, nella storica “Sala degli Orazi”, in Campidoglio (cfr. “La Rivista Coloniale”, n. 5, 25 maggio 1911, p. 94). L’aver voluto mantenere il vincolo con l’Italia avrebbe consentito al Prof. Amendola di consigliare il figlio Guiscardo anche riguardo alle sue future scelte professionali, tanto da ottenere l’iscrizione del giovane e promettente artista presso la gloriosa Accademia delle Belle Arti di Napoli, la stessa ove il maturo Professore di Vallo si era diplomato molti anni prima.

La vicinanza di Napoli al Cilento avrebbe consentito a Guiscardo, ma forse anche allo stesso Pantaleo di tornare più spesso nell’amata Vallo della Lucania, ove erano rimasti ancora a vivere sia i nonni paterni, Beniamino e Michelina, sia i fratelli di Pantaleo e, quindi, zii dello stesso Guiscardo. Diplomatosi a Napoli nel primo dopoguerra, Guiscardo Amendola fece ritorno a Montevideo, ove di lì a poco avrebbe iniziato ad insegnare varie discipline artistiche (tra le quali disegno tecnico e tecnologia della pittura) presso alcune scuole cittadine, per poi assumere, qualche tempo dopo, la direzione del Laboratorio di Pittura presso la “Escuela Industrial de la Construcción”, dipendente dall’Università del Lavoro dell’Uruguay.

Qualche decennio dopo, pur non abbandonando l’insegnamento scolastico, il Maestro Guiscardo Amendola, nel riprendere la sua remota predisposizione per l’arte pittorica, varò il suo lungo e soddisfacente percorso artistico, esponendo, a partire dal 1946, le sue opere più importanti presso il famoso Salone Nazionale delle Belle Arti, sempre a Montevideo. Già allora, i suoi critici fecero notare come la precoce esperienza e la sua naturale e profonda sensibilità avevano fatto dell’Amendola un grande artista plastico e, nello stesso tempo, un uomo integro nelle sue convinzioni, pur rimanendo semplice, generoso e solidario.

Nel 1950, Guiscardo Amendola fu nominato docente presso il celebre “Instituto de Enseñanza de la Construcción de la Universidad del Trabajo”. Nel 1954, invece, espose nell’ambito della mostra dei pittori astratti dell’Istituto di Estetica presso la Facoltà di Architettura della “Universidad de la República”, mentre l’anno dopo prese parte alla mostra dal titolo “19 Pintores de Hoy”, che si tenne presso le Stazioni della Metropolitana Municipale di Montevideo.

Fra il 1962 e il 1964 espose, poi, in forma individuale, presso la Galleria del famoso teatro “Amigos del Arte”, sempre a Montevideo. A partire, quindi, dalla seconda metà degli anni ’50, l’Amendola iniziò a collezionare, proprio grazie alle mostre cui partecipò, non pochi premi e riconoscimenti vari, quali il primo premio del concorso “Comisión Municipal de Fiestas”, seguito dal premio “Adquisición” nel IX “Salón Municipal de Artes Plásticas”, nel 1957, così come, nel 1958, si ​2 aggiudicò il premio “Comisión Nacional de Turismo”, Salone Nazionale di Belle Arti.

Il più prestigioso dei primi vinti fu certamente la medaglia di bronzo che gli conferì, nel 1959, la “Camara de Senadores” (premio “Cámara de Senadores” del Salone Nazionale di Belle Arti), lo stesso premio che gli verrà attribuito anche nel 1961, dopo aver partecipato, in agosto, alla grande mostra “De Blanes a nuestros dias”, che si tenne in occasione del “Consiglio Interamericano Economico e Sociale” a Punte dell’Este. Sempre nel 1961, l’Amendola fece parte di una sottocommissione di Arti plastiche dell’UNESCO per l’Uruguay, ricoprendo anche l’incarico di segretario della “Asociación de Artistas Plásticos Contemporáneos”.

In seguito fu anche docente presso la Facoltà di Architettura della “Universidad de la República”, non trascurando, nel contempo, l’insegnamento sporadico anche presso altre scuole uruguayane. Il Maestro Amendola realizzò nel corso della sua esistenza numerose opere, molte delle quali sono oggi esposte presso i più importanti musei nazionali uruguayani, primo fra tutti il rinomato “Museo Nacional de Artes Visuales”, sempre in Montevideo, oltre che presso altre celebri gallerie nazionali ed estere.

In occasione delle varie mostre alle quali l’artista di origini Cilentane partecipò nel corso degli anni ‘60, ricevette altri premi da parte della “Comisión Nacional de Turismo”, mentre nel 1965 si aggiudicò, assieme al Maestro José Saint Romain, il “Premio Adquisición” nell’ambito del 2° Salone di Pittura Moderna che si tenne a Montevideo in quel frangente storico. Nel 1967 gli fu riconosciuto il primo premio, sempre nell’ambito del Salone Nazionale di Belle Arti. Guiscardo Amendola, che operò anche come muralista e decoratore, fu protagonista di una delle più proficue stagioni della pittura e dell’arte nazionale uruguayana contemporanea, partecipando con le sue opere versatili e moderne, segno evidente di uno spirito rimasto sempre giovane, a numerose esposizioni, sia collettive che individuali, come si ricordava prima.

Non solo, ma i suoi murales sono stati dichiarati di interesse e tutela comunale a seguito di una delibera dell’Amministrazione Comunale di Montevideo, nel maggio del 2004, segno evidente di come l’Uruguay, la sua Patria amatissima lo abbia voluto immortalare. Il Maestro e Professore originario di Vallo della Lucania, Guiscardo Amendola Constanza si spense a Montevideo il 9 novembre del 1972, appena sessantaseienne.

Egli era sposato con la signora Laura Verdié, dalla quale aveva avuto Marta Margarita, figlia adoratissima, la quale, orgogliosissima di cotanto padre, si è sempre battuta onde onorarlo come meritava, tanto da ottenere in suo ricordo sia l’intitolazione del “Salón de Actos” (Salone delle Assemblee) del benemerito “Instituto de Enseñanza de la Construcción”, dove lo stesso Guiscardo aveva ​3 insegnato per molti anni, sia la concessione (nel 2009) di un vitalizio da parte del Governo uruguayano, su proposta del Ministero dell’Educazione e della Cultura.

La storia di questo straordinario “Figlio del Cilento” ci sembrerebbe degna di un riconoscimento anche da parte del nostro Paese, soprattutto da parte della città di Vallo della Lucania, ove ci auguriamo possa trovare un giorno spazio una proposta onde intitolargli una via civica, ovvero un luogo ove si celebra la cultura e l’arte, settori nei quali Guiscardo Amendola eccelse, come speriamo di aver dimostrato con il presente contributo.

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