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La Rai a Roscigno: sabato il tg itinerante

La rubrica del Tg3 alla scoperta della Pompei del '900

A cura di Katiuscia Stio
Pubblicato il 26 Aprile 2019
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ROSCIGNO Nuova e il suo borgo antico, sotto i riflettori di Rai3, con il tg itinerante della Campania, in onda ogni sabato su Rai 3, alle ore 14.00.

Lo spazio televisivo condotto dal giornalista, Rino Genovese, è dedicato alla scoperta e alla valorizzazione dei numerosi comuni della regione, raccontando storia, tradizioni e varie notizie dei centri campani.

Roscigno Vecchia nota per la sua singolarità di paese museo è uno dei pochi luoghi che pur essendo stato abbandonato agli inizi del ‘900, ha conservato nel tempo l’originaria struttura urbanistica ed abitativa rurale. Una “Pompei Moderna” scoperta al grande pubblico dalla sensibilità giornalistica di Onorato Volzone che pubblicò, nel 1982, il primo articolo su Il Mattino e valorizzata poi come bene culturale dalla intensa attività della Soprintendenza, allora diretta da Mario De Cunzo.

Il territorio ha origini antichissime, come testimoniato anche dagli importantissimi ritrovamenti archeologici su Monte Pruno e località Cuozzi databili al VI sec A.C. Roscigno, che anticamente apparteneva al comune di Corleto Monforte, deve gran parte del suo sviluppo alla presenza dei monaci bizantini, insediatisi qui per sfuggire dagli attacchi dei saraceni, approdati lungo le coste dell’Italia Meridionale. Furono i monaci ad edificare, verso la fine dell’anno 1000, il convento e la chiesa di Santa Venera (a circa 1km da località Piano).

La comunità, nel 1300, si ingrandì ulteriormente quando i pastori e i contadini che lavoravano quelle terre preferirono, per via delle disagevoli distanze da percorrere quotidianamente, abbandonare il comune di Corleto Monforte e trasferirsi nel nascente casale. Al nuovo insediamento, sorto in una località ricca di sorgenti d’acqua, tra il Ripiti e l’affluente Sammaro, venne dato il nome di Roscigno: Russignuolo_russino, terra rossa_argillosa; o usignolo, zona abitata da usignoli. Nel 1543 il casale di Roscigno ottenne l’indipendenza da Corleto Monforte diventando università autonoma e fu feudo dei Caracciolo primo e Villani dopo. Secoli più tardi proprio quell’abbondanza di acqua, considerata la condizione ideale per la realizzazione dell’insediamento di Roscigno, si rivelò fonte di preoccupazione e di instabilità e principale causa del dissesto idrogeologico che costrinse i suoi abitanti, a seguito delle leggi statali del 1902 e 1908, ad abbandonare il paese. Non si sa a quando risalgono le prime manifestazione del movimento franoso; certo è che si tratta di un fenomeno antico e che Roscigno Vecchia, con la piazza, la chiesa, e il cerchio di case intorno sia il prodotto di un secondo, più probabilmente di un terzo, trasferimento degli abitanti.

Un nucleo abitativo precedente si trovava più in basso, dove oggi si trovano i ruderi della Chiesetta di Santa Maria delle Grazie lungo la stradina che scende verso il torrente Maiuri, fino al fiume Ripiti. Proprio questi due corsi d’acqua sono in gran parte responsabili dell’erosione e dello smottamento del terreno, il quale proprio per la sua natura argillosa , instabile e ricca di sorgenti, ha trascinato verso il basso il suolo e le abitazioni. Il paese si è così guadagnato l’appellativo di “Il paese che cammina”. La frana ha dunque modellato il territorio di Roscigno ed ha profondamente segnato la vita dei suoi abitanti, senza dubbio condizionandone le aspettative, le possibilità di sviluppo economico e l’evoluzione sociale. Le conseguenze hanno reso questo luogo un posto speciale, fatto di due realtà, un paese vecchio ed uno nuovo, distanti l’uno dall’altro, ma vissuti in indissolubile continuità.Il lento trasferimento verso Roscigno Nuova durò fino agli anni ’60 del ‘900. Ma ci furono tre persone che proprio non ne vollero sapere di abbandonare il borgo antico: Luigi Passarella, Maria Grazia Alessandro e lei, Teodora Lorenzo, conosciuta come Dorina; unica e ultima abitante di Roscigno vecchia. Simbolo della resilienza, dell’attaccamento alle proprie radici, che nemmeno la frana e le leggi speciali, i carabinieri, cacciarono via dal borgo. Deceduta nel 2000 ottobre, a 85 anni, in sua memoria è stato piantato un albero.

Alcuni edifici sono stati recuperati grazie ad un progetto di restauro conservativo. Ma molto c’è da fare per tenere in piedi le case, abbandonate e soggette all’incuria.

Il giornalista Rino Genovese, e la sua troupe, faranno scoprire la magia di Roscigno Vecchia e le suggestioni che la investono: «Passeggeremo nella Pompei del ‘900, Patrimonio mondiale dell’umanità. E poi capiremo da dove deriva il nome “Roscigno”, e poi conosceremo la storia di Roscigno vecchia e Roscigno nuova, e poi scopriremo gli angoli più suggestivi del “paese che cammina”, e poi apriremo le porte delle case-museo, e poi entreremo in un cimitero dalle caratteristiche uniche in Italia, e poi capiremo perché Roscigno nuova è definita “la piccola Granada”, e poi risaliremo tutto il paese lungo le “selici”, e poi attenderemo la Natività nel Presepe ‘900, e poi visiteremo il museo della cultura contadina, e poi approfondiremo una storia che ci porta al VII sec a.c. nell’Antiquarium, e poi scaleremo il Monte Pruno per osservare i lavori nel sito archeologico, e poi assaporeremo i famosi asparagi selvatici di Roscigno, e poi gusteremo pietanze condite con il prestigioso olio, e poi… e poi… e poi faremo le comparse del film di Martone “Noi credevamo”!!».

TAG:alburnialburni notizierai3rino genoveseRoscignoroscigno notizietg itinerante campania
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