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Cilento

Depuratori a Camerota, tre condanne in tribunale: un anno e otto mesi al sindaco Scarpitta

Il Tribunale di Vallo della Lucania ha condannato il sindaco Scarpitta e l'ex sindaco Romano per la gestione del sistema fognario a Camerota. Assolta una tecnica

Di:
Ernesto Rocco
Di:Ernesto Rocco
Inizia l'attività giornalistica nel 2003, collaborando con il mensile "Il Cilento Nuovo". Successivamente diventa addetto stampa dell'U.S.Agropoli 1921, ruolo che manterrà fino al 2013 e che...
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Pubblicato il: 26/06/2026
Aggiornato il: 26/06/2026
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Il Tribunale di Vallo della Lucania ha emesso la sentenza di primo grado relativa al procedimento giudiziario sulla gestione del sistema fognario e dei depuratori nel Comune di Camerota. L’inchiesta, incentrata su presunti sversamenti illeciti nei corsi d’acqua e nel mare del Cilento, si è conclusa con tre condanne e un’assoluzione piena, oltre alla prescrizione di alcuni reati ambientali.

Le decisioni del Tribunale e le condanne

I giudici hanno condannato l’attuale sindaco di Camerota, Mario Salvatore Scarpitta, alla pena di un anno e otto mesi di reclusione per il reato di omissione di atti d’ufficio. La sentenza ha colpito anche l’ex primo cittadino Antonio Romano e il responsabile dell’area tecnica comunale Alessandro Di Rosario, ai quali è stata inflitta la pena di un anno e sei mesi.

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Esce invece totalmente assolta dal processo la tecnica comunale ed ex amministratrice del comune di Vallo della Lucania Antonietta Coraggio. Per lei il Tribunale ha stabilito l’assoluzione piena con la formula “per non aver commesso il fatto” in merito alle accuse di inquinamento ambientale e alterazione di beni naturali protetti. Per una parte delle contestazioni legate ai reati ambientali è scattata la prescrizione che ha estinto le accuse prima di una valutazione nel merito.

L’oggetto dell’inchiesta e i controlli dell’Arpac

L’attività investigativa ha riguardato la gestione degli scarichi fognari nelle frazioni di Marina di Camerota, Lentiscosa e Licusati. Al centro delle indagini si trovavano il funzionamento degli impianti di pretrattamento, le stazioni di sollevamento e le condotte sottomarine destinate al convogliamento dei reflui.

Secondo l’accusa, le carenze manutentive e le irregolarità strutturali avrebbero causato per anni lo sversamento di acque non depurate nei corsi d’acqua locali, in particolare nel Vallone delle Fornaci e nel Vallone Marabisi, con conseguenti impatti sul tratto costiero della baia di Cala Bianca. Gli accertamenti tecnici eseguiti dall’Arpac sono risultati decisivi per l’impianto accusatorio, avendo riscontrato in più occasioni il superamento dei limiti previsti dalla legge per gli scarichi idrici. Nel processo il Ministero dell’Ambiente e lo stesso Comune di Camerota figurano come parti offese. I dettagli e i criteri seguiti dal Tribunale verranno resi noti con il deposito delle motivazioni della sentenza, atteso nelle prossime settimane.

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