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Agropoli, morte Antonella Casale: due rinvii a giudizio

Affronteranno il processo due medici del 118

AGROPOLI. Due medici del 118 rinviati a giudizio dal Gup Sergio Marotta per la morte di Antonella Casale. Ieri mattina l’udienza presso il Tribunale di Vallo della Lucania. A comparire dinanzi ai giudici il personale sanitario che effettuò il primo soccorso alla donna. E’ stata stralciata, invece, la posizione dei medici dell’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania in quanto, stando alle accuse, se negligenza e imperizia ci sono state sono unicamente del personale del 118. Ma dovranno essere i giudici del Tribunale di Vallo della Lucania a stabilire l’eventuale colpevolezza.

Morte Antonella Casale, i dubbi della famiglia

I familiari, assistiti dall’avvocato Andrea Tata, avevano presentato una denuncia alla compagnia carabinieri di Agropoli al fine di comprendere se il decesso di Antonella Casale, 54 anni, era inevitabile o se ci fosse stata qualche responsabilità da parte dei sanitari che l’hanno avuta in cura.

Si è trattato infatti di un decesso improvviso, apparentemente senza spiegazioni, che ha lasciato la famiglia sotto choc.

La vicenda

La vicenda ebbe inizio a metà settembre del 2018. Antonella Casale venne trasferita presso il pronto soccorso dell’ospedale di Agropoli con un dolore al fianco e un senso di malessere fisico. Da lì dirottata a Vallo della Lucania dove però venne rimandata a casa. Il problema si ripresentò il giorno seguente: i familiari contattarono il 118 e i medici provvidero ad eseguire un lavaggio. La situazione sembrava migliorare ma dopo qualche ora il malore al fianco divenne addirittura più forte. Nuovo intervento del 118, nuovo lavaggio, ma questa volta nessun miglioramento. Di qui una nuova corsa all’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania dove purtroppo la 54enne morì.

In 48 ore, via crucis tra gli ospedali

Quanto avvenuto in circa 48 ore destò perplessità nei familiari. Se fosse stata ricoverata subito anziché essere rimandata a casa si sarebbe potuta salvare? Questa la domanda che parenti e amici si posero con insistenza.
La donna fu trasportata negli ospedali di Eboli, Agropoli e Vallo della Lucania e sempre rimandata a casa per cure domiciliari (leggi qui).

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