Parco, dipendenti sul piede di guerra: “Pronti allo sciopero”

VALLO DELLA LUCANIA. Dipendenti del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni sul piede di guerra. Nei giorni scorsi, infatti, con un atto del commissario Amilcare Troiano, è stato approvato un piano delle performance che determina una riorganizzazione degli uffici. Il provvedimento, secondo i lavoratori, stravolge il precedente piano di riorganizzazione adottato durante la presidenza di Domenico De Masi nel 2008.

Parco Nazionale del Cilento

VALLO DELLA LUCANIA. Dipendenti del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni sul piede di guerra. Nei giorni scorsi, infatti, con un atto del commissario Amilcare Troiano, è stato approvato un piano delle performance che determina una riorganizzazione degli uffici. Il provvedimento, secondo i lavoratori, stravolge il precedente piano di riorganizzazione adottato durante la presidenza di Domenico De Masi nel 2008.

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“Il Professore De Masi – spiegano i dipendenti in una nota – analizzò prima i carichi di lavoro semplicemente chiedendo ad ogni dipendente cosa avesse fatto fino a quel giorno al parco. Poi chiese sia quali erano le aspirazioni personali sia quale fosse il proprio curriculum. Chiuse l’analisi con dei piccoli test socio-attitudinali tesi a verificare la propensione self-oriented, group-oriented etc…Analizzate le necessità operative e di mansioni dell’Ente Parco propose ad ogni dipendente di ricoprire un determinato incarico. Il 100% dei dipendenti accettò con gioia le mansioni sentendosi non solo gratificato ma anche valorizzato rispetto alle potenzialità della risorsa umana e professionale”.

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“Tutto ciò – evidenziano però i lavoratori – è da pochi giorni scomparso in quanto con atto monocratico del Commissario Troiano è stato approvato un piano delle performance. Risultato? Caos e tutti, o quasi, scontenti!”.

Per questo è stata annunciata per oggi una assemblea dove i dipendenti chiederanno ai vertici politici e gestionali di revocare in autotutela gli atti adottati. Non si escludono al termine dell’incontro altre forme di protesta quali “lo sciopero generale o l’adire vie legali contro un provvedimento dirigenziale che molti tra il personale giudicano non solo inefficiente e vessatorio, ma anche illegale”.

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