Mentre incassiamo il colpo dell’esclusione dai Mondiali 2026, eliminati da una Bosnia che ci condanna alla terza assenza consecutiva, viene naturale guardarsi indietro. L’ultima volta che abbiamo vissuto l’ebbrezza di una qualificazione era il 2014. Com’era il Cilento dodici anni fa? Le cronache dell’epoca dipingono un territorio sospeso tra avanguardia tecnologica, antiche leggende e una viabilità che, già allora, metteva a dura prova la pazienza dei residenti.
Fantasmi in spiaggia e tartarughe VIP
Se oggi discutiamo di algoritmi, nel 2014 ad Agropoli si discuteva di presenze ben più inquietanti. Uno studente di Nola giurò di aver avvistato il “fantasma di Trentova”, trasformando la baia nel set di un thriller estivo proprio mentre Franco Alfieri, ancora sindaco della città, installava il famigerato autovelox sulla variante, incubo di ogni automobilista distratto.
Mentre il “fantasma” faceva parlare i curiosi, una visitatrice molto reale e silenziosa sceglieva Acciaroli: una tartaruga Caretta-caretta tornava dopo anni a deporre le uova sulla spiaggia di Pollica, quasi a voler benedire il comune guidato da Stefano Pisani, appena nominato presidente mondiale di Cittaslow.
Record digitali e isolamenti reali
C’era un Cilento che correva verso il futuro: Centola-Palinuro conquistava il primato di primo comune italiano interamente cablato in wireless. Eppure, mentre i dati viaggiavano nell’aria, le auto restavano bloccate a terra. Era l’anno della grande contraddizione stradale: se da un lato riapriva il tratto tra Prignano e Agropoli dopo il cedimento di un viadotto, dall’altro franava la Cilentana tra Vallo e Ceraso. Quella carreggiata, incredibilmente, resta un nodo critico ancora oggi, a testimonianza di un tempo che per le infrastrutture sembra essersi fermato.
Una terra che cambia pelle e nome
Il 2014 fu l’anno delle grandi trasformazioni d’identità. Capaccio smetteva di essere “solo” Capaccio per diventare, dopo un referendum, Capaccio Paestum, legando indissolubilmente il nome della città ai suoi templi. Intanto, poco distante, le piogge non risparmiavano la storia: il muro dell’Agorà di Velia cedeva sotto il peso del fango, e il Sele esondava costringendo intere famiglie all’evacuazione.
Anche la politica viveva momenti surreali: a Celle di Bulgheria il quorum diventava un miraggio. L’unica lista presentata non riusciva a portare abbastanza elettori alle urne, trascinando il comune verso il commissariamento.
Proteste, traguardi e addii
Mentre il Giro d’Italia colorava di rosa le strade di Sassano e Baia Infreschi veniva eletta spiaggia più bella d’Italia, il fermento sociale ribolliva. A Policastro centinaia di persone gridavano “no” al metanodotto, e a San Mauro Cilento si organizzava la rivolta contro l’Ente Parco, con una raccolta firme per uscirne definitivamente. Era anche l’anno della fine di un’era per la gestione dei rifiuti, con la cessazione delle attività della Yele.
L’Italia del calcio oggi piange, ma rileggere quel 2014 ci ricorda che, tra una frana e un avvistamento di fantasmi, il Cilento sapeva sempre come far parlare di sé, anche senza il fischio d’inizio di un mondiale.
