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Agropoli: 103 anni, auguri di buon compleanno a Mamma Pierina Tamasco

Mamma Pierina Tamasco, compie 102 anni. Una vita ricca di avvenimenti che sembra quasi un romanzo

Ernesto Apicella
15/12/2021 2:00 PM
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Compie oggi 103 anni Pierina Tamasco di Agropoli. La sua storia è come un poema epico, denso di amore, coraggio, sacrificio. Dove l’eroina, fragile e spaurita, nel corso della sua vita affronta e combatte mostri maligni, che la sfidano in ardite battaglie, sfoderando una forza interiore ed una volontà ferrea, che la conducono alla vittoria.

La “Spagnola”

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Nicola Tamasco, nato ad Agropoli l’8 febbraio 1876, ex marinaio, in concedo da molti anni, fu richiamato nella “Milizia Territoriale”. Nel mese di aprile del 1918, partì per il fronte austro-ungarico, lasciando a casa la moglie Emilia Voso, incinta, la madre Annamaria Ruocco e sei figli, Raffaele, Antonio, Michele, Luigi, Elena ed Anna. Venuto meno il pilastro economico della famiglia, Emilia affrontò dei mesi molto difficili e tragici. Per racimolare qualcosa, iniziò a consegnare e, in qualche caso, aiutare a leggere, le lettere che i militari agropolesi impegnati al fronte spedivano alle proprie famiglie, ricevendo in cambio granoturco, ceci, ortaggi, frutta. La “Grande Guerra” era nella sua fase finale, quando una terribile epidemia si abbatté su Agropoli, la “Spagnola”. L’epidemia influenzale che colpì tutto il mondo dal 1917 al 1919, uccise nella sola Agropoli novantuno persone, soprattutto bambini ed anziani. Una tragedia immane.

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Nel mese di novembre del 1918, Emilia e la suocera Annamaria, furono colpite anch’esse dalla “Spagnola”. Tutte le mattine passava dalla loro casa, in via Granatelle, il Tenente Medico del “Servizio Sedentario”, Giuseppe Carotenuto. Ad Emilia, all’ottavo mese di gravidanza, indebolita dalla febbre alta, non essendoci il vaccino antinfluenzale, il Dottore Carotenuto consigliava una cura empirica: camomilla e frutta secca. C’era grande preoccupazione in famiglia, giacché a causa del terribile morbo, erano morti due cognati ed un nipote quindicenne di Emilia.

Il 4 novembre 1918, con il cosiddetto armistizio di Villa Giusti, l’Impero Austro-Ungarico si arrese all’Italia, decretando la fine della Prima Guerra Mondiale per le truppe italiane. Nicola Tamasco ritornò dal fronte, dove si era distinto tra gli eroici militari italiani che liberarono Trieste il 3 novembre. Giunto ad Agropoli trovò a letto, colpite dalla “Spagnola”, la moglie e la mamma. Reduce da battaglie ben più dure, si rimboccò le maniche ed iniziò a prendersi cura della famiglia, non tralasciando la ripresa della sua attività lavorativa. La mamma in verità, chiese al figlio “un litro di vino rosso”, che l’indomani, miracolosamente, la fece guarire. Dopo qualche settimana guarì anche la moglie. L’influenza “Spagnola” non incise sulla vita delle due donne, giacché Emilia visse fino a 85 anni, mentre la suocera Annamaria si spense a 93 anni. Il 15 Dicembre, per la gioia dei genitori e dei parenti, nacque sana e vivace Pierina. L’influenza “Spagnola” sparì improvvisamente nel marzo del 1919.

L’Adolescenza

In quel difficile dopoguerra, c’era un ottimo rapporto di amicizia e solidarietà tra le famiglie del rione Marina di Agropoli. Racconta Pierina: “In via Granatelle, c’era un forno collettivo dove cuocevamo il pane, le pizze e arrostivamo i peperoni, pagando con una panella la donna che infornava. D’estate i proprietari della Fabbrica del Ghiaccio, effettuavano la consegna a domicilio e con quanto avanzato dalla ghiacciaia, preparavamo le granite al caffè o al limone. Eravamo tutti compari. Ricordo con piacere le famiglie Carola e Sarnicola”.

Pierina, stava frequentando la prima Elementare con la maestra Pagliaro, quando fu colpita dalla “Scarlattina” e dovette ritirarsi dagli studi. Prima dell’avvento degli antibiotici, la “Scarlattina” rappresentava una delle principali cause di morte. Pierina, corazzata dalla “Spagnola”, riuscì a superare anche questa malattia infettiva. In quei mesi, la famiglia Tamasco si trasferì a San Marco, giacché Nicola aveva ricevuto dall’Ing. Patella, la proposta di gestire la “Tenuta della Galeotta”. Pierina riprese gli studi e, per recuperare, frequentò la seconda e la terza elementare, nella casa privata della maestra Orsola Caso; la quarta e la quinta nelle aule ubicate nel Municipio sugli Scaloni, con il maestro Antonio Arminio, marito della signora Caso. In estate, trascorreva intere giornate sulla splendida spiaggia di San Marco, con la famiglia e le amiche. Mentre, la vita di campagna, le offriva dei momenti indimenticabili di allegria, quando si vendemmiava, mieteva e trebbiava. Decine di persone di tutte l’età animavano la “Tenuta della Galeotta”, lavorando dall’alba al tramonto ed il sabato sera si divertivano cantando e ballando.

Nasce l’Amore per Gustavo

Pierina era appassionata di Cinema e, in quegli anni, il Dopolavoro Ferroviario aprì per i suoi soci, la prima sala cinematografica di Agropoli, in un locale di palazzo Enrico, di fronte alla Stazione. Il padre Nicola, appaltatore delle Ferrovie, ricevette la tessera del DLF, per cui Pierina, insieme alla sorella Elena e all’amica Gina, ogni sabato si recava al Cinema. Dopo qualche tempo, giunse un nuovo e giovane proiezionista, Gustavo, figlio di Giuseppe Giorno, capo cantoniere della Ferrovia. Nato nella Provincia di Cosenza, Giuseppe lavorava nei cantieri dell’elettrificazione della linea ferroviaria Milano – Reggio Calabria, completata poi nel 1939. Partito dalla Calabria, con a seguito la sua numerosa famiglia, man mano che l’elettrificazione procedeva, alloggiava temporaneamente in un paese lungo la linea ferroviaria. Infatti Gustavo, ultimo dei suoi figli, era nato nel 1914, nel casello ferroviario di Pisciotta Marina. Giuseppe Giorno, giunto ad Agropoli negli anni ’30, innamoratosi del luogo, decise di risiedervi definitivamente con tutta la famiglia. Gustavo, il giovane proiezionista, pur essendo Pierina giovanissima, iniziò a farle la corte. “Passava spesso con la bicicletta sotto casa – racconta Pierina – lanciando sguardi furtivi. Mi inviava messaggi d’amore tramite le mie amiche. Insomma una corte serrata, che destava preoccupazione nei miei genitori”. Gustavo fu chiamato per il servizio militare nella Regia Marina e dopo qualche mese, tornato in licenza, chiese il permesso di “entrare in casa” a Nicola, padre di Pierina, che glielo concesse. Permissione ancora non nota alla madre Emilia, che quando vide il giovane presentarsi a casa, preoccupata e timorosa, cercò di allontanarlo per evitare le ire dei focosi figli. Poi tutto si chiarì e Gustavo iniziò a frequentare Pierina, sotto gli occhi attenti della madre, delle sorelle e dei fratelli. L’amore sbocciato tra i due fidanzatini, fu un colpo di fulmine ed una dichiarazione di amore eterno.

La Seconda Guerra Mondiale

Amore messo a dura prova dalla chiamata alla leva militare di Gustavo e dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, che li divise per ben 10 anni. Le lettere d’amore, appassionate e struggenti, che Gustavo spediva dal fronte a Pierina, riempivano parzialmente quei vuoti creati dalla sua assenza. Ma un dramma inaspettato, ancora una volta, colpì Pierina. Nel 1941 la madre Emilia la mandò a San Pietro Avellana, un paesino di tremila abitanti in Abruzzo, per aiutare la sorella Elena, sposata con la Guardia Forestale Arturo Benevento, da pochi mesi madre della bellissima Annamaria. Il 9 settembre 1943, dopo lo sbarco delle forze militari anglo-americane ad Agropoli e nel Golfo di Salerno, l’esercito tedesco arretrando, si attestò sulla tragicamente famosa “Linea Gustav”. Linea fortificata che divideva in due la penisola italiana: a nord, le truppe della Repubblica Sociale Italiana e tedesche; a sud, l’esercito anglo-americano. Il “tradimento” degli italiani e i continui assalti dei Partigiani, avevano inasprito i Nazisti, che eseguirono la loro vendetta, infierendo crudelmente sulla inerme popolazione civile. I terribili reparti Waffen SS, scatenarono una feroce rappresaglia in numerosi paesini delle montagne abruzzesi uccidendo, per futili motivi, centinaia di persone, senza distinzione di età.

Ad inizio novembre del 1943, uno di questi reparti, entrò a San Pietro Avellana, con l’ordine del Comando Supremo di “far terra bruciata”. Attuarono dei violenti rastrellamenti e razzie, che causarono la morte e la deportazione in campi di concentramento di numerosi cittadini. I nazisti, non contenti, minarono e fecero esplodere tutte le case. Fu tale la forza devastatrice attuata dalle Waffen SS, che San Pietro Avellana venne chiamata la “Cassino del Molise”. Miracolosamente Pierina, il cognato Arturo, la sorella Elena e la piccola Annamaria, scamparono a questa distruzione. Il 22 novembre, il 10° Commando Belga, che operava con le truppe britanniche, liberò San Pietro Avellana. Agli inizi di dicembre, la popolazione sopravvissuta, senza casa e priva di derrate alimentari, fu trasferita in Puglia.

“ Il 7 dicembre 1943 – racconta Pierina – trascorremmo la fredda notte sotto le stelle, sul marciapiede della stazione di Taranto, con la piccola Annamaria addormentata su una valigia, ricoperta da un semplice pellicciotto. Nonostante mio cognato Arturo avesse i soldi per pagare la stanza di una locanda, nessuno voleva ospitare gli sfollati. Ed allora, piangendo, pregai più volte la Madonna, che ci salvasse da quell’incubo. Chiedendo anche protezione per il mio Gustavo, ancora in guerra”. La mattina dell’8 dicembre, giorno dedicato all’Immacolata Concezione, come se le sue preghiere fossero state accolte dalla Madonna, un marinaio incontrato in stazione, su richiesta di Pierina, disse di conoscere Gustavo che, da qualche settimana, era stato distaccato nel porto di Taranto. Stava bene ed aveva presentato domanda per essere inviato in Abruzzo, dove c’era lei. Pierina scrisse una breve lettera a Gustavo, comunicandogli della sua partenza per Agropoli e la consegnò al Marinaio. Questi, in modo fortunoso, la recapitò a Gustavo, che subito si recò in stazione, ma il treno per Agropoli, con il suo amore, era già partito.

L’emigrazione

Dopo varie peripezie, causate dai convulsi avvenimenti del post guerra, Pierina e Gustavo, dopo dieci anni, si ritrovarono ad Agropoli. Pierina riabbracciò la sua famiglia che si era trasferita in via A.De Gasperi e rivide la sua amica del cuore Ersilia Margiotta, con la quale, in occasione del Referendum del 1946, festeggiò la vittoria della Repubblica con una scorpacciata di ciliegie.

Il 25 dicembre 1947, Pierina e Gustavo si sposarono ed emigrarono a Borgone, in Val di Susa. Gustavo iniziò a lavorare nel “Cotonificio Vallesusa”, dove resterà fino alla meritata pensione, mentre Pierina accudiva la casa e la famiglia, allietata nel 1949 dalla nascita di Claudio. “I primi anni furono molto difficili – racconta Pierina – i meridionali non erano molto amati. Erano gli anni in cui comparivano a Torino, i cartelli razzisti con la scritta “Non si affitta ai meridionali”. Ma piano piano, io e Gustavo, facendo molti sacrifici, riuscimmo ad acquistare un alloggio “popolare”. Piccolo, modesto, dignitoso, ma nostro”. Gli anni sono passati velocemente, dopo la morte del suo Gustavo avvenuta nel 2002, la signora Pierina vive i suoi 103 anni con il figlio Claudio, coccolata dalla nuora Roberta e dal nipote Michele.

La signora Pierina parla spesso al telefono con i suoi parenti agropolesi e con tutti gli altri sparsi per il mondo. Lucida, autonoma, socievole, serena, non ha perso la voglia di vivere, che secondo lei, ha avuto in dono fin dalla nascita, quando ancora nel grembo della cara mamma ha sconfitto l’influenza “Spagnola”.

Fonti:

Pierina Tamasco – Claudio Giorno – Maria Pia Tamasco.

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