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Attualità

Una Fondazione per la promozione turistica della Certosa

Una Fondazione per la promozione turistica della Certosa

Di: Katiuscia Stio
Pubblicato il: 13/11/2017
Aggiornato il: 13/11/2017
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A seguito del recente intervento sulla Certosa di Padula, da parte del direttore generale della Banca Monte Pruno, Michele Albanese, di costituire una Fondazione che ne gestisca la promozione turistica, si era sviluppato un ampio dibattito che ha coinvolto tutti gli attori sociali del territorio, enti, istituzioni e moltissimi cittadini.
«Questa attenzione riservata alla mia riflessione testimonia quanto il tema in questione sia sentito, a tutti i livelli, nel territorio valdianese.- scrive in una lettera il direttore generale, Albanese- Mi preme, intanto, ringraziare tutti coloro i quali hanno inteso dare un contributo a questo dibattito, condividendo o meno le mie parole, suggerendo delle alternative oppure, come ho fatto io, mettendosi semplicemente a disposizione.

Voglio, oltretutto, precisare che la mia proposta di Fondazione era solo l’esempio di uno strumento atto a garantire autonomia gestionale alla Certosa e come tale va considerato. Diversamente, la necessità di avere una direzione in loco, come è avvenuto per il sito archeologico di Paestum, mi pare decisiva e non più rinviabile.
Ai pochissimi che hanno voluto strumentalizzare, a mezza voce, le mie parole, considerandole una indebita ingerenza in un settore che non mi appartiene o, addirittura, il preludio a una possibile candidatura politica, rispondo in modo netto: non ho alcuna ambizione in tal senso, anzi mi rattrista profondamente pensare che una presa di posizione così limpida, come la mia, possa essere ritenuta un mezzuccio da campagna elettorale. Sono logiche che rifiuto e che non appartengono al mio modo di essere e di operare.

Rivendico, invece, con orgoglio, il diritto-dovere di interessarmi a questo territorio e, nello specifico, a un monumento che, se gestito nel modo migliore, potrebbe contribuire a risollevare le sorti, anche economiche, dell’area valdianese. Questo mi sta a cuore come uomo, cittadino e direttore di un Istituto che ha investito e scommesso sulle potenzialità del Vallo di Diano e che ha fatto del rapporto con il territorio la propria forza.

Quello dei beni culturali è un settore in forte crescita, come dimostra anche la grande domanda di cultura e il desiderio di fruizione, ma è anche un settore in continuo e costante cambiamento. È necessario, perciò, adeguarsi alle “nuove” modalità di offerta del patrimonio culturale, a partire dai modelli di gestione per arrivare agli operatori del settore, che devono dimostrarsi in grado di rispondere alle esigenze di un pubblico sempre più consapevole. L’esempio delle gestioni di Paestum e Caserta ne sono la testimonianza.

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