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Cilento

Il Cilento e Diano, si preparano per festeggiare Sant’Elia. Ecco la storia e le tradizioni: le “ffocare” e il “cinto”

Domani, 20 luglio, si celebra Sant’Elia profeta, patrono di Piano Vetrale, Santa Barbara e Buonabitacolo

Concepita Sica
19/07/2025 9:30 PM
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Sant Elia

Domani, 20 luglio, si celebra Sant’Elia profeta, patrono di Piano Vetrale, Santa Barbara e Buonabitacolo. Il suo culto è ampiamente diffuso in molte regioni del Sud Italia, dove la sua figura è venerata con profonda devozione.

Sant’Elia è invocato come potente protettore contro il fuoco e la siccità, considerato il guardiano delle calamità naturali e il custode delle risorse agricole. Le celebrazioni in suo onore prevedono solenni processioni e riti religiosi, con la partecipazione dell’intera comunità che si raccoglie per rendere omaggio al Santo e chiedere la sua intercessione per la protezione delle coltivazioni e delle abitazioni.

Sant’Elia: la sua storia

«E sorse Elia profeta, come un fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola» (Sir 48,1). Così il libro del Siracide descrive una delle figure più straordinarie dell’Antico Testamento.

Elia è un profeta d’azione (diverso dai profeti scrittori come Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele, i cui testi sono inclusi nella Bibbia), e rappresenta l’emblema stesso della profezia. Il termine “profeta” deriva dal greco “profétes”, che significa “colui che parla davanti a o al posto di”: davanti a Dio per il popolo, davanti al popolo per Dio.

È il paladino del monoteismo. La sua missione è richiamare il popolo d’Israele alla fedeltà verso l’unico vero Dio e spingerlo ad abbandonare i culti idolatrici.

Del profeta Elia, il cui nome “El-Ja” significa “Dio è Jahvè”, si conoscono poche ma significative notizie biografiche. Nacque a Thesbe (da cui il soprannome “tisbita”), località situata a est del fiume Giordano, nella regione di Galaad, intorno al 960 a.C., durante il regno di Acab.

Elia è l’uomo scelto da Dio per contrastare la diffusione dell’idolatria tra gli israeliti. È animato da uno zelo ardente per la gloria divina, come lui stesso afferma (cf. 1Re 19,10). Questo zelo si manifesta nell’intensità delle sue parole e delle sue azioni.

Il re Acab aveva sposato Gezabele, una bellissima donna fenicia, figlia del re di Sidone, della quale era profondamente innamorato. Inizialmente, ella introdusse il culto del dio Baal per devozione personale, ma col tempo diffuse i riti fenici tra il popolo, convincendo persino il marito a costruire un tempio a Baal in Samaria e a imporre il nuovo culto ai sudditi. Israele intraprese così un pericoloso cammino sincretistico, mescolando la fede dei padri con culti stranieri.

In questo contesto critico, Elia irrompe come voce profetica per salvaguardare la fede in Dio. Annuncia ad Acab tre anni di siccità: «Per la vita del Signore, Dio d’Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io» (1Re 17,1). Un messaggio che colpisce al cuore la figura di Baal, considerato dio della fertilità e della vegetazione.

Elia, uomo di profonda fede, lancia una sfida decisiva ai profeti di Baal sul Monte Carmelo. Vengono preparati due giovenchi su due cataste di legna, senza accendere il fuoco. Elia propone: «Voi invocherete il nome del vostro dio ed io invocherò il nome del Signore. Il dio che risponderà col fuoco è Dio!» (1Re 18).

I profeti di Baal invocano il loro dio dal mattino fino a mezzogiorno, «ma non vi fu voce, né chi rispondesse» (1Re 18,26). Elia, verso mezzogiorno, li deride, suggerendo che la divinità sia occupata, in viaggio o addormentata (cf. 1Re 18,27). Poi prepara l’altare con dodici pietre, rappresentanti le tribù d’Israele, dispone la legna e il giovenco, e ordina di versare acqua sulla vittima per tre volte.

Infine prega: «Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo» (1Re 18,36). Subito il fuoco del Signore scende dal cielo e consuma l’olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l’acqua versata. Il popolo, stupito, si prostra esclamando: «Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!» (1Re 18,39).

Dopo questo evento prodigioso, Elia è in pericolo: la regina Gezabele vuole ucciderlo. Elia fugge fino al monte Oreb (noto anche come Sinai), dove incontra Dio non nel vento impetuoso, né nel terremoto o nel fuoco, ma «nel sussurro di una brezza leggera» (1Re 19,12). Infine, mentre è con Eliseo sulle rive del Giordano, viene rapito in cielo su un carro di fuoco trainato da cavalli di fuoco (2Re 2,1). Eliseo, raccogliendo il suo mantello, riceve lo spirito profetico.

Sant’Elia a Piano Vetrale: le “ffocare” e il “cinto”
“Supplicando a te ricorro, Sant’Elia come figlio, dammi dopo questo esilio, la felice eternità“.

Le celebrazioni

La festa del 20 luglio è preceduta da una novena. In passato, la chiesa era gremita di fedeli, e il profumo e la luce dei ceri accesi creavano un’atmosfera di intensa commozione.

La sera della vigilia è dedicata ai solenni Vespri. Fino a qualche decennio fa, l’evento più atteso era lo spettacolo delle “ffocare”: lungo il crinale della collina dietro Piano Vetrale venivano preparati mucchi di legna, distanziati tra loro, che al calar del buio venivano accesi, illuminando la collina e rendendola visibile anche dai paesi vicini e dalla costa. Questa tradizione è andata via via perdendosi, anche per motivi di sicurezza.

Un’altra tradizione significativa, non legata direttamente alla festa ma al culto di Sant’Elia, è quella del “Cinto”.

Il Santo è invocato in tempi di siccità. Quando la mancanza di pioggia si prolungava, mettendo a rischio il lavoro agricolo, si organizzava il “cinto” per chiedere l’intervento di Sant’Elia. Gli abitanti, mossi da profonda fede, scioglievano candele in un calderone, immergevano fili di lino nella cera e li facevano asciugare sollevandoli con mazze di canna, percorrendo le vie del paese. Una volta asciutti, si recavano alla chiesa di Sant’Elia e, girando tre volte intorno all’edificio, avvolgevano il filo attorno alle mura, pregando e cantando per invocare la pioggia. Secondo alcuni racconti, la pioggia arrivava puntualmente subito dopo il rito.

(Per le notizie sulle “ffocare” e il “cinto” si veda Rosa Sica, “Memorie Cilentane”).

Sant’Elia, invocato nei momenti di calamità come terremoti, guerre ed epidemie, ascolti le preghiere di chi si rivolge a lui con fede e stenda la sua protezione su tutto il mondo.

Buona festa a tutti e auguri di buon onomastico a chi porta il nome del Santo!

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