La sanità pubblica, spesso al centro di dibattiti e promesse, si scontra quotidianamente con la realtà dei fatti vissuta dai cittadini. L’ultima denuncia arriva dal presidio ospedaliero San Luca di Vallo della Lucania, dove una famiglia ha vissuto un’esperienza che definire disagevole è riduttivo.
Ventisette ore di attesa e incertezza
Tutto ha inizio martedì 7 luglio, quando un anziano viene trasportato dal 118 presso il pronto soccorso di Vallo della Lucania in seguito a forti giramenti di testa e un malessere generale. È l’inizio di un calvario che durerà quasi un giorno intero. Il figlio, che ha accompagnato il padre, riferisce di aver atteso notizie fino alle 2:30 di mercoledì mattina, in un clima di comprensibile preoccupazione. A seguito dei primi accertamenti, viene indicata la necessità di una consulenza neurologica.
Il blocco nei corridoi: mancano i portantini
La mattinata di mercoledì non porta però il sollievo sperato. Nonostante la visita specialistica fosse programmata per le ore 9:00, giunto il mezzogiorno, il paziente risulta ancora in attesa, bloccato su una barella in corridoio. La motivazione fornita dal personale medico responsabile appare surreale: l’assenza di personale addetto al trasporto (portantini) per accompagnare l’anziano nel reparto di neurologia.
La decisione drastica dei familiari
Dopo oltre venti ore trascorse in corsia, “senza che al paziente venisse garantito un pasto o la possibilità di idratarsi adeguatamente”, i figli hanno preso una decisione drastica quanto amara: firmare le dimissioni volontarie. La consapevolezza che la situazione rischiasse di degenerare ha spinto la famiglia a optare per la via privata.
Il racconto si chiude con un dettaglio emblematico dell’inefficienza riscontrata: l’anziano è stato trasportato a casa con ancora l’ago della flebo inserito nel braccio, rendendo necessario l’intervento, a spese proprie, di un’infermiera esterna per la rimozione del presidio medico.
Questa vicenda solleva interrogativi urgenti sull’organizzazione interna della struttura e sulla gestione delle emergenze, in un territorio dove il diritto alla salute dovrebbe essere garantito con ben altra dignità e sollecitudine. Purtroppo la carenza di medici e altro personale mette al collasso le strutture.
