Il 24 dicembre 1944 nasceva a Celle di Bulgheria, nel cuore del Cilento, una delle figure più autorevoli del panorama scientifico internazionale: Salvatore Venuta. Biologo, oncologo e accademico di rara lungimiranza, Venuta ha saputo coniugare l’eccellenza della ricerca medica con una straordinaria capacità gestionale, lasciando un segno indelebile non solo nella sua terra d’origine, ma nell’intero Mezzogiorno.
Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia conseguita a Napoli nel 1968, la sua carriera prese rapidamente il volo verso le vette della comunità scientifica. I suoi esordi lo videro collaborare con l’Istituto Superiore di Sanità, dove ebbe il privilegio di lavorare nella sezione di Neurochirurgia diretta dal Premio Nobel Rita Levi-Montalcini. Questo imprinting di altissimo profilo lo guidò successivamente verso esperienze internazionali, in particolare negli Stati Uniti, dove ottenne un Ph.D. in Biologia Molecolare presso la University of California, Berkeley.
La visione accademica: la nascita dell’Università “Magna Græcia”
Nonostante i successi oltreoceano e le prestigiose cattedre ricoperte, Salvatore Venuta non ha mai dimenticato le sue radici, scegliendo di investire le proprie competenze per lo sviluppo del Sud Italia. La sua opera più imponente resta senza dubbio la fondazione dell’Università degli Studi “Magna Græcia” di Catanzaro, istituzione che ha guidato come Rettore con fermezza e passione fino alla sua scomparsa.
La sua missione non era semplicemente didattica, ma strutturale. Venuta fu infatti il principale artefice del Campus Universitario di Germaneto, una cittadella della scienza e della salute sorta in un’area precedentemente incolta, oggi polo d’eccellenza che ospita il Policlinico Universitario “Mater Domini”. La sua determinazione permise di trasformare un’idea ambiziosa in una realtà concreta, capace di frenare l’emigrazione intellettuale e sanitaria della regione.
La ricerca oncologica e l’impegno umano
Come scienziato, il Professor Venuta ha dedicato gran parte dei suoi studi alla biologia molecolare e alla trasformazione dei fattori oncogeni. Le sue pubblicazioni sulle più prestigiose riviste internazionali e le collaborazioni con centri di ricerca esteri testimoniano un impegno costante nella lotta contro il cancro, affrontata con approcci terapeutici innovativi.
Tuttavia, oltre allo scienziato, emergeva sempre l’uomo di cultura, convinto che la bellezza e l’arte fossero elementi essenziali per la crescita dei giovani. Chi lo ha conosciuto ricorda il suo amore per la musica classica e l’archeologia, discipline che cercò di integrare nel percorso formativo degli studenti, convinto che la conoscenza specialistica dovesse essere sempre supportata da una solida base umanistica.
Il ricordo di un esempio per le nuove generazioni
Salvatore Venuta si è spento il 3 aprile 2007 proprio all’interno di quel Policlinico che aveva tanto sognato e costruito. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto profondo, ma la sua eredità continua a vivere nel Campus che oggi porta il suo nome. Il Cilento e l’intero Paese ricordano oggi un uomo che ha dimostrato come, con il merito e la dedizione, sia possibile generare progresso e speranza anche nei territori più difficili.
Le testimonianze di colleghi e istituzioni ne tratteggiano una figura che “amava la sua terra più di chiunque altro”, vedendo nel sapere non un privilegio per pochi, ma uno strumento di riscatto sociale e civile. La sua storia rimane un monito e uno stimolo per i giovani ricercatori che, seguendo le sue orme, scelgono ogni giorno la via del rigore scientifico e dell’impegno civile.
