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Capaccio, Marino continua con il suo programma elettorale

Ecco i progetti per il Capoluogo

Redazione Infocilento
26/02/2019 4:11 PM
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Pasquale Marino, candidato sindaco di Capaccio Paestum, continua a presentare punti del suo programma. Periodicamente un nuovo punto, questa volta si parla del Capoluogo.

Ecco le idee di Marino:

Per promuovere il rilancio e lo sviluppo del Capoluogo, si propone uno stralcio dello studio contenuto nella delibera di Consiglio Comunale, n° 41 del 28.04.2009, adottata durante il mio ultimo mandato 2007 – 2011.

Leggi anche:

Capaccio Paestum, lavori in corso sul territorio comunale, Paolino: “Ben 32 cantieri aperti”

Lo studio è articolato attraverso i seguenti punti:

1)               Il Capoluogo;

2)               Recupero del Centro Storico e Arredo Urbano;

3)               Attuazione del Piano di Recupero;

4)               Interventi specifici per rilanciare il ruolo turistico;

5)               Ruolo del Turismo e rilancio del Capoluogo;

6)               Il Turismo scelta strategica per il Capoluogo;

7)               Turismo Religioso;

8)               Il ruolo della cultura per il Capoluogo;

9)               Caputaquis città Medievale, importante patrimonio storico da  

           Recuperare;

10)                      Progetto Turismo, natura, storia e montagna.

Capaccio Capoluogo Città Della Memoria Storica

Prima di affrontare le problematiche che riguardano una nuova visione del rilancio del ruolo urbano del Capoluogo è opportuno esaminare le cause che ne hanno maggiormente influenzato il declino nel corso degli ultimi due secoli .

Per affrontare i problemi che riguardano le ipotesi di rilancio del ruolo socio – economico del Capoluogo nell’attuale contesto dello sviluppo del territorio comunale è opportuno fare un breve escursus sui principali avvenimenti  che caratterizzarono la nascita ed il declino del capoluogo .

Lo sviluppo economico di Capaccio avvenne intorno ai secoli XIII e XIV allorchè sorse il primo nucleo urbano di Monticello successivamente si svilupparono i casali di S. Pietro, Lauro e Monteoliveto .

Dal XVII al XVIII secolo il centro si estese diventando un vera città che assunse il ruolo di Capoluogo.

In quell’epoca il Comune era dominato dai notabili locali e dal Vescovado.

Capaccio, a partire dal tredicesimo secolo rivestì sempre un ruolo di indiscussa importanza sia per essere sede vescovile che sede di contea.

Oltre alla chiesa di S. Pietro, al convento dei frati minori, ai palazzi baronali, al capoluogo era stata realizzata la fontana dei tre delfini e la torre civica meglio conosciuta dell’orologio.

Al capoluogo erano ubicati oltre alla sede vescovile, gli uffici storici della Pretura, le carceri mandamentali, l’ufficio del registro e la Guardia di Finanza .

Dopo il trasferimento della storica diocesi e sede vescovile a Vallo della Lucania avvenuta nel corso dell ‘ 800 il Capoluogo si vede privato anche di altri uffici pubblici .

Questi eventi segnarono l’inizio del progressivo declino che avrebbe seguito il Capoluogo del Comune.

Nel corso dei decenni le Amministrazioni con iniziative varie tentarono di recuperare alcuni dei ruoli istituzionali persi .

In tal senso, a seguito di pubblica sottoscrizione, il Consiglio Comunale adottava la delibera consiliare n. 48,  in data 23 / 4 / 1923, relativa alla “ Istituzione della Diocesi Vescovile in Capaccio  “: alla seduta presieduta dal Sindaco- Presidente Longobardi Angelo- erano presenti i consiglieri : De Maria Manlio- Garofalo Francesco-Desiderio Vito- Sangiovanni

Antonio- Taddeo Enrico-Di Lascio Luigi-Paolino Gaetano- Nicodemo Michele-Santomauro Enrico-Greco Giuseppe. 

Purtroppo la meritoria iniziativa del Consiglio Comunale non trovò adesione da parte delle autorità ecclesiastiche.

Un preliminare esame statistico del decremento della popolazione del Capoluogo e dell’incremento di quella della piana a partire dal 1950 traduce in termini reali ciò che si stava verificando nell’intero territorio comunale.

Infatti, a partire dagli anni trenta del secolo scorso con la costituzione del Consorzio di Bonifica di Paestum, avvenuta nel 1926, si consentì di realizzare quelle opere idrauliche che risultarono fondamentali per il superamento, dopo oltre un millennio, dell’impaludamento della piana che era stato causa principale dell’abbandono della antica città di Paestum e della comparsa della malaria che rendeva invivibile la piana.

Altro evento di notevole importanza fu la realizzazione della diga sul Sele che con la creazione di un invaso di due milioni di metri cubi di acqua consentì di irrigare tutti i terreni nel frattempo redenti dalle paludi e restituiti alla coltivazione .

Fu questa la svolta epocale che aprì le porte al fenomeno del popolamento della piana ed al declino del Capoluogo.

L’altro evento che contribuì al processo di trasferimento di popolazione dal Capoluogo alla piana fu quello della Riforma Fondiaria e relativa colonizzazione dei latifondi che portò alla formazione di n. 307 poderi assegnati ad altrettante famiglie di contadini senza terra e a braccianti residenti prevalentemente al capoluogo .

Nei due grandi eventi della bonifica idraulica ed integrale e della creazione di una importante e diffusa maglia poderale risiede la causa fondamentale dello sviluppo urbano della Piana e del declino in termini di popolazione del Capoluogo .

Alla famiglie assegnatarie di un podere trasferitesi alla piana si unirono molti altri cittadini, artigiani, professionisti, commercianti, braccianti, operai in cerca di occasioni di lavoro.

E’ in conseguenza di ciò che, oltre  alla nascita dell’insediamento diffuso nelle campagne, si avviò la creazione di alcuni borghi per accogliere cittadini provenienti dal Capoluogo.

Lo spopolamento del Capoluogo ed il suo conseguente declino derivò fondamentalmente da fattori di ordine economico.

A ciò si aggiunse nello stesso periodo il trasferimento di tante famiglie di lavoratori del Capoluogo nelle aree industriali del nord e del centro Europa, in particolare in Germania.

Lo sviluppo demografico della Piana  trovò, inoltre, ulteriore incentivazione dal fenomeno di emigrazione di numerose famiglie provenienti dai paesi del Calore e dell’alto Cilento in cerca di lavoro e di attività economiche .

Ne consegue, così, lo spopolamento ed il progressivo declino del ruolo urbano ed economico del Capoluogo .

Anche l’artigianato ed il commercio fiorenti al Capoluogo fino alla metà del secolo scorso subirono un arretramento sia per le intervenute trasformazioni di natura economica che per il progressivo trasferimento alla piana di tante famiglie.

Il Capoluogo un tempo ricco per la presenza di qualificati artigiani : falegnami, sarti, barbieri, calzolai, fabbri, stagnini vede negli ultimi decenni man mano scemare questo suo importante patrimonio che ne aveva rappresentato elemento di occupazione e di reddito .

Di pari passo si verificò l’abbandono di molti fabbricati e la scomparsa della maggioranza delle botteghe artigiane che avevano dato lustro al Capoluogo.

Per dovere vanno ricordate le principali famiglie artigiane di falegnami, sarti, calzolai, pasticcieri: Taddeo, Forte, Pico, Petraglia, Maffeo, Buonora, Quaglia, Tafuri, Santomauro, Chiumiento, Petillo,  Puca, Sabia, De  Rosa, Maffeo, Garofalo, Maio, Fraiese, Merola, Voria, Marandino, Gregorio, Franco, Bavoso, Di Fiore, Carola e Nicodemo, e quelle dedite ai trasporti : Vecchio, Marino, Castaldo, Gorga, Desiderio, Franco, Sapere, Meola, Di Filippo e Capo che ebbero un importante ruolo economico nella società locale e provinciale.

Gli effetti negativi del declino economico determinarono l’abbandono della struttura urbana ed il progressivo deterioramento del suo importante patrimonio immobiliare che ne aveva caratterizzato il suo ruolo di Città Capoluogo .

La centralità del Capoluogo nello sviluppo complessivo del territorio comunale deve rappresentare il punto di partenza per una strategia mirata al suo rilancio in funzione di volano dello sviluppo del territorio comunale.

Oggi più che nel passato si pone realisticamente il problema di rivitalizzare il ruolo del Capoluogo in quanto ne sussistono tutte le condizioni.

Si tratta di fare scelte di politica urbanistica capaci di superare gli aspetti negativi che ne avevano caratterizzato la crisi e l’inevitabile declino.

Il primo obiettivo al quale lavorare è compiere un’opera di recupero del patrimonio immobiliare esistente per evitare l’ulteriore degrado e renderlo fruibile per la residenza e per lo svolgimento di attività economiche.

Il poter disporre del centro urbano riordinandone e migliorandone le infrastrutture esistenti per renderle fruibili costituisce una delle prime ipotesi di recupero che il Comune deve affrontare consensualmente con i cittadini che dovranno contribuire all’azione di risanamento del centro storico.

Il compito del Comune è di facilitare, innanzitutto ai proprietari di immobili, di realizzare i necessari recuperi attraverso lo strumento del Piano di Recupero .

Un primo piano di recupero venne approvato dal Consiglio Comunale con delibera n. 164 del 15/4/1982 ed era finalizzato, principalmente, agli interventi previsti dalla Legge 14/5/1981 n. 219 sul terremoto .

Successivamente, è stato approvato il nuovo Piano di Recupero dal Consiglio Comunale, con delibera n. 59 del 24/9/2003,

I termini della questione “ Città Capoluogo “, oggi si presentano con maggiore evidenza e realismo in quanto le stesse condizioni di sviluppo della piana e delle varie tipologie turistiche creano possibilità di effettiva complementarietà tra lo sviluppo della fascia costiera e sviluppo del Capoluogo che con il suo patrimonio urbano- paesistico e culturale può assumere un ruolo importante anche per nuove tipologie turistiche che potrebbe accogliere.

Ma prima di trattare nello specifico le tipologie turistiche del capoluogo vanno prioritariamente affrontati i problemi che riguardano gli aspetti di natura infrastrutturale sui quali occorre intervenire al più presto.

Questi aspetti interessano la natura stessa del centro storico, la sua attuale conformazione e gli interventi di recupero che devono essere promossi dall’ Amministrazione .

Le infrastrutture del Capoluogo devono essere funzionali al suo rilancio di centro urbano in funzione di ruolo di città del turismo e della residenza.

Per poter dare risposte idonee allo sviluppo dell’economia del Capoluogo devono essere, in un programma pluriennale di breve medio e lungo periodo, assicurati, prioritariamente, i seguenti interventi:

recupero del centro storico con  realizzazione dell’arredo urbano;

attuazione delle previsioni del piano di recupero;

finalizzare  interventi per facilitare l’esaltazione del ruolo residenziale e turistico;

PUC e ruolo turistico  – residenziale del Capoluogo ( residenziale, tempo libero e sport)

ridefinizione della viabilità interna e di quelle di accesso e uscita dal Capoluogo;

realizzazione del polo scolastico;

incentivazione del ruolo culturale;

interventi di edilizia sociale per incentivare il ripopolamento ;

collegare le aree collinari col centro storico e con l’area di Cannito in funzione sportiva produttiva e del tempo libero;

piani di insediamenti produttivi per facilitare lo sviluppo di attività artigianali ed economiche.

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