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Antiquarium di Agropoli riaperto, Pesce: «non cali il silenzio sul furto di reperti»

Tra interrogazioni parlamentari e silenzi amministrativi, resta il mistero dell'anfora etrusca e dei beni trafugati senza scasso all'Antiquarium di Agropoli

Di:
Ernesto Rocco
Di:Ernesto Rocco
Inizia l'attività giornalistica nel 2003, collaborando con il mensile "Il Cilento Nuovo". Successivamente diventa addetto stampa dell'U.S.Agropoli 1921, ruolo che manterrà fino al 2013 e che...
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Pubblicato il: 11/02/2026
Aggiornato il: 11/02/2026
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Raffaele Pesce

La riapertura dell’Antiquarium di Agropoli, avvenuta a dicembre dopo anni di oblio, doveva segnare il riscatto culturale della città. Tuttavia, dietro le vetrine appena illuminate, resta aperta una ferita profonda: il furto di almeno dodici reperti archeologici di inestimabile valore. Una vicenda che il consigliere comunale di minoranza, Raffaele Pesce, continua a denunciare con forza, parlando apertamente di un “furto con chiave” avvenuto nel silenzio delle istituzioni.

Tra i pezzi trafugati figura un’anfora etrusca del VI-V secolo a.C., simbolo degli antichi scambi commerciali tra le popolazioni indigene e gli etruschi di Pontecagnano. “Il danno morale, storico, archeologico è gravissimo”, ha dichiarato Pesce, sottolineando come la sparizione di questi oggetti rappresenti una perdita incalcolabile per l’identità del territorio.

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La battaglia per la verità

Il consigliere ha ricostruito un iter investigativo personale durato mesi, fatto di interrogazioni e silenzi amministrativi. Secondo quanto riportato da Pesce, per avere notizie certe del furto è stato necessario un pressing costante durato quasi un anno.

“Per avere notizie del furto (senza scasso ma con chiave) ho dovuto proporre, nel corso di circa otto mesi di silenzio, numerose interrogazioni, richieste, fino ad arrivare a una diffida ed un esposto.”

Nonostante la prima interrogazione risalga all’ottobre 2022, la denuncia formale e i primi controlli sarebbero scattati con colpevole ritardo. “Dal 5 ottobre 2022 sono passati oltre tre anni di silenzio… o parole vuote come le rassicurazioni del sindaco in ben tre consigli”, attacca il consigliere.

Sicurezza e responsabilità

Un punto centrale della denuncia riguarda la totale assenza di sistemi di protezione nel palazzo che ospitava i reperti. Pesce evidenzia come la struttura fosse vulnerabile proprio mentre venivano eseguiti dei lavori di manutenzione.

“L’antiquarium era sprovvisto di guardiania, di telecamere, di allarme, benché il palazzo fosse oggetto di lavori. La denuncia, tardiva, del furto, ‘furto con chiave’, sporta dal funzionario, ad oggi non ha dato risultati.”

Oltre alla responsabilità materiale del furto, il consigliere solleva dubbi sulla gestione interna dell’ente, chiedendosi perché non siano stati avviati procedimenti disciplinari o segnalazioni alla Corte dei Conti per danno patrimoniale.

Un caso che arriva in Parlamento

La vicenda ha ormai superato i confini comunali, approdando a Roma grazie a un’interrogazione parlamentare presentata dall’onorevole Pino Bicchielli. Mentre l’Antiquarium accoglie nuovamente i visitatori, il consigliere Pesce assicura che non abbasserà la guardia.

“Sulla valutazione delle scelte, dei tempi e sulle omissioni e sulle omertà (gravi quanto il furto) confido negli inquirenti, ma resto vigile. Non finirò mai di occuparmi di questa vicenda.”

Resta ora da capire se le indagini riusciranno a fare luce su chi avesse accesso a quelle chiavi e se il patrimonio sottratto alla comunità potrà mai tornare al suo posto.

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