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Elezioni 2019 a Capaccio Paestum: indagini su presunti accordi tra ex sindaco Franco Alfieri e clan

Maxi-operazione della DIA nel Cilento. 10 arresti per scambio elettorale. Accuse anche di tentato omicidio ed estorsione

Redazione Infocilento
27/03/2025 10:04 AM
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Alfieri

Nella mattinata di oggi a Torchiara, Capaccio Paestum, Terni, Baronissi e Sulmona (AQ), la Sezione Operativa della Direzione Investigativa Antimafia di Salerno ha dato esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere ed agli arresti domiciliari a carico di 10 indagati, emessa dalla Sezione GIP-GUP del Tribunale di Salerno su richiesta della Procura della Repubblica-Direzione Distrettuale Antimafia.

I coinvolti, vario titolo, sono ritenuti responsabili dei delitti di scambio politico elettorale politico mafioso; tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso; estorsione aggravata dal metodo mafioso; detenzione, porto e cessione di armi da guerra e comuni da sparo e favoreggiamento personale.

Lo scambio elettorale politico mafioso

Per quanto riguarda l’ipotesi di scambio elettorale politico mafioso, le indagini (durate circa due anni (2022-2024), hanno avuto ad oggetto la ricostruzione dei rapporti intercorsi tra il sindaco dimissionario di Capaccio Paestum, Franco Alfieri, ed il pregiudicato capaccese Roberto Squecco, condannato in via definitiva per associazione per delinquere di tipo mafioso perché ritenuto esponente dell’ala imprenditoriale del clan Marandino operante in Capaccio Paestum, e la ex moglie dello Squecco, Stefania Nobili, consigliere comunale di Capaccio Paestum all’epoca dei fatti in contestazione.

Leggi anche:

Oggi l’addio a Maria Del Verme: il Cilento si stringe alla famiglia Alfieri. Anche De Luca a Torchiara

Le vicende oggetto di accertamento riguardano la candidatura a sindaco del Comune di Capaccio Paestum di Alfieri nella consultazione elettorale del giugno 2019. Il materiale investigativo raccolto ha consentito di contestare un patto elettorale politico mafioso fra Squecco, Nobili ed Alfieri avente ad oggetto la raccolta di voti in favore del politico in occasione delle competizioni elettorali amministrative del Comune di Capaccio del 2019 in cambio del mantenimento della struttura denominata Lido Kennedy, all’epoca già attinta da provvedimenti ablatori, nella disponibilità di Roberto Squecco, anche tramite prestanome.

Secondo quanto ritenuto nella ordinanza cautelare, Squecco, a seguito dell’inevitabile parziale abbattimento eseguito dall’amministrazione comunale di Capaccio Paestum del Lido Kennedy, abbattimento resosi necessario a causa di un evento naturale che lo aveva reso pericoloso per la pubblica incolumità, si determinò – ritenendo violato il patto siglato nel 2019 – a veicolare al Sindaco Alfieri esplicite minacce rivolte alla sua persona al fine di impedire l’abbattimento della struttura balneare, tramite Antonio Bernardi, appartenente alla polizia locale di Capaccio Paestum e Michele Pecora, dipendente dell’ufficio cimiteriale di Capaccio Paestum, persone vicine allo Squecco, le quali, a tal fine, avrebbero avvicinato Mariarosaria Picariello, assessore dimissionaria alle politiche sociali del citato comune.

La posizione di Mariarosaria Picariello e l’ipotesi di attentato a Franco Alfieri

Quest’ultima avrebbe riferito, secondo quanto emerso dalle intercettazioni e dai successivi riscontri, ad Alfieri i messaggi minatori dello Squecco. Successivamente, ad abbattimento del lido Kennedy avvenuto, quest’ultimo dato corso ad una serie di incontri con tre soggetti provenienti da Baronissi, Antonio Cosentino, Domenico De Cesare e Angelo Genovese. A costoro, lo Squecco avrebbe commissionato un attentato dinamitardo in danno del Sindaco Alfieri. L’attentato, studiato nei minimi particolari con sopralluoghi e studio delle mappe, non sarebbe stato portato a compimento per un mancato accordo con i baronissesi. A questi ultimi, sulla base delle intercettazioni, è stato contestato il possesso di esplosivi e di armi da guerra e comuni da sparo, tra le quali un Uzi ed un kalashnikov.

L’ipotesi di tentato omicidio

Nel corso delle investigazioni, sono stati raccolti indizi di colpevolezza ritenuti gravi dal GIP in ordine al reato di tentato omicidio perpetrato da De Cesare nei confronti del noto esponente del clan Genovese operante in Baronissi e zone limitrofe, Angelo Genovese, il cui movente sarebbe da ricercarsi in una tentata estorsione posta in essere da quest’ultimo nei riguardi del primo. Al consigliere dimissionario Mariarosaria Picariello è contestato il reato di favoreggiamento personale in quanto con le sue dichiarazioni mendaci ed omissive rese alla Polizia Giudiziaria delegata dalla Procura della Repubblica, avrebbero aiutato Squecco, Bernardi e Pecora ad eludere le indagini in corso.

I provvedimenti

Custodia in carcere

Squecco Roberto
Bernardi Antonio
De Cesare Domenico
De Cesare Vincenzo
Cosentino Antonio
Genovese Angelo

Arresti domiciliari

Alfieri Francesco
Picariello Mariarosaria
Nobili Stefania
Pecora Michele

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