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Cilento

Cannalonga in festa per il patrono San Toribio

La comunità di Cannalonga in festa per il santo patrono San Toribio, vivendo con grande trasporto il suo attaccamento e devozione al Santo

Concepita Sica
23/03/2022 8:00 PM
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San Turibio o Toribio Alfonso de Mogrovejo nasce il 16 novembre del 1538 a Mayorga De Campos, in provincia di León (Spagna); dal governatore de Mayorga Luigi Alfonso de Mogrovejo è da Anna Morán y Robledo. Studia diritto canonico dapprima a Valladolid e poi nella prestigiosa università di Salamanca.

La vita del Santo

Subito dopo la laurea gli viene conferito l’incarico di docenza e ottiene anche il primo post di consigliere. Essendosi guadagnato la fama di insigne giurista, nel febbraio del 1571 il re di Spagna Filippo II lo pone a capo del Tribunale dell’Inquisizione di Granada; distinguendosi per la sua grande moderazione e magnanimità.

Nel 1580 il re decide di inviare San Turibio in Perù, come vescovo di Ciudad de Los Reyes, che in seguito verrà denominata Lima, oggi capitale del Paese. San Turibio è ancora un laico, così in tempi record gli vengono conferiti tutti gli ordini fino all’episcopato. A maggio del 1581, all’età di 43 anni, egli arriva nella sua sede episcopale; dove subito inizia un’intensa attività missionaria alla quale si dedica energicamente, senza risparmiare fatiche né cedere alle tante difficoltà.

In 25 anni di episcopato San Turibio mette in atto la sua opera di grande riformatore della sua vasta diocesi di circa 450000 chilometri quadrati; che di visita interamente per tre volte. Organizza la Chiesa affidata alle sue cure in otto diocesi; indice dieci sinodi diocesani e tre provinciali; pubblica catechismi e libri di preghiere; istituisce centinaia di parrocchie.

Nel 1591 fonda il primo seminario di tutta l’America Latina per curare la formazione dei futuri sacerdoti, per sganciarli così dalla sudditanza dei Conquistadores e formali soprattutto mediante una vita esemplare. Così scrive il Santo in una lettera del 1598 indirizzata a Papa Clemente VIII: “Siano rese grazie a Dio, che tutto si fa solo per Lui e per edificare il prossimo, cercando di dare il buon esempio gli altri ed incoraggiarli a fare lo stesso”.

Dedica molte ore alla meditazione e alla preghiera, nella consapevolezza che la crescita spirituale di una persona è proporzionale al tempo dedicato alla preghiera.

Nonostante le innumerevoli difficoltà derivanti dalla vastità della sua diocesi, egli intraprende molti viaggi pastorali per essere il più vicino possibile al suo gregge; si reca persino sugli altipiani per raggiungere gli indios. Con grande spirito missionario conferisce i sacramenti del Battesimo e della Cresima a numerosi fedeli, tra i quali si annoverano anche alcuni Santi: San Martino di Porres, San Francesco Solano e Santa Rosa da Lima.

Per essere più vicino al suo popolo e poter parlare al popolo e ascoltare la voce della gente, denutrita ed umiliata, San Turibio studia le lingue parlate in quella terra, il quechua e l’aymara; poi obbliga tutti sacerdoti della sua diocesi a studiare le lingue locali.

L’amore verso il suo popolo è coniugato anche nelle tante opere di carità: come ad esempio quando in Perù dilaga la peste San Turibio è in prima linea a curare i malati, ai quali dona tutto ciò che possiede (vestiti, mobili e utensili domestici). Le autorità governative non sono molto entusiaste dell’opera di questo vescovo che oltretutto diserta tutte le cerimonie di corte. Il popolo invece adora il suo pastore che si rifiuta di viaggiare in portantina e cammina vicino alle sue pecorelle.

Durante una visita pastorale a Pacasmayo contrae una febbre che lo consuma nell’arco di un anno muore a Zaña, presso Lima, la sera del Giovedì Santo del 23 Marzo 1606.

Il culto

Il 2 luglio del 1679 San Turibio viene beatificato da papa Innocenzo XI; la canonizzazione avviene il 10 dicembre del 1726 ad opera di Benedetto XIII. Nel 1899 il Concilio plenario latino-americano riconosce il ruolo fondamentale di San Turibio nella guida della chiesa d’oltreoceano dichiarando “totius episcopatus americani luminare maius” (maggiore astro di tutto l’episcopato americano). Il 10 maggio 1983, con la lettera Apostolica “Sanctum Turibium”, Papa San Giovanni Paolo II proclama San Turibio patrono dei vescovi del Sud America.

La figura di San Turibio è tenuta in grande considerazione dai vescovi dell’America Latina, tanto che Papa Francesco fa coincidere la data dell’approvazione del nuovo “Direttorio per la catechesi”, redatto dal Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, proprio il 23 marzo (del 2020) memoria liturgica di san Turibio de Mogrovejo, per il forte impulso da lui dato all’evangelizzazione e alla catechesi.

In un incontro tenuto dal Santo Padre a Lima, il 21 gennaio 2018, con i vescovi peruviani, è lo stesso pontefice a spiegare la motivazione del suo costante riferimento al Santo Vescovo di Lima. Il Papa conduce una profonda riflessione sul Santo partendo da un quadro custodito in Vaticano che raffigura San Turibio come nuovo Mosè che attraversa una un grande fiume;: così San Turibio “ha saputo arrivare all’altra sponda” e raggiungere così i lontani e di dispersi, si è fatto “vescovo di strada, con le suole consumate dal camminare”, ha raggiunto anche “l’altra sponda culturale”, promuovendo l’inculturazione e parlando le lingue del posto; ha raggiunto “l’altra sponda” della denuncia sociale degli abusi e degli eccessi commessi contro il popolo.

La devozione a Cannalonga

Il legame di Cannalonga con il Santo d’oltreoceano risale alla seconda metà del XVII secolo, periodo al quale si riconduce il matrimonio di Maria Farao, figlia unica e discendente dei Farao, signori del feudo di Cannalonga e di altri quattro importanti feudi del territorio cilentano, con Toribio Mogrovejo, figlio di un generale spagnolo e nipote di San Turibio.

Toribio Mogrovejo nel tempo riesce ad elevare il feudo di Cannalonga a Ducato e a fregiarsi così del titolo nobiliare e poi a partire dal 1738 ottiene la sostituzione del culto di Sant’Onofrio; protettore di Cannalonga, con il culto in onore di suo zio San Turibio.

La comunità di Cannalonga vive da sempre con grande trasporto il suo attaccamento al Santo patrono; nella celebrazione della novena che precede la festa del 23 marzo e innalza canti con ferventi voci. La fede incrollabile nell’intercessione di San Turibio si legge anche nelle parole del canto che i fedeli di Cannalonga elevano in onore dell’amato patrono:

“Tu mille grazie splendide

riversa ai tuoi cultori

che al nome tuo fatidico

tributan alti onori.

Di Cannalonga al popolo

intorno a te festante

vogli sorrisi amabili

guidalo in ogni istante”.

Negli inni in onore del Santo sono ricordi episodi significativi della vita di San Turibio come l’episodio che lo vede attraversare un fiume con l’aiuto del Signore; richiamato anche dalle parole di Papa Francesco:

“Valoroso Eroe celeste,

tu che alle acque comandasti

ed un fiume allor varcasti

invocando il tuo Signor”.

Vengono richiamate altresì la sua infaticabile opera di pastore che percorre intrepido l’aspro territorio della sua diocesi pur di raggiungere i suoi fedeli:

“Sprezzi pericoli

sudori e stenti

sel porger celere

lor Sacramenti,

non curi inedia

per lo sentiero

non vuoi tu comodo

nel ministero”.

L’incanto della festa, che anima il cuore ed il ricordo dei fedeli, è solo rimandato. La gioia e l’armonia che si vivono nei solenni festeggiamenti del 23 marzo attendono solo la fine delle restrizioni pandemiche.

San Turibio guardi con amore i suoi figli che attendono con fede di poter nuovamente vivere con gioia e devozione la bellezza delle tradizioni di un tempo ed interceda con la sua paterna protezione per la pace!

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