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Agropoli, posidonia spiaggiata: “In passato si faceva a gara per averla”

Oggi la normativa non consente di adottare quella che è la più facile ed economica soluzione per disfarsi delle alghe"

Di:
Gennaro Maiorano
Di:Gennaro Maiorano
Laureato in ingegneria si occupa di giornalismo dal 2013. Appassionato del Cilento e della sua natura si occupa principalmente di tematiche legate all'ambiente.
Pubblicato il: 17/04/2021
Aggiornato il: 16/04/2021
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Posidonia spiaggiata Porto Agropoli

AGROPOLI. Come ogni anno, a ridosso della stagione estiva, si ripropone il problema della gestione della posidonia spiaggiata. Questa pianta marina, impropriamente chiamata alga, durante il periodo autunnale, a completamente di un ciclo naturale, muore e si adagia sul fondo. Con le correnti e il vento, in particolare quello di libeccio, finisce poi sugli arenili. Ed è qui che iniziano i problemi.

Le normative europee a cui si è adeguato il legislatore nazionale e regionale, limitano di molto le modalità di smaltimento. E’ possibile rigettare in mare le alghe presenti sul bagnasciuga, trasportale in discarica oppure ammassarle ai margini del litorale, ipotesi, quest’ultima, tristemente nota ad Agropoli.

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Non è possibile, invece, utilizzare la posidonia come fertilizzante per i terreni. Un paradosso se si pensa che molti agricoltori del territorio facevano a gara per accaparrarsela e utilizzarla nei loro campi come concime. Una scelta naturale ed economica avendo quale unico costo quello di trasporto.

Come ricorda un cittadino che conosce bene l’area portuale e in passato ha seguito anche amministrativamente la gestione della posidonia, ” c’era grande richiesta di alghe. Fino al 2013 queste venivano depositate a richiesta dei cittadini sulle colline”.

Paradossalmente ciò oggi non è possibile e così gli amministratori locali sono chiamati ad individuare soluzioni alternative. Una modifica di legge sarebbe certamente la soluzione più opportuna, ma anche quella che richiederebbe più tempo. Del resto la stessa normativa europea risalente al 2002 si basa su ricerche scientifiche contrastanti, e una revisione della legge sarebbe quanto mai opportuna.

Ma chi conosce bene il mare richiama gli enti locali anche ad un intervento più repentino di pulizia delle spiagge: “la posidonia – dice qualche marinaio – andrebbe rimossa già in primavera. Il ripascimento, specialmente nel periodo estivo, avviene a seguito delle rimozione delle alghe che si adagiano alla battigia. L’accumulo può arrivare anche a due metri di altezza formando una barriera che impedisce l’entrata della sabbia. Pertanto se le alghe vengono rimosse in primavera inoltrata la sabbia accumulatasi in acqua, in prossimità della riva, verrebbe trasportata sul litorale dalle ultime mareggiate, evitando di perdere metri preziosi di sabbia, come del resto è accaduto alla Marina”. Se la posidonia, invece, viene rimossa già in piena estate il rinfoltimento naturale del litorale non avviene.

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