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E’ Filomena Serrapede la donna Agropolese più conosciuta nel Mondo

La storia piena di sacrifici, di rinunce, di coraggio...di una donna agropolese emigrata, nel lontano 1924, negli Stati Uniti d'America.

Ernesto Apicella
07/03/2017 8:16 PM
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La storia piena di sacrifici, di rinunce, di coraggio…di una donna agropolese emigrata, nel lontano 1924, negli Stati Uniti d’America.

Tra il 1884 ed il 1930, la popolazione agropolese oscillava intorno alle cinquemila persone, di cui la metà viveva costantemente nelle campagne.  L’economia era prevalentemente agricola, seguita dalla pesca, dalla pastorizia e dal commercio. C’era una buona produzione di vino, olio e fichi che venivano in gran parte venduti in Italia ed all’Estero. Le pecore, le capre ed i maiali si allevavano per la produzione di carni e di latte. Per i lavori nei campi e per i trasporti, si utilizzavano asini, cavalli, buoi e bufali.

I rioni più importanti erano: Agropoli alta (N’goppa Aruopole), centro abitativo e sociale; la “Marina” (Abbascio ‘a Marina), polo dei trasporti marittimi e della pesca; c.so Garibaldi (‘U Cumune), il nuovo centro commerciale e turistico; la “Stazione”, snodo della mobilità cittadina e cilentana.

“N’goppa Aruopole” era il cuore pulsante di Agropoli. Nelle sue antiche mura si svolgeva la vita sociale, economica e religiosa degli agropolesi. C’erano negozi, taverne, un Sale e Tabacchi, due Farmacie, la Posta, tre Chiese e tutto ciò che potesse servire alle necessità primarie. Al canto del gallo, il borgo, come per incanto, si animava di mille persone che, per recarsi a lavoro, attraversavano l’antica porta e scendevano gli scaloni. Contadini, pescatori, operai della fornace, artigiani, commercianti, pronti ad affrontare una lunga, faticosa ed estenuante giornata lavorativa che terminava al calare del sole. Il ritorno a casa, un povero caldo pasto, il letto…che vita!!! Tra le antiche e strette viuzze, sotto gli archi medioevali, nelle povere e trascurate case, in pochi metri quadrati, convivevano: dolori e gioie; odi ed amori; miseria e nobiltà!!!

La “Marina”, dopo la prima guerra mondiale, conseguì una notevole crescita grazie all’incremento dei commerci marittimi ed alla nascita del  turismo balneare. Le crescenti esigenze commerciali, da e per il Cilento, trovarono nel porticciolo di Agropoli, una risposta adeguata di sviluppo.   Il miglioramento della flotta di barche da trasporto ed i lavori di riqualificazione, effettuati dall’Amministrazione Comunale, produssero uno sviluppo economico di cui beneficiarono tutti gli agropolesi. Allo stesso tempo, la spiaggia della “Marina”, divenne il centro per la nascita di “Agropoli Turistica”. Nacquero il Lido Savoia, il lido dell’O.N.D., l’Hotel Carola, l’Albergo del Sud, l’Hotel Poseidonia, il Bar Nazionale, il Bar Italia, etc..

“Aumentate le risorse, tolti i debiti, i nostri sforzi saranno rivolti al miglioramento economico del paese, questo rendendolo più possibilmente bello, ameno e tale che divenga una invidiabile stazione balneare della quale ha tutte le favorevoli condizioni. A tal fine si penserà alla riattivazione delle vie, a portare la ruota al paese vecchio; sventrare qualche luogo più angusto di esso; costruire strade che menino agli stabilimenti balneari, etc…”. Questo era il progetto di sviluppo per Agropoli, ipotizzato dall’allora Sindaco Francesco Di Sergio.

agropoli_storica

Ma, evidentemente, tutto questo fermento socio-economico non servì a migliorare la qualità di vita delle famiglie agropolesi che, in quegli anni, dovettero affrontare e combattere numerosi e tragici perigli. Infatti Agropoli soffrì: l’Epidemia Tifoidea del 1908; la Prima Guerra Mondiale (1915-1918); la “Spagnola” del 1918/19. Per cui molti cittadini agropolesi stremati ed impoveriti dai tragici eventi, diedero vita al più importante fenomeno di esodo migratorio che abbia mai interessato la storia di Agropoli. Infatti emigrarono, senza più tornare, dai 2500 ai 3000 agropolesi, di cui circa 1500 si stabilirono a N.Y.(USA).

In questo contesto storico-sociale-economico-sanitario, il 5 dicembre 1895 nacque Filomena Serrapede. Il padre era Gennaro Serrapede, di professione marinaio, nato ad Agropoli il 2 aprile 1867, da Sabato Serrapede e Filomena Ruocco. La madre si chiamava Emilia Pappalardo, nata ad Agropoli il 20 dicembre 1872, da Nicola Pappalardo e Teresa Patella. Gennaro ed Emilia si erano sposati il 23 febbraio 1895. Dal loro matrimonio erano nati sei figli: Filomena, Sabato (nato l’11 maggio 1900, morì a 102 anni a Cranford -New Jersey- dove era emigrato nel 1925), Italia (nata nel 1904), Luigi (nato nel 1908), Anna (nata nel 1909), Alfonso (nato nel 1913).              Gennaro, padre di Filomena, emigrò negli U.S.A. la prima volta il 16 febbraio 1909, con la nave Cretic della White Star Line; una seconda volta il 9 febbraio 1913, con la nave Canopi della White Star Line, via Boston.

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Filomena, da saggia donna agropolese, aveva imparato ad utilizzare in cucina quel poco che passava…“il convento”, grazie al suo lavoro da inserviente nel famoso Ristorante Carola, rinomato in tutta Italia per il suo menù a base di pesce. In cucina, Filomena era l’addetta alla preparazione dei sughetti di carne, di pesce e di verdure, ingredienti fondamentali per le specialità del Ristorante.   Il 28 luglio 1923, Filomena, dopo un lungo fidanzamento, si sposò con Giuseppe D’Agosto, nato ad Agropoli il 20 febbraio 1895, da Francesco D’Agosto e Raffaella Carnicelli. Giuseppe, il 29 marzo 1913, era emigrato negli USA, stabilendosi al n°83 di Baxter Street, nella “Little Italy” di Brooklyn. Il 27 marzo 1919, a seguito di un atto della pubblica autorità, fu naturalizzato cittadino statunitense. Filomena nel 1924, ad un anno dal matrimonio, emigrò con Giuseppe negli USA. La giovane coppia agropolese andò a vivere a Dyker Heights, un quartiere residenziale di Brooklyn, New York.

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Giuseppe lavorava come camionista presso il “New York City Department of Sanitation”. Con il passare degli anni migliorò notevolmente la sua posizione sociale e professionale, svolgendo altri lavori e mansioni, morì nel 1943. Filomena si occupava della casa e della famiglia. La coppia agropolese ebbe quattro figli: Raffaella (Lillian) sposata con un Dell’Amore, Franco, Emilia, Marta. I tempi erano duri, c’erano molti sacrifici da fare, la famigliola cresceva, ma Filomena sapeva come lottare e vincere. Gli anni passavano e quando la domenica si riuniva tutta la famiglia, i suoi figli ed i suoi nipoti, dopo avere gustato il pranzo, giuravano che Filomena fosse la migliore cuoca del mondo.

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Negli anni ’70, Frank Dell’Amore, nipote di Filomena, aprì un Ristorante-Pizzeria a Burlington nel Vermont, che volle chiamare “Filomena”. Nel 1985, Frank, visto il successo della salsa di pomodoro realizzata in base alla ricetta di nonna Filomena, decise di imbottigliarla e di commercializzarla. La produzione iniziò nel 1986 e Frank, in omaggio alla nonna, volle utilizzare per l’etichetta, una bellissima foto del 1914 che Filomena aveva spedito al suo Giuseppe, marinaio in guerra.

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Da allora il suo viso pulito, da giovane e bella agropolese, è ammirato in tutti i supermercati americani. Le salse Dell’Amore continuano a ricevere consensi dai consumatori e dai critici gastronomici. Infatti il 28 giugno 2016, il giornale “USA TODAY” ha assegnato alla “Premium Salsa  Marinara” Dell’Amore: “The Women’s Choice Award” con la menzione che “9 donne americane su 10 consigliano la salsa Dell’Amore”.   In questi giorni la famiglia Dell’Amore, per rinvigorire il suo affetto e la sua riconoscenza per nonna Filomena, ha inserito sul tappo dei barattoli di salsa, un’altra foto di Filomena, novantenne e bisnonna, che abbraccia il nipotino Turi.

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L’agropolese Filomena Serrapede morì a New York nel 1993, dov’era giunta in cerca di fortuna, nel lontano 1924. Vivere in America le ha consentito, anche se con tanti sacrifici, di godersi una bella famiglia della quale è stata una ottima moglie, una saggia madre e una splendida nonna, nonché di diventare, grazie alle sue specialità gastronomiche, l’agropolese più conosciuta nel mondo.

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