L’Aula Sofia del Tribunale di Vallo della Lucania ha ospitato nel pomeriggio di ieri un importante convegno dal titolo “Il procedimento di TSO dopo la Consulta”. L’incontro ha messo al centro del dibattito la rilevante novità introdotta dalla Corte Costituzionale con la sentenza del 2 ottobre 2026: chi viene sottoposto a un Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) in regime di degenza ospedaliera ha diritto per legge all’assistenza obbligatoria di un avvocato, sia esso di fiducia o nominato d’ufficio.
L’assistenza legale, di conseguenza, non rappresenta più una semplice facoltà, ma un vero e proprio obbligo che si attiva automaticamente durante la fase di convalida o di eventuale proroga del TSO da parte del Giudice Tutelare.
Le garanzie sulla libertà personale: l’intervento della Procura
«L’intervento della Corte Costituzionale è stato positivo ed era auspicabile — ha dichiarato il Procuratore della Repubblica di Vallo della Lucania, Francesco Rotondo —. È sempre fondamentale introdurre garanzie e strumenti di difesa nei contesti in cui viene limitata la libertà personale dei cittadini».
L’Avvocatura di Vallo della Lucania: «Centrale la tutela della dignità»
Piena condivisione è stata espressa anche dal Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Vallo della Lucania, Domenicantonio D’Alessandro: «La sentenza della Corte Costituzionale ribadisce la centralità del difensore e chiarisce che, in un momento estremamente complesso per l’individuo qual è il TSO, la figura di riferimento resta l’avvocato, chiamato a interpretare questo nuovo ruolo. Ad oggi — ha aggiunto D’Alessandro — non siamo ancora in grado di definire con certezza quale sarà lo spazio operativo riservato al legale e quali azioni concrete potrà intraprendere affinché la procedura si svolga regolarmente e, soprattutto, nel pieno rispetto della dignità della persona».
Il dibattito al Tribunale: sanitari, magistrati e politica a confronto
Soddisfazione per la riuscita dell’incontro è stata espressa dal Presidente della Camera Penale di Vallo della Lucania, Agostino Bellucci: «Si tratta di una sentenza dirompente, che fa seguito a una precedente pronuncia della Consulta — ha sottolineato Bellucci —. Siamo riusciti a riunire in tempo reale, attorno allo stesso tavolo, tutte le componenti coinvolte: da quella sanitaria a quella politico-amministrativa e giurisdizionale, per confrontarci su un tema di strettissima attualità».
