Il Comune di Trentinara consolida la propria vocazione di polo culturale nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Attraverso la delibera di giunta n. 24 del primo aprile 2026, l’amministrazione comunale ha ufficializzato un ambizioso progetto di valorizzazione territoriale che vedrà la luce prima della stagione estiva. L’iniziativa mira a rafforzare il legame tra l’identità locale e l’inestimabile patrimonio storico-naturalistico del borgo, trasformando lo spazio urbano in un palcoscenico per l’arte contemporanea di respiro internazionale.
Il Maestro Fernando Mangone e la poetica della luce
La realizzazione dell’opera è stata affidata al Maestro Fernando Mangone, artista di matrice espressionista noto a livello globale. Con un curriculum che vanta esposizioni in istituzioni prestigiose come il Metropolitan Museum of Art di New York e il MoMA di San Francisco, oltre che nelle principali capitali europee, Mangone porta a Trentinara una tecnica distintiva fondata sull’uso di colori fluorescenti e iridescenti. Le sue creazioni non sono semplici oggetti da osservare, ma installazioni capaci di vivere di luce propria, offrendo al fruitore un’esperienza visiva immersiva e totalizzante.
Da Kaos a Eros: un percorso teogonico nel “Borgo d’Amore”
L’intervento artistico si inserisce in un percorso identitario già avviato, che ha reso celebre Trentinara come il “Borgo d’Amore”. Se luoghi come la “Via dell’Amore” e la “Terrazza degli Innamorati” celebrano il sentimento umano attraverso la leggenda di Saul e Isabella, l’opera di Mangone, dal titolo “Le Origini – Teogonia Greca: da Kaos a Eros”, ne indaga le radici cosmiche. L’Eros rappresentato dal Maestro è la forza primordiale capace di ordinare il disordine iniziale. L’installazione prevede una struttura aperta all’orizzonte, definita da contorni su cui l’artista imprimerà le sue rappresentazioni, trasformando la notte in una dimensione surreale grazie ai pigmenti iridescenti.
Un dialogo tra mito, natura e territorio
L’opera funge da ponte concettuale tra la dimensione mitica e il paesaggio cilentano, creando un legame diretto con l’area archeologica di Paestum. Al centro del racconto teogonico emerge la figura di Gea, la Madre Terra, che diviene simbolo della sacralità e della tutela della natura. Il visitatore è invitato a un viaggio sensoriale che parte dalle divinità della Magna Grecia per culminare nell’abbraccio visivo con il panorama del Cilento. Come sottolineato nel progetto, l’installazione è un tentativo di trovare un ordine nel disordine, una ricerca di senso che si rifugia in una dimensione ultraterrena per stimolare la fantasia e la mente.








