Nel cuore pulsante del Cilento, dove il tempo sembra rallentare per lasciare spazio alla memoria, la comunità di Prignano Cilento rinnova il suo appuntamento con la storia e la devozione. Anche quest’anno, il lunedì in Albis trasforma Piazza Plebiscito in un palcoscenico a cielo aperto per l’“Opera dei Turchi”, una sacra rappresentazione che non è soltanto teatro, ma un rito identitario capace di fondere folklore, spiritualità e speranza.
L’evento, atteso con trepidazione dai residenti e da numerosi visitatori, mette in scena i miracoli attribuiti a San Nicola di Bari, patrono del borgo, celebrando il trionfo del bene sulle asperità del destino e sulla violenza degli oppressori.
Il miracolo di Diodato: il volo dell’angelo e la libertà ritrovata
Il primo atto della rappresentazione ci conduce in una terra lontana, dove il giovane Diodato, originario di Bari, vive il dramma della prigionia sotto il giogo dei saraceni. La scena, densa di pathos, mostra il ragazzo intento a servire i suoi aguzzini durante un banchetto. Nonostante le privazioni e le provocazioni del “Capoturco”, che lo esorta ad abiurare la propria fede, Diodato resta saldo nella sua devozione a San Nicola.
Il momento culminante, che tiene ogni anno il pubblico con il fiato sospeso, è l’intervento divino: un angelo, interpretato da un bambino che “vola” dal campanile della Chiesa Madre tramite una carrucola, strappa il giovane dalle catene. È in questo frangente che risuona la sfida del sovrano saraceno: “Ah, sciocco, sciocco! Se San Nicola fosse realmente un Santo miracoloso, verrebbe qui a liberarti dalla nostra schiavitù!”. La risposta del cielo non si fa attendere, trasformando lo scetticismo dei carnefici in ammutolito stupore.
L’oste malvagio e la resurrezione dei fanciulli
La seconda parte del dramma popolare sposta l’attenzione su un episodio oscuro della vita del Santo, ambientato in un’osteria gestita da un uomo senza scrupoli. La narrazione si fa cruda per sottolineare la potenza della giustizia divina: Nicola, allora Vescovo di Myra, scopre l’orribile segreto dell’oste, che serviva carne umana spacciandola per cibo prelibato.
Attraverso la preghiera e l’intercessione, il Santo opera la resurrezione di tre fanciulli, restituendo loro la vita e condannando il malvagio alla giusta punizione. La scena finale, con l’oste condannato al rogo, rappresenta per la comunità una vera e propria catarsi collettiva, un momento in cui il male viene simbolicamente esorcizzato e sconfitto dalla forza dello spirito.
Una tradizione tramandata dal cuore del popolo
Ciò che rende l’Opera dei Turchi un patrimonio inestimabile è la sua natura squisitamente popolare. Il testo della rappresentazione non è custodito in antichi manoscritti, ma viene tramandato oralmente di padre in figlio, conservando intatta l’autenticità di un linguaggio che parla direttamente all’anima del territorio. Non si tratta di una semplice finzione scenica, ma di un atto di devozione corale che vede l’intera comunità partecipare attivamente alla sua realizzazione.
In un’epoca di rapida digitalizzazione, Prignano Cilento sceglie dunque di restare ancorata alle proprie radici, dimostrando che la fede e la speranza sono valori senza tempo, capaci ancora oggi di unire le generazioni sotto il segno della tradizione. L’appuntamento con la processione di San Nicola è in programma alle 12; a seguire la rappresentazione.
