A Vallo della Lucania un muro, attraverso l’arte, diventerà presto un “ponte”. Ha preso il via questa mattina, sulla parete esterna dell’IIS “Cenni-Marconi”, la realizzazione del murale “Il Muro che diventa Ponte”, firmato dall’artista Morb. L’iniziativa rientra nel progetto “Propilei Mediterranei. Raccontare la Speranza”, promosso dall’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Antonio Sansone.
«Con l’avvio dei lavori prende forma un’opera dal forte valore simbolico, che sceglie l’arte come strumento di riflessione civile e culturale, capace di interrogare le coscienze e restituire alla comunità la possibilità di immaginare un futuro diverso – fanno sapere da Palazzo di Città –. Non si tratta soltanto di trasformare una parete scolastica attraverso il linguaggio della street art, ma di dare vita a uno spazio pubblico di pensiero, in cui la bellezza diventa occasione di confronto e la speranza si traduce in un gesto concreto».
L’opera d’arte ispirata a Magritte: Israele e Palestina divisi dai veli dell’odio
L’Amministrazione comunale ha spiegato nel dettaglio il soggetto dell’opera:
«Al centro del murale due figure si avvicinano in un gesto ispirato a Gli amanti di René Magritte, uno dei dipinti più enigmatici del Surrealismo. Nell’opera del maestro belga due persone si baciano attraverso veli che ne nascondono i volti. L’artista che realizzerà il murale raccoglie questa suggestione e la trasferisce nella contemporaneità, trasformando un’immagine intima in una potente riflessione collettiva. Le due figure portano i colori delle bandiere di Israele e Palestina. Il velo di Magritte assume così un significato nuovo: rappresenta le barriere dell’odio e della violenza che impediscono a due popoli di riconoscersi reciprocamente nella propria umanità.
L’artista trasferisce il gesto degli amanti dalla dimensione privata a quella della storia, trasformando l’impossibilità di vedersi in un interrogativo politico e morale: cosa accadrebbe se imparassimo finalmente a riconoscere l’altro? Alle spalle delle due figure il Mediterraneo appare segnato dal rosso del sangue. È il mare delle civiltà e degli incontri, ma anche delle guerre, delle migrazioni e delle vite spezzate: un Mediterraneo ferito che non può essere raccontato senza dolore, ma che non deve rinunciare alla propria vocazione di ponte tra popoli e culture.»
Il manifesto culturale: “Mi interrogo prima di credere. Come me esisti. Ora ti vedo”
L’opera non si limita a denunciare le ferite del presente, ma afferma la possibilità della speranza. Una speranza che non cancella le differenze, non semplifica i conflitti e non ignora le sofferenze, ma rifiuta di considerare l’odio un destino inevitabile.
A dare voce a questa visione sarà la scritta che accompagnerà il murale: “Mi interrogo prima di credere. Come me esisti. Ora ti vedo”. Tre affermazioni che diventano un vero e proprio manifesto culturale, etico e politico:
- «Mi interrogo prima di credere» rappresenta il coraggio del dubbio contro la rigidità delle convinzioni, la capacità di sottrarsi ai pregiudizi e alle verità imposte.
- «Come me esisti» segna il passaggio dall’io al noi. È il riconoscimento dell’altro non come minaccia o nemico, ma come essere umano dotato della stessa dignità, degli stessi diritti e dello stesso desiderio di vivere.
- «Ora ti vedo» costituisce la svolta decisiva, ovvero il superamento simbolico del velo di Magritte. Vedere non significa più soltanto osservare, ma riconoscere, comprendere e assumersi una responsabilità nei confronti dell’altro.
È in queste tre frasi che il muro comincia davvero a diventare un ponte: il dubbio apre la mente, il riconoscimento apre la coscienza e lo sguardo apre la strada all’incontro.
La scuola come luogo di dialogo: il valore sociale della street art a Vallo della Lucania
Infine, dall’Ente comunale arriva un commento sul valore educativo e sociale dell’intervento:
«La scelta di realizzare il murale sulla parete di una scuola assume un significato particolarmente importante. La scuola è il luogo in cui si impara a pensare prima di giudicare, a conoscere prima di temere, a confrontarsi prima di escludere. È qui che la cultura può diventare il primo, concreto esercizio di pace. In questo senso, l’arte di Morb si configura come un atto politico nel significato più alto del termine: non propaganda, non contrapposizione, ma assunzione di responsabilità verso la comunità e il futuro.Da oggi una parete scolastica comincia a trasformarsi in un luogo di riflessione condivisa, dove l’arte incontra l’educazione e la bellezza si fa coscienza civile. Perché la speranza non è l’attesa passiva di un mondo migliore, ma una scelta consapevole, un esercizio di responsabilità e un gesto che comincia nel momento in cui smettiamo di considerare l’altro invisibile.»
