Il tema dell’integrazione scolastica e della conoscenza della lingua italiana parte dalla scuola dell’infanzia e trova nella provincia di Salerno, con un focus particolare sul comune di Capaccio Paestum, uno dei punti di maggiore rilevanza a livello regionale. L’analisi dei dati ufficiali del Ministero dell’Istruzione e del Merito, aggiornati al 31 agosto 2025, mette in luce la presenza di alunni con cittadinanza non italiana e impone una riflessione sull’organizzazione della didattica e sulla gestione delle risorse sul territorio.
Il caso Capaccio Paestum e la mappa delle concentrazioni
Nella mappa della presenza straniera nelle scuole dell’infanzia statali del Salernitano, Capaccio Paestum registra l’indice di concentrazione più elevato. Nel plesso dell’infanzia di Precuiali, su un totale di 71 bambini iscritti, 38 hanno una cittadinanza non italiana, raggiungendo una percentuale del 53,52%.
Considerando l’intera popolazione scolastica di ogni ordine e grado, il comune di Capaccio Paestum conta 412 alunni stranieri, inserendosi tra i centri della provincia con il maggior numero di iscritti non italiani insieme a Battipaglia (932), Salerno (828), Sarno (520) ed Eboli (499).
Nel resto della provincia si segnalano altre realtà con percentuali significative nell’infanzia, come Polla-Cappuccini (46,34%) e il plesso San Giovanni Paolo II di San Marzano sul Sarno (42,48%). Sopra la soglia del 35% si attestano anche i plessi di San Pietro al Tanagro, Bellosguardo, Magliano Vetere, Perito-Ostigliano, Roscigno, Albanella, Battipaglia (Santa Lucia-Aversana) e Teggiano (Prato Perillo), seguiti da Picciola di Pontecagnano Faiano (33,33%) e Piaggine (31,82%).
I dati generali della provincia di Salerno
Il contesto provinciale salernitano presenta i valori più alti della Campania per quanto riguarda la scuola statale dell’infanzia. Su un totale di 20.064 bambini iscritti nei 405 plessi del territorio, 1.361 possiedono una cittadinanza non italiana.
L’incidenza media provinciale si attesta così al 6,78%, superando di quasi due punti percentuali la media regionale campana, ferma al 4,82%. Sono complessivamente 16 i plessi statali dell’infanzia in cui la presenza totale di bambini stranieri si aggira o supera la soglia del 30%. Va specificato che il dato ministeriale fa riferimento all’intero plesso scolastico e non alla composizione delle singole sezioni.
Quadro normativo e l’importanza dell’italiano L2
Garantire un percorso di integrazione efficace significa fornire agli studenti gli strumenti linguistici necessari per comprendere le lezioni e partecipare attivamente alla vita scolastica. In quest’ottica assume un ruolo centralissimo l’insegnamento dell’italiano come seconda lingua (L2), in particolare per i bambini neoarrivati.
Il quadro normativo italiano ha affrontato la questione già a partire dalla circolare ministeriale 205 del 26 luglio 1990, che ha individuato nell’educazione interculturale l’orizzonte della scuola italiana. Successivamente, la circolare numero 2 dell’8 gennaio 2010 ha introdotto un criterio guida, indicando che gli alunni non italiani non dovrebbero superare di norma il 30% degli iscritti per classe, favorendo una distribuzione equilibrata tra i vari istituti dello stesso bacino territoriale. Questa impostazione trova continuità nelle attuali direttive del ministro Giuseppe Valditara, finalizzate a evitare concentrazioni eccessive e a potenziare l’apprendimento della lingua.
Le sfide educative e le risorse per gli istituti
La priorità del sistema scolastico resta quella di favorire un ambiente inclusivo in cui la lingua rappresenti un ponte di connessione e non una barriera, prevenendo situazioni di svantaggio didattico
