L’Università di Salerno, attraverso il suo Centro ICT per i Beni Culturali, è stata tra i protagonisti del progetto di digitalizzazione dei Bronzi di Riace. L’iniziativa nasce e si sviluppa nell’ambito della collaborazione avviata con il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (MArRC).
Il MArRC è parte di Ecomic – Ecosistema digitale per la cultura, promosso dall’Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale – Digital Library del Ministero della Cultura, all’interno del PNRR.
Tecnologia laser e fotogrammetria per i “gemelli digitali”
Il lavoro ha riguardato il rilievo tridimensionale delle due statue tramite le più moderne tecnologie di laser scanning e fotogrammetria. I dati raccolti hanno permesso di creare due veri e propri “gemelli digitali” dei capolavori. Questi modelli saranno la base sia per attività di ricerca e manutenzione predittiva, sia per lo sviluppo di percorsi innovativi di digital storytelling.
Le attività sul campo sono state condotte dal personale del Centro ICT di Ateneo, che ha impiegato anche le tecnologie sviluppate dal gruppo di ricerca del Prof. Nicola Cappetti (Dipartimento di Ingegneria Industriale – DIIN, Dipartimento di Eccellenza).
Il team di ricerca UniSA e la sinergia con il MArRC
Le operazioni sono state coordinate, in stretta sinergia con il Museo, dal Direttore del Centro ICT, Prof. Francesco Colace, e dal Prof. Michele Scafuro del Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale (DISPAC). Il team di ricerca UniSA è stato composto da Angelo Lorusso, Domenico Santaniello, Giusy Strollo e Michele Pellegrino (recente vincitore della prestigiosa borsa Marie Curie).
Esprimendo un doveroso ringraziamento al Direttore del MArRC, Fabrizio Sudano, e a tutto lo staff del museo che ha supportato l’attività, il team di ricerca dell’Ateneo si è dichiarato entusiasta di un progetto che unisce storia, innovazione tecnologica e valorizzazione delle conoscenze.
Il commento del Rettore Virgilio D’Antonio
“Un lavoro importante, testimonianza di una forte sinergia interistituzionale e interdisciplinare – ha sottolineato il Rettore Virgilio D’Antonio – che si conferma tra i vettori principali del nostro modo di fare ricerca con lo scopo di promuovere il prezioso patrimonio dei beni culturali nazionali”.
