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Fonderie Pisano, rottura con la Regione: avviati 88 licenziamenti

Fonderie Pisano annuncia il licenziamento collettivo per 88 lavoratori dopo lo stop con la Regione Campania. Tensione sulla ripartenza dello stabilimento.

Di:
Ernesto Rocco
Pubblicato il: 02/11/2026
Aggiornato il: 02/11/2026
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Fonderie Pisano

Scontro aperto tra la proprietà delle Fonderie Pisano e la Regione Campania sul futuro dello stabilimento di Fratte. Al termine del tavolo istituzionale svoltosi a Salerno, l’amministratore delegato dell’azienda, Ciro Pisano, ha annunciato l’avvio formale delle procedure di licenziamento collettivo per i 88 dipendenti dell’impianto. La decisione arriva dopo il mancato accordo con i vertici regionali dell’Ambiente per la riattivazione parziale dell’attività produttiva.

I lavoratori si trovano privi di reddito dal 30 ottobre 2026, mentre l’impianto risulta fermo dallo scorso 25 marzo. Una paralisi operativa che ha già portato allo smantellamento dei cubilotti e all’eliminazione del relativo camino, nel tentativo di riconvertire il ciclo produttivo verso soluzioni a minore impatto ambientale.

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La posizione dell’azienda e il piano per il forno elettrico

Il confronto con il direttore generale del settore Ambiente della Regione Campania, Antonello Barretta, e la dirigente Giuseppina Sessa si inseriva nel solco delle indicazioni giunte dal Ministero delle Imprese per salvaguardare l’occupazione. La società aveva chiesto all’ente regionale di autorizzare immediatamente la sola prima fase della ripartenza, limitata all’uso di un singolo forno elettrico già presente nell’impianto.

Secondo quanto ricostruito dall’amministratore delegato Ciro Pisano, questa soluzione parziale avrebbe consentito il rientro al lavoro delle maestranze senza attendere i tempi della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per le fasi successive, stimati in oltre dodici mesi:

«L’incontro si è concluso con profonda amarezza. Abbiamo partecipato alla riunione su sollecitazione del Ministero delle Imprese, che durante un precedente confronto a Roma aveva invitato la società e la Regione Campania ad avviare un dialogo costruttivo per individuare soluzioni condivise a tutela degli attuali livelli occupazionali, pari a circa 88 posti di lavoro.»

«La risposta ricevuta è stata invece una chiusura totale: un rifiuto preventivo e privo di giustificazioni alla nostra richiesta di convocare una Conferenza dei Servizi che esprimesse una valutazione motivata limitatamente alla Fase 1, lasciando la possibilità di autorizzare successivamente gli altri due forni elettrici, previsti nelle Fasi 2 e 3, dopo eventuali procedure di VIA, la cui conclusione richiede oltre dodici mesi.»

«La proposta avrebbe consentito di conciliare la protezione della salute con la salvaguardia dei posti di lavoro, permettendo di riattivare in tempi rapidi la produzione e l’occupazione. Tuttavia, da parte dei rappresentanti regionali non abbiamo riscontrato alcuna disponibilità ad ascoltarla.»

«Abbiamo quindi chiesto alla Regione di individuare un percorso alternativo, ma ancora una volta, al di là di adempimenti burocratici e questioni formali, non è arrivata alcuna indicazione concreta per garantire una ripresa delle attività in condizioni di sicurezza e preservare i posti di lavoro. Mantenere lo stabilimento bloccato senza assumere decisioni non mette al riparo nessuno. Di conseguenza, l’avvio ormai inevitabile dei licenziamenti collettivi per gli 88 dipendenti salernitani, motivato dalla cessazione dell’attività, è riconducibile esclusivamente alla mancata azione della Regione.»

La replica della Regione Campania sul rispetto delle procedure

La risposta delle istituzioni regionali non si è fatta attendere. L’assessora all’Ambiente della Regione Campania, Claudia Pecoraro, ha respinto le accuse dell’azienda, precisando i contorni del confronto e ribadendo la necessità di muoversi nell’alveo della legalità e delle norme di tutela ambientale.

Secondo l’amministrazione regionale, l’azienda non avrebbe presentato una proposta progettuale nuova rispetto a quanto già esaminato in precedenza, rendendo impossibile concedere autorizzazioni in deroga.

«Sulla vicenda delle Fonderie Pisano è necessario chiarire quanto accaduto ed evitare ricostruzioni che non corrispondono all’esito del confronto. Nel corso del tavolo odierno, la proprietà non ha presentato alcun nuovo progetto ma ha ribadito la volontà di procedere con la soluzione già proposta, chiedendo di autorizzare la ripresa dell’attività attraverso l’utilizzo di un solo forno elettrico. La Regione, dunque, non ha bocciato alcuna nuova proposta, semplicemente perché non ne è stata presentata nessuna», dichiara l’assessora Pecoraro.

«Non è accettabile attribuire alla Regione responsabilità che non le appartengono. Le istituzioni hanno il dovere di agire nel rispetto della legge e delle procedure previste. La tutela dell’occupazione è una priorità ma non può diventare uno strumento di pressione sulle istituzioni né giustificare scorciatoie amministrative. Le responsabilità delle scelte aziendali restano in capo alla proprietà.»

«La Regione continuerà a fare la propria parte per garantire una prospettiva che tenga insieme lavoro, salute e sostenibilità ambientale, in piena condivisione con il presidente Roberto Fico. Lo farà con determinazione, ma sempre nel rispetto delle regole. Su una vicenda così delicata, i cittadini e i lavoratori meritano chiarezza e verità, non ricostruzioni fuorvianti», ha concluso l’esponente della giunta.

La vertenza rimane ad altissima tensione, con 88 famiglie salernitane in attesa di capire quali saranno i prossimi passaggi procedurali e se si riapriranno margini di dialogo tra le parti per evitare la chiusura definitiva del sito di Fratte.

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