Risale allo scorso giugno la condanna di primo grado emessa nei confronti del sindaco di Camerota, Mario Scarpitta, nell’ambito del procedimento giudiziario relativo alla gestione del sistema fognario e dei depuratori comunali. Nel corso della settimana sono state depositate le motivazioni ufficiali della sentenza da parte del Collegio penale del Tribunale di Vallo della Lucania.
L’inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania aveva originariamente ipotizzato reati legati a sversamenti illeciti nei corsi d’acqua e nelle aree marine del Cilento. Oltre al primo cittadino, il procedimento aveva coinvolto l’ex sindaco Antonio Romano, il responsabile dell’area tecnica comunale Alessandro Di Rosario e la tecnica Antonietta Corraggio (quest’ultima assolta con la formula “per non aver commesso il fatto”). All’esito del giudizio di primo grado, Scarpitta è stato condannato alla pena di un anno e otto mesi di reclusione, mentre agli altri due imputati è stata inflitta una condanna a un anno e sei mesi.
La questione della Legge Severino: nessun rischio sospensione
Nelle ore immediatamente successive alla pubblicazione delle motivazioni, nel dibattito pubblico locale si è discusso a lungo della possibile applicazione della Legge Severino e di una conseguente sospensione dalla carica amministrativa per il primo cittadino.
Tuttavia, un’attenta analisi del quadro normativo chiarisce la posizione istituzionale del sindaco. L’articolo 11 del decreto legislativo n. 235 del 2012 prevede la sospensione automatica dopo una condanna non definitiva esclusivamente per un elenco tassativo di delitti specifici, categoria in cui non rientrano le imputazioni contestate nel processo di Camerota.
Per quanto concerne le restanti fattispecie di delitti non colposi, la normativa richiede congiuntamente una pena inflitta non inferiore a due anni di reclusione e la conferma in appello della sentenza di primo grado per la medesima imputazione. Allo stato attuale, nessuna delle condizioni previste dalla legge risulta soddisfatta, escludendo pertanto qualsiasi ipotesi di sospensione immediata.
La replica della difesa: “Totalmente estraneo ai fatti contestati”
A seguito del deposito degli atti, il sindaco Mario Salvatore Scarpitta ha affidato a una nota ufficiale la propria posizione, ribadendo la massima fiducia nell’operato della giustizia e preannunciando il ricorso in appello.
“Sono state depositate da pochi giorni le motivazioni del dispositivo pronunciato lo scorso 25 giugno, dopo la proroga del termine inizialmente indicato richiesta dal Collegio”, dichiara Mario Salvatore Scarpitta. “Da alcuni giorni i miei legali sono già al lavoro sull’atto di appello. Affronteremo anche questo passaggio con rispetto per la magistratura e con piena fiducia che il giudizio di secondo grado possa ristabilire la verità dei fatti e dare il giusto rilievo alle evidenze emerse nel processo, fino alla totale esclusione di ogni mia responsabilità penale. Su una vicenda tanto seria è doveroso informare i cittadini con precisione, senza anticipare conseguenze che la legge non prevede. Dopo la mia elezione a primo cittadino di Camerota, la mia comunità ha sbloccato i lavori, terminato i depuratori e risolto le precedenti problematiche. Sono totalmente estraneo a quanto contestato e sono certo che il giudice di secondo grado porrà rimedio a quanto valutato dal Collegio penale di Vallo della Lucania”.
