Una complessa vicenda giudiziaria e familiare si è consumata ad Ascea, dove una giovane madre di 24 anni, da pochissimo sottoposta alla misura dei domiciliari, si è allontanata dalla propria abitazione lasciando incustodito il figlio di appena due anni. L’episodio ha fatto scattare l’intervento immediato dei carabinieri della Compagnia di Vallo della Lucania, allertati dal segnale di evasione inviato dal braccialetto elettronico applicato alla donna.
L’intervento dei carabinieri e il ritrovamento del piccolo
Al loro arrivo nel cortile della villetta, i militari si sono trovati di fronte a una situazione di potenziale pericolo. Il piccolo, svegliatosi nel lettino e non trovando nessuno in casa, si era incamminato in lacrime lungo le scale dell’abitazione, scalzo e visibilmente scosso dal pianto. Sia la porta di casa che il cancello esterno del complesso — dove vive anche la nonna materna in un appartamento sullo stesso piano — sono stati trovati aperti. Il bambino avrebbe potuto percorrere in totale autonomia i circa quaranta metri che separano l’ingresso dal cortile, esponendosi a gravi rischi.
I carabinieri hanno preso in braccio il piccolo e cercato di tranquillizzarlo. Una decina di minuti dopo l’inizio del loro intervento, la 24enne è rientrata a bordo di una berlina.
La ricostruzione dei tempi e l’ipotesi di evasione
Inizialmente la donna si è giustificata con le forze dell’ordine sostenendo di essersi assentata «solo dieci minuti» per acquistare un pacco di sigarette e di aver affidato il bimbo alla nonna. I riscontri del dispositivo elettronico di monitoraggio hanno tuttavia restituito una tempistica differente, registrando un’assenza protrattasi per circa due ore.
A fronte della ricostruzione dei fatti, la donna è stata arrestata con le accuse di evasione e abbandono di minore, mentre il bambino è stato momentaneamente affidato alla nonna.
Le dichiarazioni in aula e la decisione del giudice
Nel corso dell’udienza presso il Tribunale di Vallo della Lucania, la 24enne ha ammesso le proprie responsabilità. Il giudice Marianna D’Apria ha ricostruito la dinamica degli eventi, evidenziando come l’imputata si sia allontanata a poche ore dall’esecuzione della misura cautelare per un motivo ritenuto «futile» e per un intervallo temporale prolungato. Ciononostante, richiamando il principio di proporzionalità — che impone di calibrare e rivalutare costantemente le misure cautelari —, il giudice ha tenuto conto del pentimento espresso dalla donna e della primaria necessità di accudire il figlio.
Per queste ragioni, il Tribunale ha disposto una misura meno afflittiva rispetto alla custodia in carcere inizialmente prevista, consentendo alla 24enne di far ritorno a casa. Il giudice ha tuttavia rivolto un fermo monito alla giovane, precisando che «qualsiasi nuova evasione comporterà il ripristino della detenzione in cella».
