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Cilento

I cilentani e il mondo dell’arte in Argentina

La "casa d'arte di Vicente Cubelli & figli in Buenos Aires (1872 - 1912)

Gerardo Severino
24/10/2021 9:00 PM
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Che gli italiani emigrati in Argentina, così come negli altri Paesi del Continente Americano abbiano contribuito non poco all’elevazione culturale e artistica di quel Paese è notizia piuttosto nota, così come sono noti i nomi dei personaggi più famosi che in tali campi di sono particolarmente distinti. Almeno riguardo all’Argentina un importante contributo in tal senso è stato apportato dalle pubblicazioni dal titolo “Diccionario Biografico Italo-Argentino”, di Dionisio Petriella e Sara Sosa Miatello, edita nel 1976 e “Euroamericani. La popolazione di origine italiana in Argentina”, edita nel 1987 dalla Fondazione Giovanni Agnelli di Torino, le quali non potevano certamente analizzare nel dettaglio i singoli contributi offerti al mondo dell’arte in Argentina dai tantissimi italiani che raggiunsero quel Paese ancor prima dell’unificazione italiana del 1861.

In mancanza di un vero e proprio “Albo d’Oro” che possa ricordare veramente tutti è, quindi, impossibile conoscere le biografie complete di coloro che dalla Penisola italica portarono lungo le rive del Rio de la Plata le nobili tradizioni artistiche della nostra Patria. Eppure si trattò di un contributo incredibile, di elevata portata, un’opera che giovò non poco sia alla crescita morale che materiale che l’Argentina avrebbe salutato, anche sul piano artistico, proprio grazie alla fortissima emigrazione italiana, verificatasi all’indomani del 1870, come abbiamo già ricordato in un altro articolo pubblicato su questa stessa rivista.

Ebbene, fra i tantissimi artisti italiani che vissero e operarono in Argentina a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento non pochi furono quelli originari del nostro Cilento e dell’intera provincia di Salerno, come lo erano il pittore Louis Paolillo, di cui narreremo in futuro, e gli esponenti della celebre “Casa Cubelli”, nota a Buenos Aires per aver operato nel campo dell’arte orafa ed in quello in generale delle decorazioni su metallo, regalando alla capitale argentina anche non poche opere d’arte, rappresentate da medaglie, busti e statue fuse proprio nella sua officina, come approfondiremo a breve. La storia dei Cubelli trapiantati in Argentina parte da Cannalonga, allora piccolo villaggio dell’interno del Cilento, ove Don Vincenzo Cubelli (ex impiegato de Dazi Indiretti del Regno delle due Sicilie) svolgeva l’ingrato compito di esattore della famigerata “tassa sulla macinazione dei cereali” per conto di quel Comune.

L’esattore Cubelli aveva messo su famiglia in quel di Vallo della Lucania, città dalla quale era originario (era figlio di Onofrio Cubelli e Caterina Caruso) ed ove sul finire del 1860 era nato il primogenito – il vero protagonista di questa storia – al quale fu imposto il nome di Garibaldi, quasi certamente in omaggio al grande Generale che proprio in quel frangente era passato da quei luoghi con i suoi volontari per liberare Napoli dai Borboni. L’impopolarità che la “tassa sul macinato” aveva innescato in tutto il Paese non risparmiò affatto il Cilento, terra di per sé povera e abbandonata, soprattutto dopo l’unificazione del 1861, ove la produzione granicola era particolarmente modesta e spesso non soddisfacente al fabbisogno della popolazione, tenendo presente l’orografia del territorio che certamente non si prestava alle grandi semine.  Fu, molto probabilmente, questo il motivo scatenante che indusse Don Vincenzo Cubelli a tentare la via dell’emigrazione.

Lasciato dunque il Cilento, Vincenzo e la sua famiglia raggiunsero Buenos Aires attorno al 1871 – 1872, ma non oltre, evidenziando che fu proprio nel 1872 che nella capitale porteña fu aperta la prima officina della futura  “Casa Cubelli”, allora piccolissimo laboratorio ove sarebbero stati realizzati oggetti artistici in oro, argento, argento nichelato e in altri metalli bronzati. Lo “Stabilimento Cubelli”, presso il quale avrebbero lavorato anche i giovanissimi figli del fondatore, Garibaldi, Francesco e Casiolo, fu collocato nella centralissima e popolarissima calle Cangallo, al civico 451. A Buenos Aires, nel frattempo, raggiunsero Don Vincenzo anche altri esponenti della famiglia Cubelli, tra fratelli e cugini, alcuni dei quali, come Francisco, Gerardo, Juan e Nicolas aprirono delle sartorie e altre attività commerciali. Lo Stabilimento, grazie soprattutto alla celebrità derivata dalle sue realizzazioni artistiche, soprattutto per la parte orafa, crebbe sia in immagine che in fatturato e attività, tanto è vero che nel giro di alcuni decenni si specializzò anche nella realizzazione di medaglie, statue e busti in bronzo, collaborando così con i più bravi scultori argentini dell’epoca, ma anche e soprattutto nell’arte della doratura e galvanizzazione dei metalli.

L’eredità dell’anziano Don Vicente Cubelli fu raccolta proprio da Garibaldi, il figlio maggiore, il quale trasformò l’azienda di famiglia in una vera e propria impresa industriale, la quale, anche grazie alla pubblicità che acquistò sui quotidiani e riviste argentine, avrebbe innovato non poco sia l’arte orafa che quella della produzione di medaglie, targhe, bronzi artistici, ecc.

La “Casa Cubelli e Hijos”, trasferitasi nei più spaziosi locali dei civici 1322 e 1324, sempre in calle Cangallo, ebbe, quindi, modo di partecipare a varie esposizioni nazionali, come ad esempio a quelle che di tennero a Buenos Aires nel 1882 e nel 1898, aggiudicandosi non pochi premi e riconoscimenti da parte della critica. L’orafo Garibaldi Cubelli divenne, a quel punto, uno dei personaggi più in vista della Comunità italiana stanziata in Buenos Aires e lo fu al punto tale da essere eletto anche Presidente della rinomata società “Patria e Lavoro”, fondata da italiani il 17 febbraio del 1878. Fece, quindi, parte di altre famosissime società quali “Unione e Benevolenza”, “Operai Italiani”, “Sociadad Fraternal”, “Unione Obrera”, “Associazione Italiana di Mutualità e Istruzione” ed altre ancora, distinguendosi per il notevole apporto che diede alla nobile causa filantropica, soccorrendo non pochi immigrati, così come i tanti bisognosi che vivevano nella capitale argentina. Non solo, ma Garibaldi Cubelli, dopo aver ceduto l’azienda di famiglia, si sarebbe dedicato anima e corpo alla filantropia e alle questioni comunque legate alla Colonia italiana di Buenos Aires, tanto che nel corso della “Grande Guerra” lo troviamo persino membro della “Commissione viveri e vestiario”, la quale si proponeva di aiutare i combattenti italo-argentini partiti per l’Europa in aiuto della Madrepatria.

Tornando a parlare della gloriosa “Casa d’arte Cubelli” che così tanto prestigio aveva conferito ai Cilentani emigrati in Argentina ricordiamo che essa fu ceduta nel 1912 a tale Manuel Tognetti, il quale non disdegnò affatto la pubblicità, ricordando di essere il “successore” della c.d. “Antigua Casa Cubelli”, come conferma la rivista “El Hogar” in un suo numero del 1913. Anni dopo, l’Azienda passò più volte di mano. Nel 1922 risulta gestita da Don Lorenzo Miegeville, mentre nel 1942 da tale Alberto Garcia, con indirizzo in calle Cangallo, civico 1379. La “Casa” viene pubblicizzata dal noto “Almanacco Kraft” sino al 1965, a quasi un secolo dalla sua fondazione. Di Garibaldi Cubelli e dei suoi fratelli non disponiamo purtroppo di altre informazioni.

Possiamo solo dire che i loro figli continuarono a vivere in Argentina, occupandosi di varie attività, progredendo sempre socialmente, come nel caso di Garibaldi Cubelli junior, che nel dicembre del 1919, a soli 23 anni, laureato in farmacia, acquistò in calle Generale Mitre, 613 la celebre “Farmacia Inglesa”, sin lì appartenuta al dottor Atilio Comin, anche lui di origini italiane. Dei Cubelli vi ancora oggi traccia negli stessi elenchi telefonici di Buenos Aires, mentre un giovanissimo Tomás Cubelli ci risulta essere un celebre rugbista porteño, mediano di mischia della Western Force.

Di questa grande famiglia cilentana rimangono, tuttavia, le testimonianze vive della loro sublime arte, molte delle quali raccolte nei musei e nelle collezioni private sparse nella stessa capitale .porteña, prima fra tutte l’Academia Nacional de la Historia.

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