Oggi è 2 novembre, giorno in cui tradizionalmente si commemorano i defunti. Nel passato la morte era un evento avvolto da un profondo senso di mistero e terrore, come si evince da una filastrocca tradizionale:
“Quando la Morte si metteva in cammino, con una falce in mano andava mietendo: sceglieva un giovane di grande valore: Giovane mio, con me dovrai venire!”. Il giovane, triste e spaventato, rispondeva: “Cara Morte, lasciami in pace! Ho ancora fratelli belli, prendine uno di loro e lasciami. Ho anche figli piccoli, prendine uno e lasciami!”. La Morte ribatteva: “Non voglio né i tuoi figli né i tuoi fratelli, ma te che hai il mio libro dedicato”. Il giovane replicava: “Mi farò fare un altro libro, farò guardia notte e giorno”. La Morte rispondeva: “Io passerò sotto la fessura della porta, ti prenderò e ti farò morire”. E così accadeva; dopo tre giorni, il giovane si ammalava: vedeva la Morte e si sedeva al suo fianco.
Ogni sera veniva invocata la protezione dei santi: “Al capo del mio letto ci sei Tu, Signore Dio. Al mio fianco c’è la Madonna. Ai piedi c’è l’Angelo Gabriele. Alla porta c’è il Nostro Angelo. Sulla via c’è la Vergine Maria. Aiutatemi, anima mia, fino al momento della mia morte”. Così come al momento della nascita il primo pensiero era rivolto all’anima, così nella morte l’ultima attenzione era dedicata allo spirito.
La preparazione della salma
La finestra veniva aperta per permettere all’anima di volare liberamente verso il cielo. Successivamente, il corpo del defunto veniva preparato: indossava i suoi abiti migliori, scarpe nuove e una camicia perfettamente stirata. Era fondamentale che non portasse oggetti di metallo, motivo per cui orecchini, anelli e persino il ferro delle coroncine del rosario attorno alle mani venivano rimossi. Le donne sposate indossavano il loro grembiule, mentre agli uomini veniva messo un cappello nero e ai ragazzi un berretto.
Se qualcuno dimenticava di inserire questi tre capi d’abbigliamento nella bara, si credeva che il defunto sarebbe apparso in sogno ai familiari per richiederli, con conseguenze spesso tragiche. Le campane del paese suonavano un rintocco funebre non appena avveniva il decesso: due colpi separati per le donne e tre colpi per gli uomini.
La camera ardente e l’ultimo saluto
La camera ardente veniva allestita dai familiari con l’aiuto di amici e vicini. In passato il corpo veniva adagiato dapprima su un tavolo, poi sul letto e infine posto nella bara aperta. Amici e parenti si recavano in casa per l’ultimo saluto. Le donne recitavano il rosario, mentre fiori come gigli, garofani, margherite e rose venivano disposti accanto al corpo. Il defunto rimaneva nell’abitazione per ventiquattro ore o per due notti se il decesso avveniva durante la notte o al crepuscolo.
Il trasporto del corpo e il corteo funebre
Il trasporto della salma poteva avvenire secondo diverse modalità: in passato il defunto veniva posato su una tavola, con il volto coperto da un velo nero, e portato a braccia o sulle spalle. In alternativa, veniva trasportato all’interno di una bara, sempre a braccia e con il volto velato. Una donna seguiva la processione portando il coperchio della bara, che veniva poi chiusa e trasportata a braccia. Il corteo funebre si snodava lungo le vie principali del paese fino alla chiesa, dove il sacerdote celebrava la messa in suffragio dell’anima del defunto.
I riti del lutto dopo la morte
Dopo la scomparsa di un caro, per otto giorni i familiari rimanevano chiusi in casa, mentre parenti e amici si occupavano della preparazione dei pasti. Nei tre anni successivi era vietato cucinare in casa pasta, carne o pesce, sia nei giorni feriali che in quelli festivi; era consentito unicamente consumare cibi portati da parenti o vicini. Le donne vestivano a lutto con abiti neri, mentre gli uomini portavano una fascia nera al braccio.
In caso di morte di un genitore, il lutto durava da tre a cinque anni; per la perdita del coniuge, il periodo variava da cinque a sette anni. La scomparsa di un figlio comportava un periodo di lutto di almeno cinque anni per i genitori, mentre per un fratello o una sorella era previsto un lutto di tre anni. Durante questo arco di tempo era severamente vietato partecipare a feste o celebrazioni liete.
Se in famiglia era già stato programmato un matrimonio, le nozze non potevano svolgersi prima di sei mesi o un anno dal decesso. Le vedove e i vedovi che decidevano di risposarsi cessavano il lutto, mentre le vedove che mantenevano l’abito nero per tutta la vita godevano di profonda ammirazione per la loro dedizione alla memoria del defunto. Infine, se un figlio nasceva dopo la morte di un parente, gli veniva imposto il nome del genitore scomparso.
