Bastano un tono autorevole, una divisa (vera o presunta) e qualche parola ben scelta per aprire la porta di casa a due sconosciuti. È quanto accaduto nel primo pomeriggio in un’abitazione del centro cilentano di Orria, dove due individui, spacciandosi per Carabinieri, hanno messo a segno un furto che ha fruttato loro diverse migliaia di euro in preziosi.
Il copione della truffa
La tecnica utilizzata rientra in uno schema purtroppo collaudato e sempre più diffuso in tutta Italia: i malviventi si presentano come forze dell’ordine, inventano un pretesto plausibile — in questo caso un controllo legato a un furto d’auto avvenuto nel Salernitano — e chiedono di verificare documenti o oggetti di valore “per escludere che siano refurtiva”. Una volta guadagnata la fiducia delle vittime e l’accesso all’abitazione, il resto è questione di minuti: distrazione, sottrazione dei beni e fuga immediata, prima che i proprietari possano rendersi conto dell’inganno.
Un fenomeno in crescita nel Cilento
Episodi simili non sono nuovi nell’entroterra cilentano, dove nei mesi scorsi diverse segnalazioni analoghe hanno riguardato soprattutto persone anziane, considerate bersagli più vulnerabili proprio per il rispetto istintivo che ripongono nelle divise. Le forze dell’ordine ricordano periodicamente alcune regole basilari di prudenza: i veri Carabinieri, in caso di controllo, esibiscono sempre un tesserino di riconoscimento e non chiedono mai di maneggiare direttamente oggetti di valore; in caso di dubbio, è sempre possibile telefonare al numero unico 112 per verificare l’autenticità dell’intervento prima di far entrare chiunque in casa.
Indagini in corso
Sul posto sono intervenuti i militari dell’Arma, che stanno ora ricostruendo con esattezza la dinamica dei fatti. Al vaglio degli investigatori ci sono le immagini delle eventuali telecamere di videosorveglianza private e pubbliche presenti nella zona, che potrebbero aver ripreso i movimenti dei due responsabili o del veicolo utilizzato per allontanarsi dal paese. Non si esclude che la banda possa aver agito in altre zone della provincia con lo stesso modus operandi, un’ipotesi che gli inquirenti stanno valutando incrociando le denunce recenti.
L’appello alla comunità
Nelle piccole realtà come Orria, dove i rapporti di vicinato sono ancora stretti, un episodio del genere lascia il segno. Non tanto per il valore economico del bottino, quanto per la sensazione di vulnerabilità che si insinua tra chi, fino a ieri, si sentiva al sicuro anche a porte aperte. Proprio per questo, cresce l’invito da parte delle autorità locali a segnalare tempestivamente ogni comportamento sospetto e a diffidare di chi si presenta senza preavviso qualificandosi come pubblico ufficiale, anche quando il racconto sembra credibile.
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