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Roccadaspide: il record di Luca Ferruzzi: l’atleta paralimpico che ha sconfitto la burocrazia

La straordinaria storia di Luca Ferruzzi: da Roccadaspide ai vertici dell'atletica paralimpica, vincendo contro la burocrazia grazie a sport, musica e territorio

Redazione Infocilento
06/06/2026 12:50 PM
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Luca Ferrazzi

Ci sono luoghi in cui la geografia sembra farsi destino, confini invisibili che vorrebbero condannare la provincia a un’eterna marginalità. E poi ci sono uomini che quei confini li frantumano, non con la violenza, ma con il tempo scandito di una percussione o il passo leggero e potente di una corsa. Quella di Luca Ferruzzi — musicista, docente e atleta paralimpico — non è semplicemente una cronaca di successi sportivi. È un diario intimo dell’anima, una traiettoria esistenziale condensata tra il gennaio del 2022 e la primavera di questo 2026, capace di raccontare la durezza dello sport d’élite, i labirinti asfittici della burocrazia italiana e la bellezza salvifica di una comunità che decide di non voltarsi dall’altra parte.

Tutto ha inizio in una giornata gelida, il 26 gennaio 2022. Luca avverte dentro di sé quel genere di irrequietezza che tormenta solo chi ha un appuntamento con il proprio talento. Si reca al Centro di preparazione paralimpica di Roma. Sulla pista, i tecnici lo osservano: il verdetto è eccellente, il potenziale è immenso. Ma l’impatto con la realtà istituzionale è un muro di gomma.

Le protesi sportive di ultima generazione non sono mutuabili dal Sistema Sanitario Nazionale, e i fondi del Comitato Italiano Paralimpico sono congelati, stretti nella morsa dell’emergenza Covid-19. Il prezzo per poter correre, per poter semplicemente esercitare un proprio diritto al movimento, è di 15.000 euro. Una cifra enorme, un fossato apparentemente insormontabile che rischia di spegnere un sogno sul nascere.

Il miracolo istituzionale di Roccadaspide

Ma la storia decide di deviare dal suo corso naturale e trova un approdo a Roccadaspide, nella stanza del sindaco. Quella che in molti altri luoghi sarebbe rimasta una pur generosa colletta locale, qui si trasforma — per un’illuminata intuizione politica e amministrativa — in un progetto istituzionale. I funzionari e i responsabili dell’ufficio del Piano di Zona S7, l’ambito Sociale locale non si limitano a scrollare le spalle davanti ai regolamenti; studiano, cercano, si appassionano. Intercettano un bando della Regione Campania dedicato all’inclusione e alla disabilità.

Il risultato va ben oltre le aspettative: un finanziamento complessivo di 100.000 euro. Soldi veri, tramutati in voucher per sostenere lo sport per i disabili del territorio, per abbattere le barriere architettoniche negli impianti esistenti e, in quella preziosa e residuale quota finale, i famosi 15.000 euro per la protesi di Luca.

È lo stesso Ferruzzi a scriverlo nelle sue memorie, con una frase che punge come un aforisma: «La solidarietà si fa classe pericolosa». È il manifesto di un’unione sacra tra la determinazione del singolo e l’efficienza ostinata di servitori dello Stato che decidono di piegare i farraginosi ingranaggi burocratici alla dignità umana.

La materia, la carne, la memoria

Tuttavia, avere i fondi non significa avere la corsa. Il viaggio si rivela una salita ripida e solitaria. Scontratosi con la disparità di preparazione di molti tecnici ortopedici, Luca non si arrende. Per un intero anno si trasforma in uno studente di chimica e fisica applicata ai materiali protesici; analizza leghe, studia i pesi, i coefficienti di flessione, la risposta elastica delle componenti modulari. Nel novembre del 2022 arriva una dolorosa bocciatura da parte di un’officina specializzata. È il momento più buio, quello in cui si è tentati di cedere.

In quel momento, Luca fa la scelta più antica e saggia: decide di tornare alle radici, in quell’officina ortopedica di Lecce che lo accudiva da bambino. Ed è lì, tra l’odore pungente della fibra di carbonio e il freddo metallico delle schede tecniche del titanio, che riaffiora un ricordo lontano.

È il 18 marzo 1997. Luca ha solo sette anni, ha paura dei camici bianchi, del dolore, del futuro. A prenderlo per mano quel giorno fu Veronica, una ragazza salentina amputata, che con la dolcezza dei giusti gli insegnò a camminare. Giugno 2023 segna la fine di quel calvario ingegneristico: la lama da corsa viene finalmente alla luce. Il titolare dell’officina lo guarda, commosso, e gli dice: «Eri già un campione, ora vedo un guerriero».

Il suono del successo tra musica e pista

Da quel momento, la vita di Luca accelera, muovendosi su due binari paralleli che si alimentano a vicenda: la musica e la pista. Mentre trascorre l’estate a sputare sangue e sudore sull’anello dell’atletica, ottiene la cattedra di ruolo come docente di Percussioni al prestigioso Convitto Nazionale “Agostino Nifo” di Sessa Aurunca. Lì trova una seconda famiglia, un nucleo di accoglienza intellettuale e umana guidato dal Rettore Giovanni Battista Abbate — uomo di rara cultura — e da sua moglie, la professoressa Lucia Galdieri.

Il culmine agonistico si materializza nel marzo del 2024, al World Para Athletics Grand Prix di Jesolo. Corsia numero 7. Il blocco di partenza che stringe i muscoli, lo sparo che squarcia l’aria e poi, d’improvviso, il silenzio. Quel silenzio strano che avvolge i velocisti, interrotto soltanto da un suono ritmico, ipnotico, quasi musicale: la lama in carbonio che morde la gomma della pista. Quando Luca rialza la testa, il tabellone decreta un monumentale secondo posto internazionale. Un argento che brilla d’oro, di riscatto, di fatica amministrativa e umana.

Ma un vero artista, così come un vero atleta, sa che il podio non è un punto d’arrivo, ma una cassa di risonanza per fare del bene. Nel novembre del 2024, insieme alla professoressa Galdieri e agli studenti del Liceo Artistico di Cascano, Luca si presta a diventare il volto e il corpo di un cortometraggio sull’inclusione. Le riprese vengono girate nella cornice solenne, quasi cinematografica, di Campo Imperatore, sul Gran Sasso, dove il bianco della neve e l’immensità dello spazio diventano la tela perfetta per raccontare che nessun limite è assoluto.

Restituire il testimone alla comunità

L’autunno del 2025 apre l’ultimo, maturo capitolo di questa parabola. Luca Ferruzzi capisce che non gli basta più essere l’interprete del proprio riscatto; vuole farsi formatore, dare agli altri gli strumenti che lui ha dovuto strappare con le unghie. Sacrificando i fine settimana e persino il giorno del suo compleanno, viaggia verso Roma per completare il percorso da tecnico istruttore paralimpico. Entra nei vertici del movimento nazionale, studia il modo di insegnare la velocità. Questo viaggio interiore gli permette anche di riannodare i fili strappati dal tempo, riconnettendosi con vecchi amici d’infanzia, colmando distanze che gli anni di battaglie avevano inevitabilmente amplificato.

Il diario si chiude con un’immagine di straordinaria intimità domestica. È una sera qualunque a casa del Rettore Abbate. Nell’aria risuonano le note delicate di Chopin e la struttura rigorosa di Bach. Sul tavolo, un piatto fumante di pasta e cavolfiore. Nessun riflettore, nessuna medaglia al collo, solo il calore umano di chi, dopo anni di trasferte, officine ortopediche, aule di tribunale e piste ventose, si sente, finalmente, a casa.

Le memorie di Luca Ferruzzi non sono un semplice inno all’eroismo solitario. Al contrario, sono una lezione magistrale di umiltà e collettività, condensata in un pensiero che l’atleta ha scolpito nelle sue pagine e che ogni lettore dovrebbe custodire:

“Alle Olimpiadi si creano gli eroi. Alle Paralimpiadi arrivano gli eroi. Ma sia in condizione di disabilità o no, da soli non si va da nessuna parte.”

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