Il Comitato 9 agosto di Agropoli torna a sollevare il caso delle apparecchiature mediche ferme all’interno del presidio ospedaliero cittadino. Al centro della protesta c’è il macchinario per la MOC, la Mineralometria Ossea Computerizzata, uno strumento diagnostico essenziale per individuare precocemente l’osteoporosi nella popolazione femminile post-menopausa. La denuncia di Gisella Botticchio punta il dito contro i ritardi nell’attivazione dei servizi sanitari territoriali, un problema che secondo i promotori dell’iniziativa penalizza gravemente i residenti costretti a rinunciare alle cure o a rivolgersi altrove.
Una strumentazione diagnostica ferma al palo
La MOC rappresenta un esame fondamentale per la prevenzione delle fratture da fragilità, come quelle del femore o i crolli vertebrali, particolarmente rischiosi con il progressivo invecchiamento della popolazione e il calo ormonale. Nonostante la presenza fisica dello strumento all’interno della struttura, l’apparecchio risulta inutilizzato. La cittadinanza chiede a gran voce l’avvio immediato delle prenotazioni per rispondere a una domanda di salute che sul territorio resta inevasa, aggravando le liste d’attesa generali.
Le criticità irrisolte tra reparti chiusi e macchinari inutilizzati
La polemica sollevata dalla presidente del comitato va oltre il singolo macchinario diagnostico e investe l’intera gestione delle risorse sanitarie locali. Tra le criticità evidenziate figurano la chiusura prolungata delle sale operatorie, attive solo in parte o bloccate da anni, e la mancata piena operatività dell’ospedale di comunità finanziato con fondi pubblici. Nella nota diffusa dai rappresentanti locali si fa riferimento anche a precedenti vicende simili, come quella del mammografo, inizialmente non utilizzato e successivamente destinato ad altre strutture della provincia di Salerno.
La presa di posizione dei cittadini
La mobilitazione guidata dal comitato punta a ottenere risposte certe dalle istituzioni sanitarie competenti per evitare lo spreco di risorse pubbliche e garantire il diritto alla salute dei cittadini.
“La situazione è sotto controllo. Siamo buoni ma non fessi”, dichiara Gisella Botticchio, alla guida del Comitato 9 agosto, sottolineando come la comunità chieda semplicemente che le apparecchiature acquistate con i fondi della collettività vengano messe realmente in funzione a beneficio del territorio.
