Gli agricoltori della Campania si preparano a fare sentire la propria voce nel cuore del capoluogo regionale per accendere i riflettori su una crisi economico-produttiva divenuta insostenibile. Giovedì 22 ottobre, la federazione regionale di Coldiretti promuove una manifestazione di protesta a Napoli, con il raduno dei manifestanti e dei trattori previsto in via Santa Lucia, proprio davanti al palazzo che ospita l’assessorato regionale all’Agricoltura. L’iniziativa punta a sollecitare interventi immediati e un piano straordinario di sostegno da parte delle istituzioni locali per salvare le imprese e salvaguardare la sovranità alimentare del territorio.
Le motivazioni della mobilitazione a Napoli
Migliaia di produttori provenienti da ogni provincia campana convergeranno su Napoli con i propri mezzi agricoli per denunciare le gravi difficoltà economiche che minacciano la tenuta delle aziende, la salute dei consumatori e il futuro delle filiere agroalimentari d’eccellenza. Tra le cause principali del disagio figurano l’aumento vertiginoso dei costi energetici, dei carburanti e dei fertilizzanti, oltre alle problematiche legate alla gestione delle risorse idriche. A questo scenario si aggiungono la drastica riduzione della liquidità disponibile e le crescenti difficoltà nell’accesso al credito per pianificare le normali campagne colturali.
In merito alle finalità della protesta, il presidente di Coldiretti Campania, Ettore Bellelli, ha dichiarato: “Scendiamo in piazza per chiedere alla Regione lo stato di crisi ed interventi urgenti a sostegno dell’intero settore. Gli agricoltori devono essere messi in condizione di continuare a produrre cibo sano per garantire il benessere di tutti”. Nel corso della mattinata, una delegazione di manifesanti chiederà un confronto diretto con l’assessore regionale all’Agricoltura, Maria Carmela Serluca, per presentare una piattaforma di proposte concrete.
I settori chiave in sofferenza e la filiera bufalina
I comparti maggiormente colpiti dall’impennata dei costi e dalla contrazione dei margini di guadagno sono l’ortofrutta, il settore vitivinicolo, la zootecnia, il florovivaismo e la pesca professionale. A pesare sull’intero comparto è anche la forte pressione esercitata dalla concorrenza dei prodotti esteri, venduti a prezzi inferiori al costo di produzione locale.
Particolarmente delicata risulta la situazione dei produttori di latte della filiera bufalina. Gli allevatori si trovano stretti tra due fuochi: da un lato il rincaro delle materie prime necessarie al sostentamento degli animali, dall’altro la decisione di diversi caseifici di recedere dai contratti di fornitura per spingere al ribasso il valore della materia prima impiegata nella produzione della Mozzarella di Bufala Campana Dop.
La tutela dell’olio extravergine e il contrasto alle speculazioni
Un capitolo centrale della mobilitazione riguarda il comparto olivicolo, penalizzato da speculazioni finanziarie, importazioni non tracciate e distorsioni delle dinamiche di mercato che abbattono i prezzi riconosciuti ai coltivatori. Per contrastare i fenomeni di contraffazione e il traffico illecito di olio e cagliate importate dall’estero, Coldiretti richiede un inasprimento delle verifiche sull’origine dei prodotti messi in commercio.
Tra le soluzioni operative indicate dall’associazione figura l’impiego di tecnologie investigative all’avanguardia per i controlli di filiera, tra cui la risonanza magnetica, la mappa genomica e la mappatura isotopica. L’adozione di questi strumenti innovativi è ritenuta indispensabile per garantire prezzi equi ai produttori, assicurare massima trasparenza ai consumatori e tutelare il patrimonio agroalimentare del Made in Italy.
