Un litro di benzina a un euro e novantanove centesimi, a fronte dei quasi due euro e venti proposti dagli altri marchi della concorrenza. Una differenza netta che spinge i cittadini a fare la fila per assicurarsi il pieno, offrendo un sollievo stimato fino a ottanta euro al mese per una famiglia con due automobili e fino a centosessanta euro mensili per i veicoli commerciali leggeri.
La situazione tra Cilento, Vallo di Diano e Salerno
Nel comprensorio del Cilento, Vallo di Diano e Alburni — da Agropoli a Villammare, fino ad Atena Lucana e Salerno — in tanti stanno scegliendo i distributori Eni per fare rifornimento. Tuttavia la situazione non è critica come in altre parti d’Italia: finora le lunghe code non si sono viste. Certamente l’affluenza è in netto aumento e a ciò si aggiunge un ridimensionamento degli accessi agli altri fornitori.
Crollo del fatturato e allarme tra gli operatori
Se gli automobilisti esultano, gli altri operatori del settore lanciano l’allarme. Nelle stazioni di servizio concorrenti, infatti, si registra già un crollo del fatturato che alcuni ritengono compreso tra il 25% e il 50%. I gestori denunciano una concorrenza insostenibile e parlano apertamente di rischio chiusura, puntando il dito contro le associazioni di categoria, ritenute incapaci di tutelare l’intero comparto.
Il ruolo delle pompe bianche e la misura del price cap
In questo contesto si inseriscono anche le “pompe bianche”, che riescono a garantire prezzi persino più bassi di Eni, come accade a Battipaglia lungo la Strada Statale 18. La misura del price cap, introdotta in via sperimentale per trenta giorni con la possibilità di una proroga fino alla fine dell’anno, apre dunque un fronte rovente nel mercato energetico. Intanto, anche il colosso azero Socar ha annunciato interventi simili sulla rete IP, mentre sul territorio cresce la preoccupazione di chi teme di non riuscire a reggere l’urto della concorrenza.
