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Capaccio Paestum, furti e vilipendio di tombe al cimitero: condannato a 5 anni il ladro seriale

Arriva la condanna in primo grado per i furti e il vilipendio di tombe nel cimitero di Capaccio Paestum. Antonio Simonetti condannato a 5 anni di reclusione.

Di: Alessandra Pazzanese
Pubblicato il: 14/06/2026
Aggiornato il: 14/06/2026
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Si chiude con una condanna in primo grado la vicenda dei furti e degli atti di vilipendio commessi all’interno del cimitero di Capaccio Paestum tra ottobre e novembre 2025.

Il Tribunale di Salerno, con rito abbreviato, ha condannato Antonio Simonetti a 5 anni di reclusione per i reati di vilipendio di tombe, furto aggravato e danneggiamento.

L’identificazione del responsabile tramite videosorveglianza

L’uomo, già sottoposto agli arresti domiciliari dallo scorso gennaio, era stato individuato quale autore di numerosi furti di oggetti ornamentali sottratti dalle cappelle funerarie del camposanto cittadino.Determinanti per le indagini furono le immagini estrapolate dal sistema di videosorveglianza installato nel cimitero di Capaccio Capoluogo, che consentirono ai Carabinieri di ricostruire gli episodi contestati.

I dettagli delle indagini e i reati contestati

L’indagine aveva portato, il 14 gennaio 2026, all’esecuzione da parte dei Carabinieri della Stazione di Capaccio Paestum di un’ordinanza applicativa degli arresti domiciliari emessa dal GIP del Tribunale di Salerno su richiesta della Procura della Repubblica.

Nei confronti dell’indagato erano stati ipotizzati i reati previsti dagli articoli 408, 624, 625 e 635 del Codice Penale, relativi rispettivamente a vilipendio delle tombe, furto aggravato e danneggiamento.

Secondo la ricostruzione accusatoria, condivisa nella fase cautelare dal giudice e successivamente confermata dalla sentenza di primo grado, Simonetti avrebbe agito in più occasioni all’interno del cimitero comunale, impossessandosi di oggetti ornamentali custoditi nelle cappelle funerarie, arrecando danni alle strutture e offendendo il sentimento di pietà verso i defunti.

La sentenza del Tribunale e il risarcimento danni

Nella sentenza, i giudici hanno riconosciuto la recidiva e la continuazione dei reati contestati. Oltre alla pena detentiva, l’imputato è stato condannato al pagamento di una multa di 1.400 euro, all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e al risarcimento dei danni in favore delle quattro parti civili costituite in giudizio, rappresentate dagli avvocati Carmine Sparano e Olga Voza. Disposto inoltre il dissequestro dei beni recuperati e la loro restituzione agli aventi diritto.

La sentenza rappresenta un importante punto fermo per una vicenda che aveva profondamente colpito la comunità di Capaccio Paestum, suscitando indignazione per gli episodi avvenuti in un luogo simbolo del ricordo e del rispetto verso i propri cari.

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